Mercoledì 12 Dicembre 2018

"Delitto e castigo" debutta al Teatro Alighieri fra l'attesa del pubblico e la protesta dei rosari

Martedì 13 Marzo 2018

"Credo e spero siano lontani i drammatici tempi in cui avvenne il rogo dei libri nel Terzo Reich. Non è pericoloso argomentare, ma cancellare i punti di vista" ha commentato Claudio Longhi di ERT

Claudio Longhi, Direttore di ERT Emilia Romagna Teatri - intervistato da Roberta Bezzi per Il Resto del Carlino cronaca di Ravenna - si dice in qualche modo stupito delle polemiche che accompagnano la rappresentazione di Delitto e castigo, in programma questa sera e domani sera - 13 e 14 marzo alle 21 - al Teatro Alighieri di Ravenna. Polemiche ad opera di associazioni ed esponenti cattolici, mentre il Popolo della Famiglia annuncia che stasera presso il teatro Alighieri di Ravenna si svolgerà una "manifestazione di dissenso verso lo spettacolo teatrale" definito "lesivo della dignità della fede cristiana".

I protestatari cattolici si ritroveranno alle ore 20.30 "per recitare il Santo Rosario di riparazione per le offese arrecate dai contenuti dello spettacolo. Si tratta naturalmente di una pacifica manifestazione alla quale aderiranno semplici fedeli e alcune sigle dell'Associazionismo Cattolico" si legge nella nota del PdF.

Ma torniamo al Direttore di ERT. Alla domanda se fosse pentito di avere prodotto lo spettacolo, Longhi risponde: "Assolutamente no, perchè è perfettamente in linea con la tradizione di ERT, che mira alla riflessione e al confronto fra diversi punti di vista. E, sempre, con uno sguardo alla scena internazionale."

Alla domanda sulle polemiche in merito al crocefisso asessuato incombente sul palco, Longhi risponde: "Premetto che non entro in merito alle questioni estetiche, scelte che possono piacere o meno, a seconda del gusto soggettivo" e aggiunge che "il crocefisso può essere letto in modo diametralmente opposto dagli spettatori: come testimonianza del principio religioso messo in discussione da un'umanità depravata oppure come un'ancora di salvezza."

Sulla simulazione di atti sessuali a carattere pornografico, Longhi taglia corto sul senso del pudore, un dibattito sempre aperto, e ricorda che "anche le opere di Flaubert e Wilde, benchè geniali, furono giudicate a lungo amorali e persino pornografiche."

Infine l'accusa più bruciante: quella di usare finanziamenti pubblici ERT per produzioni antireligiose. "Credo e spero siano lontani i drammatici tempi in cui avvenne il rogo dei libri nel Terzo Reich. Non è pericoloso argomentare, ma cancellare i punti di vista" conclude Longhi.

 

LO SPETTACOLO

Martedì 13 e mercoledì 14 marzo, alle ore 21, al Teatro Alighieri di Ravenna per la Stagione dei Teatri va in scena Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij per l'adattamento e la regia Konstantin Bogomolov (traduzione Emanuela Guercetti) con Anna Amadori, Marco Cacciola, Diana Höbel, Margherita Laterza, Leonardo Lidi, Paolo Musio, Renata Palminiello, Enzo Vetrano. È una produzione ERT Emilia Romagna Teatro. 

Quarant’anni, moscovita, Konstantin Bogomolov è autore della scena contemporanea russa che si caratterizza per uno stile irriverente e provocatorio. Non è nuovo ad adattamenti teatrali di Dostoevskij: I fratelli Karamazov e L’idiota sono suoi precedenti lavori. Anche in questo allestimento di Delitto e castigo Bogomolov si allontana dalle influenze formali di ambientazione russa per rileggere il testo in chiave contemporanea, ponendo l’accento sui punti dolenti della nostra spigolosa realtà. Il regista affronta l’opera allontanandosi dunque da tutto ciò che storicamente, religiosamente e politicamente l'adesione al testo originale comporterebbe.

Alla domanda: «Cosa significa portare in scena oggi un romanzo come Delitto e castigo?» Bogomolov risponde: «Significa innanzitutto cercare il modo di rapportarsi a un materiale fortemente arcaico. Scoprire come padroneggiare l'inattualità del tema trattato. Le domande che ci si poneva nel XIX secolo non sono più formulate oggi con lo stesso pungente impulso di trovare una risposta. Il dubbio se sia giusto o meno uccidere non è più un argomento così attuale; ciò probabilmente dipende dal modo in cui la nostra società si è evoluta e si sta evolvendo. È importante quindi riuscire a dare nuova linfa a queste domande, e nuova vita all'argomento che stiamo affrontando. Al tempo stesso però ho voluto rispettare la grande ironia che caratterizza le opere di Dostoevskij, anche se nel romanzo in questione è quasi assente. Bisogna ricordare, tra l'altro, che si è creata una vastissima mitologia a partire da questo romanzo: sono molte le interpretazioni che se ne sono fatte. In tal senso posso dire che il dialogo che noi intraprendiamo qui non è solo un dialogo con l'autore e con il romanzo, ma con la sua mitologia e con tutte le numerose versioni e differenti letture che gravitano attorno a Delitto e castigo».

Il testo dell’autore russo è stato completamente riadattato dallo stesso regista che attualizza la vicenda, a partire dal protagonista, Raskol'nikov che diventa sul palco un immigrato africano, privo di qualsiasi ideologia, che uccide una donna bianca e sua figlia. Attorno a questa figura e vicenda ruotano i vari personaggi, la sorella di Raskol'nikov che fa la governante in una famiglia molto agiata, una prostituta che tenta di convincere Raskol'nikov a farsi cristiano, mentre il pubblico ministero Porfirij Petrovic, malato di cancro, si innamora dello stesso Raskol'nikov. 

«Dopo lo scioglimento dell’unione sovietica – spiega ancora Bogomolov – è cambiato molto il punto di vista dei russi rispetto alla letteratura classica perché il contesto in cui viviamo è cambiato moltissimo. Ritengo che il mio sguardo sulla letteratura russa sia molto diverso da quello che può avere uno spettatore europeo. Sono convinto che bisogna accostarsi a Dostoesvkij con leggerezza, lui è stato un autore che non ha avuto paura di essere radicale, è stato un autore molto ironico, come per altro lo è stato Cechov. Lavorare su Dostoesvkij per me è una gioia e l’ho fatto assieme agli attori cercando di confrontarmi sul nostro tempo». 

 

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