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Faenza, prof. Gloria Ghetti “no Dad”: “Attività di screening capillare e subito i vaccini, i nostri studenti privati del futuro”

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In Emilia-Romagna, la data di apertura della scuole superiori con didattica in presenza al 50% prima fissata al 7, poi all’11 gennaio, slitta ancora al 25 gennaio per decisione della Regione e con un grande malcontento generale diffuso tra studenti, docenti e genitori “no dad”. A Faenza, le proteste del Comitato Priorità alla Scuola che chiede a gran voce di riaprire le scuole continuano, in particolare al liceo Torricelli-Ballardini, dove insegnanti e studenti, sfidando il freddo di questi giorni, svolgono lezioni all’aperto.

“Ancora una volta le Istituzioni illudono e deludono i nostri studenti – spiega la Prof.ssa di Storia e Filosofia Gloria Ghetti sentita telefonicamente -promettendo di riaprire le scuole e posticipando di nuovo la data. Siamo molto preoccupanti, come abbiamo scritto in un manifesto di Priorità alla Scuola “7, 11, 25 gennaio…e poi?”, cosa dobbiamo ancora aspettarci? Sono mesi che ci confrontiamo con le massime istituzioni, organizzando incontri in Regione. Ci hanno sempre rassicurati dicendoci che tutto era pronto per far ripartire le scuole in totale sicurezza e che i ritardi e gli impedimenti fossero dovuti ai Dpcm. Adesso invece il Governo vuole aprire le scuole e le Regioni no. Stiamo assistendo ad un continuo scarica barile di responsabilità, a discapito dei nostri ragazzi.”

“I vantaggi tanto millantati del tenere chiuse le scuole per evitare la diffusione dei contagi non reggono più: non compensano i gravi danni psico-sociali causati alla personalità e alla dignità degli studenti, che si manifesteranno in futuro con il rischio di un aumento notevole di fenomeni quali l’abbandono scolastico o la disoccupazione – prosegue Ghetti – di cui come Paese vantiamo già il triste primato in tutta Europa. Oltre alla marginalità sociale, adesso si aggiunge anche il danno “politico” in senso alto: per me è sconvolgente sentire ragazzi di 17 anni affermare di non fidarsi e non sentirsi più rappresentati dalle istituzioni. L’adolescenza è quella fase delicata della vita di una persona in cui si pongono le basi per costruire la propria personalità.È sicuramente la fase dell’incertezza, ma anche quella in cui si coltivano sogni, progetti e ambizioni. La chiusura forzata delle scuole, gli appelli non ascoltati di chi vuole ritornare a vivere la scuola in classe e non dietro ad uno schermo, rendono i nostri ragazzi dei disillusi nei confronti delle istituzioni e in generale dell’intero sistema democratico.”

“Io non posso accettare – continua la Prof.ssa del liceo Torricelli-Ballardini – che i nostri ragazzi crescano con l’idea di essere “sudditi” del sistema, senza sviluppare alcun pensiero critico. Come insegnante di Storia sono a favore del cambiamento, ma questo non può verificarsi se i giovani di oggi, che saranno gli adulti di domani, smettono di partecipare attivamente al miglioramento della società. Gli studenti che in queste settimane fanno lezione fuori dagli istituti, al freddo, stanno rivendicando il loro diritto allo studio, che come ha detto anche l’OMG è da equiparare al diritto alla salute: la didattica a distanza a lungo termine – riassunta da alcuni studenti  nello slogan “dopo l’appello dormo” – sta infatti causando un aumento degli stati d’ansia, di stress, di solitudine e perdita di motivazione, come hanno evidenziato anche molti psicologici.”

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“Quello che chiediamo è che venga fatta una campagna di screening seria all’interno di tutti gli istituti scolastici: se non è possibile ogni 15 giorni, facciamola a campione. La Regione Toscana è l’esempio da imitare: 9mila tamponi effettuati nel solo mese di dicembre, con un numero bassissimo di contagi pari a soli 12 studenti in tutti gli istituti. Inoltre chiediamo – aggiunge Ghetti – che il personale scolastico, partendo dai docenti più fragile o dagli ultra-sessantenni, sia inserito nella fascia 1 della campagna vaccinale, immediatamente dopo gli ultra-ottantenni della nostra popolazione. Se non si aspetta marzo per vaccinarsi anche nelle scuole, si può pensare seriamente di riaprire subito le scuole con un rischio di contagio bassissimo. Anche se il rischio di contagio fuori dalle mura scolastiche resta alto, adottando queste misure si può evitare una diffusione capillare del virus nelle classi, riuscendo subito ad individuare ed isolare i positivi, continuando con la didattica in presenza.”

“È da vili dire ai nostri ragazzi “restare in casa per proteggere i vostri nonni”: gli anziani vanno protetti con la sanità, non scaricando la responsabilità sui giovani. Ed è importante ricordare che la scuola non è solo un luogo in cui si imparano nozioni e concetti, ma è anche dove si insegna come comportarsi, come diventare adulti e persone responsabili. Ho visto tanti ragazzi correggere gli anziani sullo uso scorretto delle mascherine, non pensiamo a loro solo come a degli immaturi e superficiali. Questo virus ci sta insegnando che serve l’impegno di tutti per salvarci: ma come possono i ragazzi capire l’importanza della cooperazione e della collaborazione, se li priviamo della socialità, educandoli ad uno stato di perenne solitudine e ad una scuola che con la tecnologia si riduce a mera trasmissione di nozioni” afferma Gloria Ghetti.

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“Con la Dad i nostri studenti trascorrono gran parte del loro tempo a letto, mangiano di più, si sentono soffocati: c’è un sovraffollamento domestico che gli impone di trascorrere le giornate chiusi in camera. Sono tutti segnali che ci devono allarmare e non possono essere trascurati, come si è fatto finora. La situazione è grave per tutti, la pandemia sta mettendo in ginocchio molti lavoratori, ma se a questi danni si può, anche solo parzialmente, tamponare con i ristori governativi, i danni sui giovani sono irrecuperabili. Domani, come Comitato PAS, saremo ancora una volta in Regione per discutere con le istituzioni, mentre a Faenza, in piazza del Popolo, studenti e genitori  faranno sentire la propria voce, a suon dello slogan “questa casa non è una scuola”, svolgendo una manifestazione auto-organizzata contro la Dad. Vogliamo che le nostre scuole siano riaperte al più presto, in sicurezza e continuità” conclude Gloria Ghetti.

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Priorità alla Scuola Faenza, Facebook

 

 

 

 

 

 

 

 

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