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Ravenna. DPCM del 2 marzo e scuola: evitare frequenza in totale solitudine per alunni disabili

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Il Coordinamento Presidenti di Consiglio di Istituto dell’Emilia-Romagna e il movimento Priorità alla Scuola Emilia-Romagna chiedono che tutte le scuole tornino ad accogliere tutti, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, che hanno diritto a frequentare in presenza alle condizioni di inclusione previste dalle norme vigenti.

Di seguito la nota stampa sottoscritta da Alberto Rebecchi, portavoce Coordinamento Presidenti di Consiglio di Istituto dell’Emilia-Romagna, Gloria Ghetti, Priorità alla Scuola Emilia-Romagna e Barbara Binazzi referente HeBes Coordinamento Presidenti di Consiglio di Istituto dell’Emilia-Romagna:

“A seguito dell’ordinanza regionale 25 del 03/03/2021 e del D.P.C.M. 2 marzo 2021 che entrerà in vigore dal 6 marzo 2021 in molte aree tutte le scuole di ogni ordine e grado hanno chiuso i battenti. La nota del Ministero dell’Istruzione n. 343 del 04 marzo 2021 che richiama la n.1990/2020 prevede che alunni disabili e con bisogni educativi speciali (detti “Bes”) possano continuare a frequentare la scuola “in presenza”.

Per evitare che si tratti di una frequenza in totale solitudine ovvero che si realizzi un isolamento di categoria che produrrebbe il ripristino delle “classi differenziali”, si è disposta la costituzione di un gruppo classe idoneo a mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica a cui si aggiunge la garanzia di un collegamento on line con gli altri compagni/e.

Purtroppo in Emilia-Romagna sta accadendo anche altro: diverse scuole, per fortuna non tutte, non stanno attuando l’inclusione prevista e stanno respingendo la possibilità di affiancare agli studenti disabili e Bes piccoli gruppi di compagni di classe.
Questo genera una profonda e grave discriminazione: alunni con difficoltà accertate si trovano improvvisamente in classi vuote, vivendo un profondo senso di isolamento e solitudine scolastica, le cui conseguenze comportano una progressiva regressione e la perdita della maggior parte dei risultati ottenuti nel loro già faticoso percorso scolastico.

Se è vero che per loro la didattica a distanza è non solo inefficace, ma in alcuni casi impossibile da praticare, è un ossimoro ritenere possano avvertire la vicinanza dei compagni attraverso uno schermo. La conseguenza ultima di questo isolamento e discriminazione è che le famiglie dei ragazzi con criticità preferiscono non mandare a scuola i propri figli, per evitare loro l’umiliazione e il senso di estraniazione prodotto dal ritrovarsi soli in classe. Da qui pesanti ripercussioni sia sul piano del
vissuto dello studente che della gestione familiare.

Pertanto ci auguriamo che anche in epoca pandemica la comunità scolastica rimanga per tutti comunità educante, luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica, dove ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (New York il 20 novembre 1989) e con i principi generali dell’ordinamento italiano (Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, DPR 24 giugno 1998, n. 249 PR 249/98).”

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