Cristina Muti accetta la proposta del Sindaco: sarà la Presidente Onoraria di Ravenna Festival

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Tutto si compie in un così breve lasso di tempo, che gli avvenimenti possono far tremare le vene ai polsi. In meno di 100 ore il Ravenna Festival rimane orfano del suo inventore e del suo padre nobile, Mario Salvagiani, e vede ritirarsi dal ruolo di protagonista assoluta la signora Cristina Mazzavillani Muti, la grande anima di questa manifestazione. È un doppio colpo terribile sul piano emotivo per tutto l’ambiente, anche se a entrambi gli accadimenti ci si stava in qualche modo preparando. Ma la parola d’ordine è reagire: non accadrà nulla, il festival è grande e andrà avanti senza sbandare. Lo dice Cristina Muti lasciando il testimone, senza ripensamenti dell’ultima ora, come aveva annunciato. Lo ripete il Sindaco Michele de Pascale, che però ammette di nutrire un filo di preoccupazione. Lo confermano gli eredi Antonio De Rosa, Franco Masotti, Angelo Nicastro: abbiamo la forza, l’energia, l’unità per portare avanti insieme questa grande impresa del festival creata da Mario Salvagiani e Cristina Muti. È quasi un passaggio d’epoca e si vuole lanciare un messaggio di continuità e di ottimismo in grado di esorcizzare tutti i fantasmi.

Nella grande sala a emiciclo del Palazzo dei Congressi di Ravenna c’è tanta gente e c’è molta emozione questa mattina sabato 14 dicembre in occasione della presentazione del Ravenna Festival 2020. Molti sono reduci dall’ultimo saluto a Mario Salvagiani, appena poche ore prima. E così non si poteva non iniziare con un caloroso applauso e un doveroso tributo proprio a lui, che Antonio De Rosa chiama “guida e maestro dolcissimo”. Il Sindaco Michele de Pascale propone poi di dedicare a Mario Salvagiani una targa all’interno del Teatro Alighieri e di organizzare nell’occasione un momento speciale e importante di celebrazione.

Antonio De Rosa ricorda con orgoglio due cifre di Ravenna Festival 2019: 65.000 presenze e 1.263.000 euro di incassi. E poi inizia una serie di ringraziamenti, dal pubblico (i nostri principali azionisti), al Comune di Ravenna, alla Regione, agli altri Comuni (Lugo, Russi, Cervia, Forlì) che fanno o stanno per far parte della famiglia del festival.

Ma tutti sono lì soprattutto per ascoltare Cristina Mazzavillani Muti, dopo il pasticcio della lettera anonima arrivata ad alcune redazioni e pubblicata – una missiva che doveva rimanere riservata come la lettera scritta da una mamma ai suoi figli, dirà la signora Muti – con cui si annunciava il suo disimpegno dal Ravenna Festival. Il pubblico vuole capire, vuole sapere, magari vorrebbe sentirsi dire che non è così, che s’è scherzato. E invece no.

Cristina Muti Mazzavillani

Dopo un primo caloroso applauso, Cristina Muti prende la parola – sorriso sulle labbra ma voce un po’ incrinata dall’emozione – e cerca di tranquillizzare tutti. Sì, lascio, “ma non è un momento triste”, dice, per aggiungere subito dopo “state tranquilli, non succederà niente”. Racconta che ad un certo punto bisogna ascoltare i segnali che mandano il corpo e la mente, insomma bisogna capire quando è il momento di ritirarsi. D’altra parte, da tempo il Ravenna Festival è un lavoro di squadra. Una squadra che lei stessa ha messo in piedi e in cui crede fermamente. “Il festival è formato bene, continuerà, andrà avanti senza sbandare” ribadisce. Poi subito aggiunge: “Non mettetevi in testa di sostituirmi, io sono insostituibile, lo dico da mamma romagnola, e può una mamma essere sostituita?”

Il Ravenna Festival imparerà dunque a fare a meno di Cristina Muti perché non ce ne sarà un’altra, non ci può essere. Anche se il grande amore per il festival non verrà meno. “Perché dagli affetti non ci si dimette” dice. Poi aggiunge una nota intima: “Dicevo sempre a Mario Salvagiani, Mario quando ti ritirerai tu mi ritirerò anch’io. Poi lui ha fatto un passo definitivo, che io non sono ancora pronta a fare.”

Cristina Muti si toglie anche due sassolini dalle scarpe. Tira le orecchie alla stampa per quella lettera anonima pubblicata (è stata una scorrettezza, dice) e soprattutto ricorda quella cosa che gli è rimasta lì e si porta la mano alla gola: la vicenda della sua proposta del pellegrinaggio delle ossa di Dante a Firenze. Lamenta che la sua idea – bella e generosa – non sia stata capita e anzi sia stata sporcata dalla politica, in particolare. Nessuno vuole restituire le ossa di Dante a Firenze, si tratta di un’altra cosa, che dimostrerebbe la generosità e la lungimiranza dei ravennati e andrebbe anche incontro al desiderio dello stesso Dante che avrebbe voluto ritornare nella sua città Natale. Si augura che Ravenna ci ripensi e in occasione del 2021 riconsideri quella proposta, la porti a buon fine.

Un lungo, caloroso, riconoscente applauso sottolinea il discorso della signora Muti. Ecco, il passaggio di testimone è compiuto definitivamente, simbolicamente, di fronte al pubblico che applaude in piedi, fra strette di mano, abbracci e qualche furtiva lacrima.

Poi tocca al Sindaco Michele de Pascale che dice, in questi giorni “qualcosa è successo” facendo riferimento a Mario Salvagiani e a Cristina Muti. Aggiunge che la sua preoccupazione non è venuta meno, perché “sarebbe da stupidi, un segno di arroganza, non essere preoccupati” ma poi subito precisa riferendosi a Cristina Muti “la grandezza non è solo in ciò che si è fatto e si fa ma anche in ciò che si è preparato per il futuro” e dunque il Sindaco chiude con un atto di fiducia nella squadra che prende le redini del festival. Alla fine del suo discorso c’è il colpo di teatro ben costruito: il Sindaco offre alla signora Muti la Presidenza onoraria del Ravenna Festival, “una presidenza da cui non ci si può dimettere”. La signora lo abbraccia e dice sì. Accetta. Da Presidente a Presidente onoraria. Qualcosa è successo, sì, ma la signora Muti avrà ancora un occhio vigile sulla sua creatura e non si ritirerà dunque completamente dalla scena.

Cristina Muti Mazzavillani

 

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