Giovedì 25 Aprile 2019

Truffa. Rimini, Carabinieri e G.d.F. arrestano 3 persone: sequestrati beni per 413mila euro

Venerdì 12 Aprile 2019
Foto d'archivio

Dalle prime ore della mattinata odierna, 12 aprile 2019, nei comuni di Rimini, Riccione, Montescudo Montecolombo, Santarcangelo di Romagna, Bellaria, Borghi e Longiano, i militari dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza di Rimini stanno dando esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali emessa il 4 aprile 2019 dal G.I.P. del Tribunale di Rimini, su richiesta della Procura della Repubblica di Rimini, nei confronti di 14 persone ritenute responsabili a vario titolo dei reati di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico fidefacente, frode assicurativa e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.


Con il citato provvedimento è stata disposta l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari a un medico ortopedico in servizio presso il Pronto Soccorso Ortopedico dell’ospedale “Infermi” di Rimini; a un assicuratore, residente in provincia di Rimini, classe ’61; a un trentaseienne di origini campane, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti di polizia, tra cui tentato omicidio, porto abusivo di armi, truffa, associazione per delinquere finalizzata all’estorsione ed all’esercizio abusivo del credito; e il sequestro preventivo “per equivalente” di beni e disponibilità finanziarie per complessivi 413.000,00 euro nei confronti di 14 indagati.


Le indagini, avviate nel febbraio 2017 e durate fino al febbraio 2018, sono state condotte, sotto il coordinamento dell'Ufficio dei Carabinieri , dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Rimini, in stretta sinergia con quelli del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e delle Sezioni di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri e della Guardia di Finanza in servizio presso la Procura della Repubblica di Rimini. L’articolata manovra investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche e video-ambientali, da mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, dall’acquisizione di documentazione presso strutture pubbliche e private, e da sequestri eseguiti presso gli indagati, ha portato alla luce un radicato e ben collaudato sistema corruttivo, in essere almeno dal 2015 tra un medico ortopedico dell’ospedale Infermi di Rimini e un ex Broker assicurativo, finalizzato all’attuazione di numerose truffe assicurative mediante plurime assicurazioni contratte dai clienti per i medesimi rischi/danni, così da conseguire illecite duplicazioni di indennità risarcitorie, il tutto grazie a certificazioni mediche di pronto soccorso compiacenti e false rilasciate dal medico dietro corrispettivi in denaro o in beni di svariata natura, attestanti l’esistenza nell’assicurato di danni fisici rilevanti, al fine di fargli percepire indennità risarcitorie non dovute pari a migliaia di euro.


Sin dalle prime fasi delle indagini è emerso con chiarezza l’esistenza di uno stretto rapporto di collaborazione e di complicità tra il medico del Pronto Soccorso Ortopedico ed il consulente assicurativo, che in passato aveva svolto la professione di Broker assicurativo, persona molto esperta in materia assicurativa/infortunistica. Tale continuativo rapporto corruttivo tra i due indagati consentiva agli “infortunati” di ottenere, dietro pagamento di un “compenso”, una documentazione medica totalmente falsa nel caso in cui l’infortunio non si era mai verificato e le lesioni quindi erano inesistenti, ovvero compiacente nei casi in cui le indicazioni medico-sanitarie risultavano non veritiere (nelle diagnosi/prognosi/cure mediche praticate), così da certificare l’esistenza nel paziente di danni fisici più gravi rispetto a quelli effettivamente riportati, allo scopo di far ottenere all’assicurato indennità non dovute pari a migliaia di euro.


Le indagini hanno portato alla luce un collaudato “modus operandi” del medico e dell’assicuratore, caratterizzato da una serie di elementi comuni a tutte le pratiche assicurative, ovvero:

- tutti gli infortunati avevano il citato assicuratore come agente assicurativo, tramite il quale avevano stipulato svariate polizze relative al medesimo rischio;

- le possibilità economiche dei soggetti assicurati (poi interessati da sinistri) risultavano spesso assai modeste, se non del tutto assenti, a fronte di consistenti ed apparentemente inspiegabili investimenti nelle plurime polizze assicurative relative al medesimo rischio;

- i sinistri avvenivano nel semestre immediatamente successivo alla data di stipula delle polizze, che in alcuni casi, dopo la liquidazione, venivano anche disdette;

- la tipologia dei sinistri risultava essere spesso simile, ovvero cadute in bicicletta, cadute da sedie o sgabelli, cadute dalle scale, investimento o urtamento di pedone;

- la sistematica assenza dell’intervento dei mezzi di soccorso per il trasporto degli infortunati al Pronto Soccorso, a fronte di diagnosi e relative prognosi innegabilmente importanti;

- l’accesso al Pronto Soccorso Ortopedico avveniva quasi sempre direttamente, senza passare per l’accettazione (triage di pronto soccorso). A tal riguardo, le indagini consentivano di appurare che la visita presso il Pronto Soccorso Ortopedico veniva sistematicamente preceduta da contatti telefonici/sms tra i due indagati, così da fare in modo che i pazienti venissero visitati dal medico “compiacente”;

- la conoscenza (diretta o indiretta) tra le parti in causa, poiché spesso si rilevava che i testimoni dei sinistri erano amici dell’assicuratore.


Le intercettazioni video-ambientali eseguite presso gli ambulatori in cui presta servizio il medico di Pronto Soccorso Ortopedico hanno consentito di far luce sull'attività illecita da parte del medico della propria funzione medico-sanitaria, con consapevole falsificazione, nei referti rilasciati, di dati diagnostici/terapeutici utili ai fini assicurativi, anche solo per ricevere piccole regalie, quali sigarette, formaggio, cappuccino, ovvero per assicurare al paziente l’esenzione dal ticket. Di fondamentale importanza per le indagini è stata la perquisizione domiciliare effettuata presso l’abitazione dell’assicuratore nel corso della quale è stata sequestrata dalla polizia giudiziaria operante la documentazione comprovante le ipotesi di reato contestate agli indagati, e un “hard disk”, sul quale venivano disposte ed effettuate operazioni tecniche finalizzate alla copia forense del supporto informatico. L’esame del materiale informatico ha evidenziato la meticolosità dell’assicuratore nell’archiviare ciascun falso sinistro; in particolare si è appurato che il medico predisponeva la falsa documentazione sanitaria su incarico dell’assicuratore, il quale riusciva a moltiplicare i risarcimenti erogati dalle compagnie assicurative facendo sottoscrivere a ciascun cliente plurime assicurazioni per la copertura del medesimo rischio, sottacendo dolosamente tale circostanza, così da poter richiedere il risarcimento a tutte le assicurazioni interessate, in palese violazione di quanto disposto al riguardo dal codice civile.


L’analisi delle pratiche assicurative ha consentito individuare, oltre ai già citati aspetti ricorrenti nei vari sinistri, ulteriori circostanze anch’esse molto rilevanti come ad esempio la parola “progetto”, anteposta nel nome del file salvato sull’hard disk al nominativo della persona interessato dal sinistro stradale, termine chiaramente evocativo di una programmazione dell’infortunio del tutto incompatibile con il contratto di assicurazione, in cui ci si assicura contro un evento del tutto incerto. In tali “progetti” è stata  rilevata la costante presenza, nelle note spese diligentemente elaborate dall’assicuratore, del nominativo del dottore, per il quale veniva sempre indicato il pagamento effettuato per il rilascio dei certificati medici dallo stesso redatti presso il Pronto Soccorso Ortopedico del nosocomio riminese, e tutti gli infortunati fossero esenti dal pagamento di visite in emergenza presso qualunque Pronto Soccorso italiano, essendo regolarmente iscritti al Servizio Sanitario Nazionale. Tali retribuzioni di denaro in favore del medico, riscontrate anche dalle intercettazioni, variavano dai 250,00 ai 500,00 euro a referto. Nelle citate note spese sono stati visti pagamenti di somme molto rilevanti pagate da alcuni “infortunati” in favore dell’assicuratore per le consulenze, circostanza del tutto anomala e spiegabile logicamente solo se riconducibile ai dividendi della truffa spettanti all’indagato. 


L’articolata manovra investigativa, supportata anche da episodi monitorati con intercettazioni video-ambientali, consentiva di poter accertare che il collaudato meccanismo, che partiva da falsi referti per culminare in lauti risarcimenti assicurativi, non poteva fare a meno della costante, attiva e indispensabile collaborazione oltre che del medico e dell’assicuratore, anche dei vari pazienti, che rappresentavano le prime persone interessate a lucrare le somme liquidate dalle compagnie assicurative e che peraltro dovevano “recitare” la parte in tutte le fasi del procedimento finalizzato all'indebito risarcimento. Per tale ragione l’assicuratore, nelle citate cartelle “progetti”, aveva redatto una dettagliata descrizione delle dinamiche dei falsi sinistri, nonché delle diagnosi, dei sintomi, dei dolori accusati, delle cure e delle terapie effettuate, in modo da preconfezionare agli assicurati un vero e proprio “manuale” da recitare innanzi ai periti assicurativi.


Il quadro probatorio ricostruito nel corso delle indagini ha consentito di portare alla luce una notevole professionalità di tutti gli indagati nella commissione dei reati contestati L’analisi della documentazione sequestrata all’assicuratore, unitamente alle risultanze dell’attività di intercettazione, cha quantificato le somme illecite percepite dal dottore per l’emissione dei referti medici, i compensi dell’assicuratore per la realizzazione degli illeciti “progetti”, e gli ingiusti profitti conseguiti dagli assicurati, per un ammontare complessivo per oltre 413.000 euro, di cui come già detto è stato disposto il sequestro diretto.


Durante le intercettazione sono state rilevate alcune conversazioni telefoniche sospette tra un medico di base e un avvocato del Foro di Rimini, nel corso delle quali quest’ultimo aveva richiesto il rilascio di una perizia comprovante lo stato depressivo di una sua assistita, che aveva in corso una causa civile di divorzio con l’ex marito, al fine di poter chiedere un aumento dell’assegno di mantenimento mensile dalla donna già percepito. In particolare, l’avvocato aveva chiesto al medico di produrre un certificato che attestasse che la paziente era da lui in cura da due anni per disturbi di carattere psichico, certificazione che il dottore si era reso disponibile a rilasciare pur non essendo la donna mai stata in cura presso il suo ambulatorio.


Il Tribunale di Rimini ha autorizzato gli inquirenti alla visione del fascicolo processuale relativo alla citata causa di divorzio, nel quale era effettivamente presente un certificato rilasciato dal medico che attestava che la donna da due anni era ricorsa alla sua consulenza per uno stato ansioso depressivo, causato verosimilmente dall’ex marito che non provvedeva adeguatamente al mantenimento dei figli. Per tale episodio i tre indagati dovranno rispondere, in concorso, del reato di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, con l’aggravante per l’avvocato di aver promosso ed organizzato la cooperazione nel reato.

 



 

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