Biblioteca malatestiana di Cesena: due splendidi esemplari della Bibbia risalenti al XIII e XIV secolo in mostra fino a fine gennaio

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Nuovo avvicendamento tra i codici esposti nell’atrio della Biblioteca Malatestiana che per i prossimi due mesi saranno esposti nelle teche che fiancheggiano l’ingresso dell’Aula quattrocentesca. Si tratta di due splendidi esemplari della Bibbia, risalenti ai secoli XIV e XIII: un manoscritto (D.V.2) di notevole rilevanza per la storia della produzione di codici manoscritti in quanto testimone della frequente circolazione di artisti tra Bologna e Parigi, nella metà del 1300; e un codice (D.XXI.1) che documenta l’importanza della raccolta che i francescani conservavano nel convento cesenate già prima che Malatesta Novello realizzasse la sua Biblioteca. I due codici sono accomunati da decorazioni raffinate e particolareggiate.

Il D.V.2 (1341-1360) contiene la Bibbia completa, nella versione della Vulgata, con prologhi, testi di Gerolamo e altri. In questa Bibbia appare subito evidente la splendida grafia di probabile origine bolognese, affiancata da miniature e decorazioni di ambito francese. Queste due caratteristiche donano al codice una duplice valenza storica e documentano l’esistenza all’epoca di una produzione quasi seriale di manoscritti che venivano venduti spogli o con solo alcune tracce della decorazione, realizzata poi in un momento successivo, quindi non all’interno di un unico scriptorium con copisti e miniatori, ma testimonia anche la frequente circolazione di artisti tra le aree padana e transalpina, con i due principali poli di Bologna e Parigi. Non sappiamo come il codice è approdato a Cesena, potrebbe essere stato un acquisto di Domenico Malatesta, oppure potrebbe essere arrivato con un religioso in qualche modo legato alla Francia.

Il D.XXI.1 (1270) invece contiene il  Vecchio Testamento. Si tratta del primo di quattro volumi della Bibbia comunemente definita “francescana” per sottolinearne l’appartenenza, pressoché certa, al convento dei Francescani di Cesena, risalente al XIII secolo. Sono volumi di grandi dimensioni, scritti da un unico copista, in littera textualis su due colonne e con ampi margini risparmiati. L’esecuzione della decorazione principale, vicina al cosiddetto “primo stile bolognese”, è stata attribuita alla mano del “Maestro di Bagnacavallo”, autore di tre corali duecenteschi conservati nella biblioteca Comunale di Bagnacavallo. Il confronto con la decorazione miniata di questi libri liturgici ha portato a riconoscerne l’autore a partire “dai precisi stilemi del suo linguaggio, come il modo di delineare le fisionomie, le grandi ali degli angeli, i panneggi e di costruire le rocce, gli alberi, le architetture, nonché dalle formule decorative (i tralci filiformi, le filettature bianche, i fiori puntinati)” .

Si rammenta che l’atrio della Biblioteca Malatestiana, nel quale sono esposti i codici, è raggiungibile solo dietro pagamento del biglietto della visita guidata alle biblioteche Malatestiana e Piana.

 

 

 

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