Martedì 19 Marzo 2019

Commercio. In dieci anni a Rimini sono "spariti" 97 negozi, peggio della media nazionale

Giovedì 7 Marzo 2019
Giammaria Zanzini, vice presidente regionale di Federmoda

Ricerca dell'Ufficio Studi di Confcommercio su 120 città medio-grandi. Tengono telefonia, farmacia e alimentari. Federmoda: basta iper

In 10 anni, a Rimini il saldo delle attivita' commerciali e' negativo per il 2,3%, 97 unita'. Un dato peggiore sia di quello nazionale sia della media delle 120 citta' medio-grandi sui cui si e' concentrato uno studio di Confcommercio illustrato ieri a Roma. Come argomenta il direttore provinciale dell'associazione, Andrea Castiglioni, "la ricerca esplicita per Rimini tendenze che risultano ormai consolidate e nella maggior parte dei casi attese". Il centro storico mostra una capacita' di "tenuta maggiore", ma il quadro e' "tutt'altro che confortante".

Tra le cause del calo del 2,3%, "il mancato effetto traino delle attivita' turistiche e pubblici esercizi", in territorio negativo per lo 0,6%. Incide in particolare la crisi del commercio al dettaglio, 86 attivita' in meno. Gli esercizi specializzati quali abbigliamento, calzature ed articoli in pelle, cosmetici, profumerie, gioiellerie, negozi di ottica e fioristi registrano vedono chiuderne 83. Giu' di 64 unita' anche negozi di tessuti, ferramenta, forniture elettriche, librerie, negozi di giocattoli e giornalai. In controtendenza gli esercizi di vendita di apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni, le farmacie e il dettaglio alimentare, su di 34 unita'.

Il centro storico tiene meglio sui negozi specializzati, 26 in meno, rispetto al fuori, 57 in meno.
Tendenza inversa per i negozi di alimentari, rispettivamente meno sei e piu' 16. I pubblici esercizi crescono ovunque, meno nel centro storico, nove, rispetto alla periferia, 43. Dunque, sottolinea Giammaria Zanzini, vice presidente regionale di Federmoda, non sono "piu' rimandabili interventi in grado di fermare un declino che per alcuni settori merceologici sembra inarrestabile".

Nel mirino gdo e commercio elettronico che "stanno stritolando il piccolo commercio. Servono politiche per la sopravvivenza di quelle attivita' che contribuiscono in modo determinante alla vitalita' e alla vivacita' di una citta'", conclude.

 

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