Mercoledì 19 Settembre 2018

Processo Cagnoni. PM: la Chrysler Voyager vista presso la villa del delitto era quella dell'imputato

Sabato 14 Aprile 2018
Il Presidente della Corte

Nella quarta dichiarazione spontanea, Cagnoni parla di Don Desio e delle escort: il prete non gli piaceva e delle escort non aveva bisogno, dice

Don Desio? “Ne ebbi subito una pessima impressione, non foss’altro perché indossava i jeans ed un paio di Nike”. E poi: “Sono sempre stato fedele a Giulia fino all’agosto 2015. Poi quando il nostro rapporto è entrato in crisi sono cambiate tante cose”. Ieri, venerdì 13 aprile, ventiduesima udienza in Corte d’Assise a Ravenna del processo a Matteo Cagnoni, accusato del femminicidio della moglie Giulia Ballestri

 

L’imputato ha utilizzato la sua quarta dichiarazione spontanea concessagli dal Presidente della Corte per mettere “un po’ di ordine” in quella che lui definisce la “cappa di morbosità” che avvolge il suo legame con Don Desio l’ex prete condannato per pedofilia e la questione delle escort. C’è spazio anche per un ricordo della moglie, pronunciato con voce che a tratti si incrina. Ritornando alla vicissitudine giudiziaria a lieto fine di otto anni fa, Cagnoni racconta come in quel momento difficile, in cui avrebbe voluto lasciare Ravenna, “Giulia mi sia stata estremamente vicina. In quel momento mi avrebbe seguito ovunque”. Se avesse quindi preso la decisione di tornare a Firenze, aggiunge, “Giulia sarebbe ancora viva”.

Ma come dicevano i latini: “in cauda venenum” (il veleno è nella coda). L’udienza è quasi arrivata alla fine quando la PM Cristina D’Aniello butta sul tavolo due elementi che portano a definire ancora meglio il quadro accusatorio. Uno di questi prende spunto da una dichiarazione di un testimone nella lista della difesa: mentre Matteo Cagnoni il 16 settembre, il giorno in cui fu uccisa Giulia, messaggiava l’amico Luca Ferranti per dirgli che quella sera lì non sarebbero andati a cena, perché i suoi genitori stavano arrivando da Firenze, l’imputato era già in strada diretto nel capoluogo fiorentino insieme ai figli se non già addirittura nella casa paterna. E poi c'è la Chrysler.

 

 

GLI ULTIMI TESTIMONI DELLA DIFESA

L’udienza, questa mattina, inizia con un’ora di ritardo, complice un riesame come dice il Presidente della Corte Corrado Schiaretti, “che è andato per le lunghe”. Il ruolino di marcia dell’udienza prevede di terminare oggi l’esame dei testimoni cosiddetti civili per passare, nella prossima seduta, ai consulenti della difesa. I testimoni di oggi sono tutti, con un’unica eccezione, amici di lunga data dell’imputato e l’obiettivo è sempre lo stesso della seduta precedente: dare un’immagine positiva di Matteo Cagnoni. Fatta questa premessa, questa parte dell’udienza si può riassumere in poche frasi. Cagnoni era un uomo gentile, generoso, una persona intelligente di grande capacità professionale, affettuoso con la moglie, una persona che non si arrabbiava mai, neppure con i bambini.

Il suo rapporto con Giulia? “Erano una coppia assortita, quasi ideale. Vederli insieme era un piacere”. Sapeva della crisi di coppia che stavano vivendo? Che la moglie aveva un nuovo amore? Che Cagnoni frequentava delle escort? La PM incalza ad uno ad uno i testi che nella quasi totalità dei casi cadono dalle nuvole. “Non ho mai percepito dissapori, li ho sempre visti allo stesso modo”, dice la dottoressa Valeria Montanari medico in pensione, che frequentava la coppia assiduamente. “Erano due ragazzi simpatici, giocherelloni – prosegue – c’era molta complicità fra loro. Purtroppo non ho notato niente di diverso”. E poi: “Erano i miei amici più cari ed io potevo essere una persona alla quale chiedere un consiglio, con la quale confidarsi”.

Cagnoni confessa che sta per separarsi all’amico Paolo Alex Luccioli, medico di Firenze con il quale va a cena insieme con i bambini e ad un’altra coppia di amici e ai loro figli. “Nel corso di quella cena abbiamo affrontato il discorso. Verso la fine della serata per alleggerire un po’ gli dico: Matteo, ora troverai un’altra donna. E lui: voglio lei. Ne parlò al presente, come se fosse ancora possibile continuare il rapporto”.

Non scioglie i dubbi la testimonianza del professor Alberto Moggi Pignone reumatologo e medico internista di Firenze che ha in cura la signora Vanna Costa, la madre dell’imputato. Viene chiamato per testimoniare sullo stato di salute della donna, in particolare sulla situazione del suo stato cognitivo. Nel corso di una telefonata con la custode della villa di via Padre Genocchi intercettata dagli investigatori e durante la perquisizione della polizia nella villa di Firenze nella notte fra il 18 ed il 19 settembre 2016, la signora Costa aveva fatto un paio di affermazioni piuttosto pesanti. Per questo la sua testimonianza in aula era un momento molto atteso.

La signora però non si è mai presentata, mandando un certificato medico che ipotizza sia affetta da Alzheimer. Il professor Moggi Pignone tiene però a precisare che ha in cura la madre dell’imputato per “patologie diverse” e non essendo lui né un geriatra, né un neurologo, la sua non può che essere una valutazione soggettiva. Senza contare che la signora Vanna è una persona piuttosto riservata. Il medico conviene che nella madre dell’imputato “un certo disorientamento spazio temporale era evidente” e di avere percepito “un’alterazione della memoria recente” della signora, visto che in un’occasione non si ricordava che la settimana prima il medico era andato a casa per farle un’infiltrazione.

 

 

LA QUARTA DICHIARAZIONE DI MATTEO CAGNONI: IL PRETE E L'ESCORT

Mancano circa dieci minuti alle 16 quando Matteo Cagnoni, per bocca del suo avvocato, chiede al Presidente della Corte di potere intervenire. Il fatto che la PM sia tornata sulla questione delle escort e che durante l’esame di uno dei testi, Francesco Fabi, collaboratore della Curia di Ravenna, la dottoressa D’Aniello abbia cercato, subito fermata dal Presidente Schiaretti, di tirare in ballo Don Desio non sono piaciuti all’imputato. Sull’ex prete, conosciuto in qualità di direttore all’epoca del periodico della Diocesi Risveglio 2000 il dermatologo ha parole piuttosto pesanti. “Che il personaggio fosse un po’ bizzarro e capriccioso lo capii subito. Ma non ho mai capito che fosse pedofilo. Rivivo con orrore il fatto che ha battezzato il mio ultimo figlio. Sono persino andato dal Vescovo per chiedere se il battesimo fosse valido”.

La sua con Don Desio era un’amicizia “interessata”: per il periodico curava una rubrica dermatologica: “Sembra un giornale un po’ così, ma ho avuto un certo riscontro”. La collaborazione gli serve anche per diventare giornalista pubblicista. “Preso quel benedetto tesserino un mese dopo l’hanno arrestato”.

Per parlare della questione escort tira in ballo con scarsa fantasia “Bocca di rosa” di Fabrizio De Andrè, si giustifica con il fatto che il suo matrimonio stava andando a rotoli e che gli incontri con questa “Bocca di rosa” conosciuta in un caffè di Cervia sarebbero stati solo tre. “Non ho mai amato l’amore mercenario”, tiene a puntualizzare e comunque non ci sarebbe nulla di male, visto che i nostri padri e i nostri nonni frequentavano le case di tolleranza. Ad ogni buon conto uno come lui non avrebbe neppure avuto bisogno di pagare l’amore di una donna.

Sembra che l’udienza stia per concludersi, ma la PM a quanto pare non ha smesso di fare indagini neppure durante il processo. Dallo scontrino del telepass, risulta che il 16 settembre la Mercedes di Cagnoni con a bordo l’imputato e i tre figli è entrata in autostrada alle 14.01 e un’ora e dieci minuti più tardi è uscita a Barberino del Mugello. Perché allora trovare, per evitare la cena con l’amico, la scusa che i suoi genitori stavano lasciando la villa di Firenze per venire a Ravenna?

 

IL MISTERO DELLE CINQUE CHRYSLER: QUELLA DI CAGNONI NEL POSTO SBAGLIATO... AL MOMENTO SBAGLIATO

Ma la PM ha fatto effettuare accertamenti anche sulla Chrysler Voyager dello stesso modello e colore di quella dell’imputato che sarebbe rimasta parcheggiata per sette minuti in via Padre Genocchi il 17 settembre, il giorno dopo il femminicidio di Giulia. Le auto di questo tipo immatricolate a Ravenna sono solo cinque. Quel giorno tre non erano a Ravenna e una era a Marina. Quindi la Chrysler Voyager vista transitare vicino alla villa del delitto era quella dell’imputato.

Ma come se non bastasse, ci si mette pure l’avvocato di parte civile Giovanni Scudellari che tutela la famiglia di Giulia Ballestri: chiede di depositare altri documenti. Questa volta si tratta della presunta telefonata dal centro diabetico che Giulia avrebbe ricevuto nella mattinata del 16 settembre quando si trovava insieme al marito nella villa maledetta. Cagnoni, che era vicino a Giulia, sostiene di aver sentito la voce di una donna al telefono che chiedeva ragioni del ritardo del padre mentre la moglie rispondeva che se non era ancora arrivato lo avrebbe fatto fra breve. In realtà la visita c’era, ma era stata fissata per il 20 settembre, 4 giorni dopo.

Le novità non piacciono al difensore dell’imputato, avvocato Trombini, che dà segni di insofferenza anche in merito alla documentazione (nell’udienza precedente la PM aveva fatto l’avviso di deposito) dell’altra indagine suppletiva riguardante i negozi dell’aeroporto di Bologna dove l’imputato aveva detto di essersi recato per acquistare un orologio per uno dei figli.

Il processo proseguirà venerdì 20 aprile con l’esame dei periti della difesa.

 

Ro. Em.

 

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