Martedì 19 Marzo 2019

Lotta alle dipendenze. In aumento droga e gioco, e non bisogna abbassare la guardia sull'Hiv

Giovedì 13 Dicembre 2018
Giovanni Greco

Intervista a Giovanni Greco, direttore responsabile del Ser.T Servizio Dipendenze Patologiche di Ravenna

Il mondo delle dipendenze, tossicodipendenze e malattie infettive sembra ormai appartenere ad una galassia dimenticata, lontana anni luce dal nostro sistema e soprattutto dalle nostre vite quotidiane. Quando si pensa ad alcune droghe pesanti come l’eroina, la cocaina o ad alcune malattie infettive come la sifilide e l'Aids sembra quasi, soprattutto tra le nuove generazioni, si stia rispolverando un vecchio libro, la cui storia magari abbiamo già letta e riletta, ma che è sempre in fondo apparsa lontana e distaccata dalla nostra realtà. 

 

"Di eroina ci si faceva negli anni 80’-90’, mica adesso. Nessuno si buca più." "L’Aids? Oggi non si muore più di Hiv". Queste le frasi che a volte si ascoltano soprattutto fra i giovanissimi. Eppure lo scorso martedì mattina, fuori dal cancello del Ser.T di Ravenna, in via Missiroli 10, si trovava un considerevole numero di persone, che attendeva l’apertura degli uffici e durante l’arco della mattinata si poteva notare un notevole via vai dall’ambulatorio che rilascia il metadone. Immagini che lasciano un po' disorientati, non solo i giovani, bisogna ammetterlo.

Per questo motivo, per affrontare il tema delicato delle dipendenze e per fornire dati certi su queste patologie a livello locale, abbiamo rivolto alcune domande al dott. Giovanni Greco, direttore responsabile del Ser.T Servizio Dipendenze Patologiche di Ravenna.

 

Fra i ragazzi è in aumento il consumo di cannabis

 

L'INTERVISTA

Lo scenario di crisi economica e sociale di questi ultimi anni, ha determinato l’aumento di qualche dipendenza in particolare?

"Decisamente sì, in particolare quelle legate al gioco e alla droga. C’è stata più attenzione all’interno dei nuclei familiari nel notare e poi segnalare comportanti preoccupanti nei propri familiari. È un luogo comune associare il vizio del gioco esclusivamente a quelle persone assidue frequentatrici di slot machine, video lottery, ecc. In realtà la forma di gioco oggi più preoccupante perchè in rapida ascesa, è quella online, che può portare, soprattutto tra gli individui più vulnerabili, ad importanti investimenti in borsa, determinando grossi rischi finanziari, che sconvolgono intere famiglie."

Qual è la situazione per le droghe?

"Quanto alle droghe, invece, riscontriamo soprattutto tra le nuove generazioni un aumento dell’uso di cannabis. Riceviamo sempre più giovani in struttura - segnalati direttamente dalle famiglie - che ne fanno un uso consolidato; a questo spesso si collegano relative situazioni di criticità come l’abbandono scolastico, la perdita di interessi, una conflittualità familiare e di relazione, scarsa progettualità e una ridotta identificazione nella generazione e mondo di appartenenza. Poi, dall’altra parte, abbiamo un gruppo di persone adulte, tra i 30 e 55 anni, che sono importanti consumatori di cocaina. In questo momento la cocaina è infatti molto presente nel mercato e tra le persone."

È tornata l'eroina anche a Ravenna?

"C’è stata una crescita dell’eroina, che ha destato molta preoccupazione, anche per quelle che sono le condotte a rischio ad essa collegate, che potrebbero riemergere. Abbiamo infatti ricevuto di nuovo segnalazioni di uso di siringhe, quindi di utilizzazioni che sono doppiamente rischiose: da una parte per la contaminazione e trasmissione di malattie infettive, dall’altra perché l'immissione di una sostanza in vena può determinare tutta un’altra serie di problematiche come rischi embolici, infezioni locali, ecc."

Quindi in aumento vizio del gioco e utilizzo di droghe soprattutto fra i giovanissimi, l’alcol invece?

"I casi di eccessiva assunzione di alcol non sono mai in discesa, purtroppo. I dati ci confermano che è una dipendenza che non tende a diminuire, anzi, ci tengo a sottolinearlo, si associa moltissimo all’uso di cocaina negli uomini e nelle donne ed in particolare negli uomini d’età fra i 40 e 50 anni. Inoltre, sempre come condotte impulsive legate all’uso di droghe e alcol, negli ultimi anni si parla molto di più, perchè aumentata, di ipersessualità o dipendenza sessuale. Abbiamo in cura qualche caso di sex addiction."

Potrebbe dirmi l’età media, oggi, delle persone che si rivolgono al SerT in quanto assuntori di droghe o alcol?

"L’età media oggi è più vicina ai 39-40 anni. Questo è un dato che deve farci riflettere perché indice di un cambiamento della popolazione e della società in cui viviamo, visto che in passato la media è sempre stata superiore ai 40 anni. Molti più giovani infatti, anche adolescenti, si rivolgono alla nostra struttura."

Soffermandoci sui giovanissimi, avete avuto in cura qualche caso di Hikikomori?

"Sì, qualcuno. Allora diciamo che gli hikikomori veri e propri non sono sempre facilmente identificabili, però ci possono essere casi molto simili a questi. Faccio un esempio: da una parte possiamo avere il ragazzo che trascorre tutte le giornate in camera sua davanti al computer, in questa sorta di “iperconnettività con il mondo esterno” e pensa di avere il controllo di tutto l’ambiente che gli sta attorno attraverso l’utilizzo di strumenti come la webcam. Di fatto però questo ragazzo non ha alcuna relazione vera e propria con il mondo che sta fuori da quella stanza ed infatti finisce per abbandonare la scuola, non avere amici, per annullarsi completamente. Dall’altra parte, casi simili agli hikikomori sono quelli che riscontriamo nei giovani che trascorrono sei, otto ore al giorno in camera a giocare in rete con altri o da soli e magari in questo arco di tempo mangiano pure molto. Quindi alla fine emerge un doppio problema: quello di gestire la sedentarietà del ragazzo ed il suo distacco dalla vita reale, fattore questo che alimenta molto spesso una sorta di compiacimento nel giovane che trova in quell’abitudine uno stato confortevole, un equilibrio, a volte perfino una ragione di vita. In questi casi bisogna soprattutto lavorare individualmente sulla persona per cercare di innescare progressivamente nuovi meccanismi di gratificazione e soprattutto per cercare di capire, non la causa, bensì come si è arrivati a questo stato."

Addentrandoci di più su quest’ultimo aspetto di cui parla, cioè che è necessario “lavorare a ritroso” per cercare di capire come si è arrivati ad un simile stato, può dirci in generale che cosa accade in questi individui?

"In realtà chi sviluppa questo genere di condotta, nella maggior parte dei casi è una persona che ha alla base un certo tipo di problema, nella specie una sorta di condizionamento neurologico che si è innescato progressivamente nel tempo. Per cui con gli anni cambia anche “il modo di parlarsi” del nostro cervello. Quindi tutto quello che è legato all’umore, alla gratificazione, in termini neuro ormonali o neurotrasmettitoriali, poco per volta si modifica. Si modifica ad esempio l’assetto che governa l’impulsività, la gratificazione o quello che governa l’ansia: tutti i diversi mediatori del nostro cervello si riassettano in base a quello che abitualmente una persona fa."

Oltre alle famiglie, in che modo e da chi altro le persone soggette ad una qualche forma di dipendenza vengono aiutate nel prenderne consapevolezza?

"Per quanto riguarda i giovani possiamo individuare tre tipi di persone: quelle che si rivolgono al SerT tramite le famiglie, gli amici e la scuola. Tramite la scuola perché a volte un ragazzo si apre più facilmente con un insegnante che con un genitore o perché durante le attività didattiche emergono comportanti del ragazzo che attivano campanelli di allarme."

Tramite gli amici in che modo?

"O tramite qualcuno che ci chiede in che modo può aiutare un amico che non prende coscienza di avere una difficoltà oppure persone, più o meno giovani in questo caso, che sono già inserite in programmi del SerT e convincono un amico a provare. Questo accade soprattutto tra i consumatori di droghe maggiori e pesanti. Dopo la segnalazione si fa un primo colloquio con un operatore preparato ad accogliere, in cui si raccolgono un paio di informazioni sulla persona, poi c’è la visita medica che comprende accertamenti tossicologici ed esami sullo stato di salute in generale e da lì parte un percorso di valutazione per cercare di capire la persona, le sue reti di relazioni, le sue problematiche e risorse. Infine si propone un programma di cura personalizzato per lavorare sui problemi del paziente. Generalmente comunque, per tornare ai canali di connessione con il SerT, è un grande problema invece quando una persona che ha una relazione di coppia o familiare, si presenta da noi da solo, senza il partner."

In che senso un problema?

"Nell’ambito di una relazione di coppia e anche familiare o nel rapporto dinamico tra due persone, nella maggior parte dei casi il problema di una condotta additiva, ad esempio l’abuso di alcol, non è mai di una persona sola, ma anche di chi gli sta accanto. Un compagno/a, una moglie o un marito che magari pensa che il partner non viva un disagio, arginando lui o lei in primis il problema e mettendolo da parte. Consideri che a volte in una coppia è funzionale avere una persona con un particolare tipo di atteggiamento. Per tutta una serie di ragioni, come ad esempio l’annullamento delle disparità tra i due partner. Ma la cosa più terribile è quando uno dei due incalza l’altro a bere per fargli o farle fare quello che vuole lei o lui. Ci siamo accorti che alcuni partner possono giocare su questo aspetto sia nel bene che nel male: escludono dalla propria intimità il compagno/a perché non vogliono accanto una persona che beve, ma allo stesso tempo non lo aiutano a cambiare e lo lasciano imprigionato in una relazione non sana, perché “gli fa comodo” averlo lì e intanto sono libere o liberi di fare la propria vita. Dall’altra parte ci sono invece partner che vogliono rapporti sessuali con il proprio compagno/a solo quando quest'ultimo beve perchè possono sperimentare tutto quello che senza l’alcol il compagno/a non riuscirebbe a fare. Come sappiamo l’alcol e le droghe abbassano le resistenze e disinibiscono al tempo stesso. Queste situazioni di coppia sono paradossali, ma purtroppo accadono."

 

Un frame del film sulla vita di Freddie Mercury

 

Rapporti sessuali da cui possono scaturire, se avuti senza l’utilizzo di precauzioni, anche malattie infettive. A tal proposito molti sostengono che oggi manchi un’informazione adeguata sul tema, lei è d’accordo? Di sifilide, Hiv, non si parla più così tanto, ma i dati statistici cosa dicono?

"Queste malattie, purtroppo, vengono sottostimate un po' da tutta l’opinione pubblica. Oggi ad esempio si fa il vaccino per l’HPV, ma non tutte le donne 40enni o 50enni sono necessariamente vaccinate eppure trascurano il fatto che avere rapporti con uomini senza profilattico possa essere un ulteriore rischio di contrarre un virus che oltre a determinare patologie locali, può determinare anche carcinomi. La sifilide è in un’ascesa esponenziale spaventosa in questi ultimi anni, nel nostro Paese. Così manca ormai un’attenzione per altre malattie sessualmente trasmissibili, come la gonorrea o l’infezione da clamidia."

Il 1° dicembre era la Giornata mondiale contro l’Aids e qualche giorno prima nelle sale italiane è uscito “Bohemian Rhapsody”, film che racconta l’esordio e la carriera di uno dei più grandi gruppi musicali della storia, i Queen, soffermandosi in particolare sulla vita del cantante Freddie Mercury, morto di Hiv nel 1991. Ha visto il film?

"Sì, sono andato. E mi è piaciuto molto. Lo consiglierei alle scuole, magari inserito nell’ambito di qualche progetto più approfondito sul tema."

In sintesi, a chiusura di questa intervista, quali sono gli spunti di riflessione che possiamo ricavare dal film, secondo lei?

"È un film che, almeno dal mio punto di vista e mettendo un attimo da parte il grande talento musicale del gruppo e di Mercury, non parla solo della vita sregolata e delle sfrenatezze del cantante, ma anche del retaggio sociale, familiare in cui viveva e che ne ha determinato la personalità e da lì molto probabilmente la sua vulnerabilità e tutta una serie di condizionamenti psicologici, come il fatto di non riuscire a parlare liberamente dell’omosessualità o della malattia, alla fine. In realtà forse era la società a non essere pronta ad affrontare determinate cose, tema tra l’altro molto attuale. Ma ritornando per un momento sul concetto della vulnerabilità nella società moderna - ed il film, a mio dire, da questo punto di vista è emblematico - le chiedo e mi chiedo, se essa è da considerata un valore come lo era nell’antichità, oppure un problema? Perché attenzione, Achille è stato un eroe, è vero, come Mercury un grande idolo e innovatore musicale, ma anche la vulnerabilità di Achille è eroica. Probabilmente se Achille non fosse morto a causa della freccia nel tallone, sarebbe stato uno dei tanti distruttori…"


Erika Digiacomo

 

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