Porto di Ravenna. Derosa ( FIT CISL): non tutte le attività portuali garantiscono adeguate tutele ai lavoratori

Le scorte di Dpi per la protezione delle vie respiratorie sono praticamente esauriti. Occorre un preciso ruolo di coordinamento

Più informazioni su

All’interno del porto di Ravenna manca il coordinamento per mettere in sicurezza l’insieme dei lavoratori che vi operano” afferma con estrema fermezza Gabriele Derosa, il responsabile sezione porti della FIT CISL Emilia-Romagna, il sindacato della CISL che tutela i lavoratori dei porti. “I porti rimangono aperti per quanto emanato dall’ultimo decreto del Consiglio dei Ministri e le attività proseguono. In questo momento però la paura, l’incubo del contagio, dilaga tra i lavoratori portuali, le aziende faticano a reperire i Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) per le vie aree adeguate al contenimento dei rischi normalmente presenti durante le attività lavorative e che allo stesso tempo proteggano e contrastino la diffusione di questo nemico subdolo e invisibile Covid-19”.

Derosa sottolinea inoltre che in alcune aziende portuali, i lavoratori sono costretti al riutilizzo per più turni di lavoro della stessa mascherina di “carta” FFP2/FFP3 che invece andrebbe sostituita almeno alla fine di ogni giornata lavorativa.

“Non va assolutamente dimenticato che tra i vari DPCM che si sono susseguiti in questi giorni, in data 14 marzo è stato siglato un importantissimo protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, protocollo fortemente voluto dalle OO.SS., siglato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Economia, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal ministero dello sviluppo economico e dal Ministero della salute – prosegue il responsabile sezione porti della FIT CISL Emilia-Romagna -. Il Protocollo prevede una precisa serie di misure per la prevenzione, passando dalle misure da attuare in ingresso e in uscita dei lavoratori, alle modalità di accesso dei fornitori esterni e degli autotrasportatori, la rilevazione della temperatura corporea, pulizia e sanificazione degli ambienti di lavoro, gestione degli spazi comuni e utilizzo di idonei DPI. Inoltre prevede la costituzione in sede aziendale di comitati composti dai datori di lavoro, dagli RSSP, dalle rappresentanza sindacali aziendali e dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza al fine di attivare tutte le procedure necessarie e obbligatorie per contrastare la diffusione e il contagio del virus”.

“Nelle aziende sindacalizzate, siamo riusciti ad attivare quanto prima i comitati sopra citati che hanno iniziato da subito a sviluppare di concerto con i datori di lavoro, le necessarie procedure e con ottimi risultati direi – precisa DerosaPurtroppo non tutte le aziende sono sindacalizzate quindi occorre che gli organi preposti alla vigilanza effettuino continui e severi controlli per la tutela della salute dei lavoratori.”

“I lavoratori portuali sono in prima linea, come molti  lavoratori di altri settori, essendo un settore strategico per il Paese, ma in una fase così delicata per l’oggettiva carenza di DPI e di adeguati controlli sulle procedure di sicurezza, diventa oggi più che mai assolutamente necessario decidere quali attività far proseguire, evitando di sottoporre i lavoratori e conseguentemente le loro famiglie a rischi di contagio indiscriminati”  dichiara il sindacalista della FIT CISL concludendo: “la salute di chi lavora e delle loro famiglie viene prima di tutto anche perché se i lavoratori oggi si ammalano, domani non potranno lavorare. Occorre quindi che il porto di Ravenna prenda decisioni insieme agli altri soggetti deputati alla salute dei portuali.”

Più informazioni su