Legambiente Faenza: siamo per una mobilità sostenibile, in questi luoghi e in questi tempi

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Vorremmo partire dalla recente iniziativa di raccolta firme da parte di parecchi cittadini – che anche noi sosteniamo – per la realizzazione della pista ciclabile tra Faenza e Castel Bolognese, peraltro già in parte realizzata, perché può favorire gli spostamenti in bicicletta su una tratta molto frequentata, importante anche per ragioni simboliche, di ricucitura del territorio. Naturalmente, parlare di sviluppo della mobilità ciclabile, riporta alle criticità del sistema di piste ciclabili a Faenza, segnatamente nella zona urbana, emerse dal lavoro congiunto di Fiab e Legambiente e contenute nel PUMS: prevalenza quasi totale di piste miste ciclopedonali, frammentazione dei vari tratti e mancanza di percorsi sufficientemente lunghi e fluidi in grado di permettere l’attraversamento della città in sicurezza, priorità riservata alle auto negli attraversamenti, ecc. E dunque, la necessità di intervenire nei prossimi anni con un progetto di “ricucitura” che nasca da una visione organica della mobilità ciclabile a Faenza.

A questo proposito ricordiamo che la collaborazione tra Fiab e Legambiente in questi ultimi due anni è stata quanto mai proficua, forse addirittura sostituendosi all’amministrazione pubblica nella realizzazione di studi e di proposte sulla ciclabilità a Faenza: nel corso del 2019 è stata effettuata una ricognizione delle piste ciclabili in tutto il territorio comunale; i risultati sono stati presentati in un convegno tenutosi al Museo Malmerendi nell’ottobre dello stesso anno (anche se disertato da tecnici e politici dell’amministrazione); le schede di ogni pista ciclabile, con mappe e fotografie, sono consultabili nel sito di Legambiente Faenza; quest’anno ci si è spinti oltre, riportando su Google Maps tutte le piste ciclabili e, fra qualche settimana, questo lavoro sarà comunicato tramite una video conferenza organizzata da Fiab e Legambiente.

La perdurante emergenza sanitaria sta mostrando i limiti dell’attuale sistema di mobilità locale, con un trasporto pubblico molto ridotto e minoritario nelle scelte di spostamento, lo sviluppo della “mobilità dolce” e di quella ciclabile, può dare un qualche contributo. Purtroppo i più recenti interventi, sollecitati proprio dall’emergenza sanitaria, sono stati ancora molto parziali, riproducendo anche vecchi errori.

Naturalmente, per costruire organicamente una nuova mobilità sostenibile, non basta solo sviluppare la ciclabilità, va ridisegnata la città e i suoi servizi, serve un potenziamento del trasporto pubblico, per indurre a usare meno – e meglio – l’auto privata, costruendo contemporaneamente le opportune alternative, anche attraverso la promozione di un cambiamento di cultura e di comportamenti da parte di tutti, superando le naturali resistenze al cambiamento. Infatti da tempo ci siamo cimentati alle osservazioni al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) e siamo in attesa delle controdeduzioni della nuova Amministrazione, prima che il piano sia approvato dal Consiglio Comunale.

In questo contesto, abbiamo letto in questi giorni due notizie significative: la Corte di Giustizia UE ha accolto il ricorso contro l’Italia per superamento sistematico e continuato dei valori limite fissati dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria per la concentrazione di particelle Pm10; le nostre zone sono, al pari di altre, ampiamente responsabili, i dati ufficiali rilevano che “L’Emilia è sotto una cappa di polveri, con sforamenti oltre il doppio del consentito”; ieri, invece, abbiamo letto le osservazioni al PUMS di Confcommercio e Confesercenti, dove, tra l’altro, si sostiene la contrarietà al Piano Aria Integrato Regionale (PAIR 2020) – che se applicato potrebbe prevenire gli sforamenti delle emissioni e le relative sanzioni europee – la non condivisione delle misure per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile (ciclabilità, pedonalità, ztl, zone 30, moderazione del traffico).

Per entrambe le organizzazioni, con queste misure si rischia l’attuazione di un piano “fuori luogo e fuori tempo”, in una sola parola anacronistico. Noi pensiamo, all’inverso, che siano queste associazioni ad avere la testa rivolta al passato, mentre tanti operatori del commercio, in tante città – e a noi pare anche a Faenza – si stanno interrogando con serietà su come adeguare i servizi e le loro attività ad una realtà totalmente mutata. Su tutto questo è necessario un confronto pubblico, con il coinvolgimento di tutte le categorie di cittadini: noi faremo la nostra parte.

Circolo Legambiente Lamone Faenza 

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