Roberta Mazzoni (Distretto sociosanitario Ravenna): case della salute e medicina di gruppo per dare risposte più efficaci ai cittadini

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Roberta Mazzoni è stata confermata a fine dicembre ai vertici del Distretto socio-sanitario di Ravenna dal Comitato distrettuale costituito dai Comuni di Ravenna, Cervia e Russi. Il Distretto assicura alla popolazione dei tre comuni l’accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie e sociali ad elevata integrazione socio sanitaria, sia attraverso la valutazione dei bisogni e la programmazione dei servizi necessari, sia mediante l’erogazione di prestazioni e servizi di primo livello o di base. Per esempio l’assistenza specialistica ambulatoriale, l’assistenza ad anziani e disabili, l’assistenza domiciliare integrata ai servizi infermieristici, la cura e la salute della donna, dell’infanzia, della famiglia. Subito dopo la sua conferma è scoppiata la grana del Pronto soccorso che ha chiamato in causa il funzionamento e gli elementi di criticità sia dell’Ospedale sia della medicina territoriale, che fa capo proprio al Distretto. Come se non bastasse, in questo mese di gennaio la pandemia non demorde e continua a mietere molti contagi e, purtroppo, troppe vittime a Ravenna. La stessa dottoressa Mazzoni ne fu colpita prima dell’estate e nel corso di un incontro pubblico presso il Bagno Hana-Bi in cui si parlava di sanità ebbe modo di parlare della sua esperienza e della ferocia del virus. In questa intervista, con lei facciamo il punto sui problemi della medicina territoriale a Ravenna.

L’INTERVISTA

Dottoressa Mazzoni, si è discusso molto in questi giorni delle difficoltà del Pronto soccorso di Ravenna, anzi si può parlare di vera e propria crisi, causata sia da carenze strutturali sia dalla pandemia. Una crisi da molti messa in relazione anche con le difficoltà o la crisi della medicina territoriale, che non farebbe il suo mestiere, cioè non farebbe da filtro, spingendo i pazienti a rivolgersi direttamente al Pronto soccorso fino a intasarlo. Che cosa c’è di giusto oppure di sbagliato in questa narrazione?

“È un’affermazione che potrebbe essere assunta, nel senso che questa pandemia ha effettivamente messo in luce le carenze della medicina territoriale, il fatto che il medico di medicina generale dovrebbe avere – ma ancora non ha a sufficienza – un ruolo forte di presa in carico della domanda di salute dei cittadini sul territorio. Ma mi lasci aggiungere subito che i medici di medicina generale hanno dato un contributo straordinario nella gestione di questa pandemia: non dimentichiamo che l’emergenza ha richiesto un cambio di prospettiva di 360° nel loro modo di lavorare e di comunicare con i pazienti. L’assistenza mediata sempre dal contatto telefonico, perché questo abbiamo chiesto ai medici e ai pazienti, non è stata semplice. In alcuni casi ha dato ottimi risultati. In altri casi no.”

Per esempio.

“Laddove i medici si sono organizzati in medicina di gruppo e hanno anche degli assistenti di studio le modalità di rapporto, comunicazione e assistenza sono state più semplici ed efficaci, naturalmente. Laddove il medico di base non è inserito in un contesto organizzato, quando è da solo, deve garantire un impegno molto più forte, con una mole complessa di adempienze e con risultati non sempre soddisfacenti. Parlo delle telefonate, delle mail, dei messaggi whatsapp, delle segreterie telefoniche. Non sempre le risposte sono state all’altezza. In questa fase le segnalazioni più frequenti che registriamo riguardano la difficoltà dei cittadini a mettersi in contatto con il loro medico di medicina generale. Questa è la criticità di tutta questa fase, accresciuta durante i picchi della pandemia.”

Il fatto è che noi da anni, sul nostro giornale per esempio, riceviamo lamentele su questo fronte. Molti cittadini scrivono e dicono che i medici di base restano aperti per poco tempo, ricevono solo poche ore a settimana, non fanno più visite a casa, non rispondono al telefono… insomma c’è un corto circuito. Ma si tratta di lamentele che risalgono a prima del Covid. La pandemia ha solo aggravato la situazione. E se il cittadino non trova risposte sul territorio va al Pronto soccorso…

“Sì, in effetti c’è un tema reale di risposte efficaci sul territorio. Stiamo lavorando da tempo per migliorare. Stiamo lavorando ai nuclei per le cure primarie, allo sviluppo delle Case della Salute, alla medicina di gruppo: il nostro obiettivo è dare vita a forme organizzate di medicina generale, con medici di base che si associano e aggregano fra loro. In particolare la medicina di gruppo vede associarsi diversi professionisti, coadiuvati da assistenti di studio e personale infermieristico, e va nella direzione di aumentare l’accessibilità ai servizi, rafforzare la presa in carico, rendere più efficaci le risposte ai cittadini sul territorio. Abbiamo già molte medicine di gruppo a Ravenna e stiamo continuando a lavorare in questa direzione.”

La medicina di gruppo è sviluppata solo in città o anche nel forese? 

“Nel forese abbiamo già alcune forme aggregate nelle Case della Salute. Ne abbiamo una a Mezzano e Sant’Alberto con sede a Savarna. Ne abbiamo una a San Pietro in Vincoli. Da poco è partita anche quella di Lido Adriano. E in questo momento abbiamo l’obiettivo della Casa della Salute della Darsena. E abbiamo quindi diverse medicine di gruppo.”

A proposito di Case della Salute, il Sindaco ha annunciato entro quest’anno anche quella di Marina di Ravenna e quella di Castiglione.

“La Casa della Salute di Marina di Ravenna è un progetto che abbiamo in discussione forse da tre anni, in una delle sedi più belle a nostra disposizione. Ma abbiamo avuto delle criticità legate alla costituzione della medicina di gruppo, per via della mancata disponibilità di aderire al progetto da parte dei medici di medicina generale. Ricordiamo che stiamo parlando di medicina territoriale in un periodo in cui si fa sentire con forza anche la carenza dei medici di medicina generale, non solo dei medici ospedalieri. Comunque con incarichi temporanei possiamo rimettere in pista la Casa della Salute di Marina, che sarà collegata a quella di Lido Adriano, già costituita con la medicina di gruppo. Quindi tutta l’area del mare avrà una Casa della Salute a Lido Adriano, degli ambulatori secondari a Punta Marina e una sede più piccola a Marina di Ravenna.”

Castiglione?

“Lì c’è un progetto intercomunale che riguarda Ravenna e Cervia, e si è deciso di realizzare la Casa della Salute a Castiglione di Ravenna nella sede della Circoscrizione territoriale.”

Veniamo a quella della Darsena. Sarà molto grande e sarà anche un Osco, cioè un ospedale di comunità.

“Sarà una Casa della Salute con anche un ospedale di comunità. Vi troverà posto la medicina di gruppo con il medico di medicina generale, ci saranno alcuni servizi specialistici come radiologia, medicina riabilitativa e altre specialità. Vi troverà posto il consultorio familiare. E ai piani superiori prevediamo la realizzazione di un ospedale di comunità per offrire una risposta territoriale a problemi che non possono trovare risposta a domicilio ma per cui non è appropriato il ricovero in un grande ospedale.”

Si parla da tempo dei tagli alla sanità oltre che della carenza di medici, fattori che hanno investito non solo gli ospedali ma come ricordava lei anche la medicina territoriale. Questa pandemia ci ha fatto aprire gli occhi su tante cose e rimette al centro le priorità: ci dice che bisogna invertire la rotta e investire sulla salute.

“Assolutamente. Questa pandemia restituisce perlomeno alcune informazioni utili. Coloro che hanno avuto la possibilità di contare su un’organizzazione sanitaria territoriale più ampia e ben strutturata hanno reagito meglio alla pandemia. La pandemia inoltre ci ha fatto capire che la sanità da sola non basta. Bisogna puntare alla connessione fra fattore sociale e fattore sanitario. L’integrazione socio-sanitaria è fondamentale per le gestione di molte emergenze sul territorio. I problemi non sono mai solo problemi di sanità, ma hanno sempre un fondo di carattere sociale e quindi coinvolgono i servizi sociali e le loro dinamiche. Dove abbiamo trovato collaborazioni forti fra questi due settori abbiamo dato risposte migliori, anche innovative. La pandemia ci insegna che bisogna essere vicini con i servizi ai cittadini, che dobbiamo dare risposte in rete, che occorre attivare collaborazioni fra le istituzioni e in particolare con il volontariato.”

Le USCA istituite per fare fronte alla pandemia potranno svolgere una funzione anche dopo?

“Le USCA stanno svolgendo un servizio preziosissimo al domicilio dei pazienti. E fanno un lavoro costante di monitoraggio e di interfaccia fra paziente e medico di medicina generale e servizi ospedalieri. Questo ci consente di gestire a casa situazioni a bassa complessità, che però vanno costantemente monitorate. E di intervenire tempestivamente nei confronti dei pazienti che presentano un peggioramento della malattia. Delle USCA avremo bisogno ancora per un tot di tempo, ma per come sono nate non penso siano un modello utile anche per il dopo pandemia. Le USCA infatti sono costituite da medici che di fatto sostituiscono il medico di medicina generale nel monitoraggio e nella cura del paziente durante questa emergenza. Ma il titolare della responsabilità clinica del paziente resta del medico di medicina generale.”

Quale ruolo avranno le USCA nella campagna vaccinale?

“Avranno un ruolo molto importante. Noi affronteremo con il secondo step della campagna vaccinale l’organizzazione della vaccinazione della popolazione sopra gli 80 anni, che non risiede nelle Rsa. È evidente che dobbiamo organizzarci per creare sedi di vaccinazione molto prossime ai cittadini, ma ci dobbiamo porre anche il problema delle persone anziane che non sono in grado di spostarsi. Quindi in questa seconda fase il medico di medicina generale avrà un ruolo centrale e il suo ruolo potrà integrarsi proprio con i medici delle USCA.”

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