Tre anni di attività per la sicurezza delle attività portuali: resoconto dell’incontro con Ausl Romagna

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Nell’ambito della attività svolta dall’unità operativa “Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro” di Ravenna dell’Ausl Romagna, particolare rilievo assume il progetto, attivato tre anni fa, che pone attenzione all’area portuale e alle attività che vi insistono. “Progetto che, va ben rimarcato – spiega Ausl Romagna – coniuga i doverosi controlli ad un’attività informativa e formativa per gli operatori e le aziende, mirato ad intervenire anche in termini preventivi rispetto al fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali.”

Di questo progetto si è parlato questa mattina, 13 gennaio, in una conferenza stampa cui hanno partecipato il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti, il direttore del Dipartimento di Sanità pubblica Raffaella Angelini, il direttore dell’unità operata “Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro” di Ravenna Gianpiero Mancini.

Come illustrato dal dottor Mancini, in virtù di questo progetto, che ha visto anche la realizzazione di una apposita sede del servizio presso l’area portuale, grazie ad una convenzione con Autorità Portuale, l’attività di prevenzione svolta nell’area portuale di Ravenna negli ultimi tre anni “si è progressivamente sviluppata sulla base di tale progetto, fortemente voluto dalla Direzione generale dell’Azienda, e nato nel 2017 dal presupposto secondo il quale l’Ausl ha la necessità e il vincolo di mantenere gli stessi elevati standard di vigilanza e controllo in tutti i settori produttivi a rischio (edilizia, agricoltura e altro) ma, allo stesso tempo, deve affrontare le complesse problematiche e le situazioni rischiose peculiari del settore portuale che sono presenti unicamente (in modo significativo) nel territorio ravennate. La realizzazione del progetto ha previsto, come noto, l’aumento delle risorse dedicate (2 tecnici della prevenzione e 1 ingegnere) oltre al riorientamento delle risorse già presenti verso i nuovi obiettivi.”

Il progetto, lungo l’arco di questo ultimo triennio, si è sviluppato secondo le seguenti linee operative:

1. Incremento della vigilanza e controllo. Gli interventi di vigilanza sulla sicurezza del lavoro nel porto di Ravenna sono raddoppiati nel triennio passando da 53 interventi nel 2016, anno precedente l’attivazione del progetto a 86 nel 2017 ad oltre 100 nel 2018 e 2019, il 15 per cento dei quali ha consentito di individuare criticità. Anche le modalità di vigilanza sono state modificate adottando, accanto alla vigilanza tradizionale, anche la cosiddetta modalità con “ronda” ossia la perlustrazione nello stesso giorno di più terminal portuali, determinando la percezione di una presenza più continuativa del Servizio e consentendo un frequente scambio tecnico professionale con le figure della prevenzione. L’esperienza ha favorito la definizione di un sistema di monitoraggio delle misure di prevenzione e protezione adottate dalle imprese dell’area portuale, strumento adottato per assicurare equità e trasparenza dell’azione di controllo ma anche al fine di operare alcune valutazioni di efficacia in termini di tenuta delle misure di prevenzione adottate (e fatte adottare) da parte delle imprese. L’attività di vigilanza può da qualche mese avvalersi di una sede distaccata a Marina di Ravenna, messa a disposizione dall’Autorità Portuale, migliorando così la prossimità degli operatori rispetto alle aree produttive, utile in determinate situazioni di controllo o di scambio informativo.

2. Sviluppo dell’informazione e assistenza a favore delle imprese portuali, in collaborazione con altri Enti della Pubblica Amministrazione. L’attività riguarda tutte le figure coinvolte nella prevenzione, in particolare i datori di lavoro, i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con le quali sono state discusse e condivise linee di indirizzo su temi di interesse prioritario con l’obiettivo di sviluppare all’interno delle aziende una maggiore capacità di valutare i rischi e individuare soluzioni efficaci.

Le iniziative condotte sono riportate nella tabella seguente.

tabella

3. Formazione e Comunicazione. Sono state condotte diverse iniziative formative e comunicative, sia nei confronti del mondo del lavoro sia rivolte agli operatori delle Ausl di altri porti italiani, al fine didiffondere l’esperienza ravennate favorendo l’omogeneità dei comportamenti. E in maggior dettaglio, un seminario formativo con Autorità di Sistema Portuale e Inail nel 2018 e, nel 2019, due interventi di formazione ed un convegno nazionale in collaborazione con l’Università di Bologna. Sempre nel 2019 l’unità operativa ha portato una propria relazione al congresso della Società Italiana di Medicina del Lavoro.

4. Master universitario in salute e sicurezza nel lavoro portuale. L’esperienza e le competenze maturate negli anni, nonché il sistema di tipo integrato nel quale si svolgono le attività di prevenzione nel porto di Ravenna, hanno indotto a proporre l’istituzione di questo Master, il cui avvio, a Ravenna, è previsto con l’inizio dell’anno accademico 2020-2021 e vedrà come docenti sia accademici dell’Università di Bologna sia professionisti della nostra Azienda e del territorio. Il Master, della durata di un anno, si rivolge a tutti i professionisti e agli operatori che, in Romagna ma anche altrove, si occupano o intendono occuparsi di tutela della salute del lavoro portuale.

5.Ottimizzazione del servizio vigilanza. Le attività di vigilanza in ambito portuale hanno preso in considerazione le peculiarità di un settore caratterizzato da un rilevete fenomeno infortunistico. Le criticità maggiori in termini di sicurezza sono state rinvenute proprio relativamente a due microcosmi lavorativi:

1) quello riconducibile alle operazioni e ai servizi portuali (carico, scarico, trasbordo, deposito, movimentazione merce, servizi complementari e accessori) denominato in linguaggio comune anche “lavoro portuale”, interessato prevalentemente da:

– interfaccia porto-nave, due luoghi di lavoro molto diversi fra loro che producono notevoli rischi per la sicurezza di coloro che si trovano a dover operare in spazi particolarmente insidiosi e non sempre ben conosciuti, come sovente accade nel caso delle stive;

– rischi da interferenza,dovuti alla compresenza nei porti di lavoratori appartenenti a diverse categorie: autotrasportatori, spedizionieri, militari, personale degli enti portuali e degli enti pubblici con ruolo di controllo;

– rischi da investimento,dovuti alla contestuale presenza di lavoratori che si muovono a piedi e dei numerosi mezzi di movimentazione e sollevamento che vengono utilizzati nelle aree portuali.

2) quello riguardante le lavorazioni di manutenzione trasformazione e riparazione delle navi all’interno dei porti, caratterizzati, oltre che da rischi infortunistici (ad esempio cadute dall’alto), dalla presenza di rischi per la salute dei lavoratori come sostanze aerodisperse nei lavori di saldatura, pitturazione e coibentazione con materiali sostitutivi, rumore, vibrazioni, radiazioni elettromagnetiche e altro.

 

Le carenze di prevenzione più frequentemente riscontrate

I fattori di rischio prima elencati trovano corrispondenza nelle carenze di sicurezza riscontrate nel loro complesso: hanno, infatti, riguardato prevalentemente i rischi correlati alla viabilità, la presenza di carichi sospesi, la caduta dall’alto, la predisposizione delle misure di emergenza e la adeguatezza dei mezzi e attrezzature messe a disposizione dei lavoratori, intesi sia come salubrità degli ambienti al fine di mantenere lo stato di salute (cabine di lavoro, cabine comando e altro) che come prevenzione degli infortuni da contatti accidentali (assenza carter protettivi organi in movimento e altro).

Un’attenta analisi degli interventi eseguiti, delle prescrizioni impartite e dalle risultanze ottenute nel periodo intercorso 2016-2019, hanno reso possibile l’attivazione di modelli organizzativi innovativi in grado di coniugare l’appropriatezza della attività ispettiva con l’efficienza degli interventi eseguiti attraverso l’esecuzione di interventi mirati su rischi specifici. Si è trattato dunque di un’innovativa modalità di vigilanza, che associa agli interventi tradizionali interventi più puntuali sulla verifica di singole situazioni dialogando più frequentemente con le figure aziendali della prevenzione. Un modello di vigilanza che ha le potenzialità per essere maggiormente efficace come guadagno in termini di prevenzione. E le sue potenzialità aumentano se il modello continua a rimanere integrato nel sistema delle relazioni portuali con i diversi interlocutori, attraverso scambi proficui organizzati in incontri, momenti informativi e comunicativi, formazione.

“Questo tipo di attività – ha spiegato il dottor Busetti – che talvolta rischia di passare ‘inosservata’ a fronte di quella ospedaliera o della medicina territoriale che hanno maggiore notorietà, è però a sua volta molto importante. E da questa consapevolezza si è partiti per questo importante progetto che coniuga controllo e prevenzione”. Due aspetti importanti evidenziati anche dalla dottoressa Angelini, la quale ne ha aggiunto un terzo non meno rilevante: “Con questo progetto – ha detto – stiamo facendo scuola in Italia: il dottor Mancini e la sua squadra sono stati chiamati a relazionarlo al più importante congresso della medicina del lavoro nelle città portuali che si svolge tutti gli anni a Trieste”.

 

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