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Santa Caterina ritorna con le caterinette e i galletti, una tradizione che si rinnova nella città di Ravenna

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Come tutti gli anni le vetrine e i banchi di fornai e pasticceri di Ravenna si arricchiscono di biscotti dalla forma di donna o di galletto in occasione di Santa Caterina che si celebra oggi, 25 novembre. È una tradizione che rimane sempre viva, molto sentita dai ravennati e che incuriosisce i turisti.

È piacevole e ritenuto di buono auspicio acquistare questi buoni biscotti che racchiudono una storia appassionante, che riassumiamo, ma che si può leggere più diffusamente negli articoli correlati che abbiamo già pubblicato e che riportiamo in calce a queste brevi righe.

Questi dolcetti sono ispirati e dedicati a Santa Caterina d’Alessandria. La storia o la leggenda del martirio di Caterina – la vicenda è controversa per la stessa Chiesa – è molto interessante e alla fine bene si coniuga idealmente con la giornata internazionale indetta contro la violenza sulle donne, il 25 novembre. Dunque, nel 305 un imperatore romano tenne grandi festeggiamenti in proprio onore ad Alessandria. Caterina si presentò a palazzo nel bel mezzo dei festeggiamenti, nel corso dei quali si celebravano riti pagani (e molti cristiani, per paura delle persecuzioni, accettavano questi festeggiamenti). Caterina rifiutò i sacrifici e chiese all’imperatore di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell’umanità.

L’imperatore, che secondo la Leggenda Aurea sarebbe stato colpito sia dalla bellezza sia dalla cultura della giovane nobile, convocò un gruppo di retori affinché la convincessero a onorare gli dei. Non solo, decise anche di chiederla in sposa. I retori non solo non riuscirono a convertirla, ma essi stessi, per l’eloquenza di Caterina, furono convertiti al Cristianesimo. L’imperatore ordinò allora la condanna a morte dei retori e dopo l’ennesimo rifiuto di Caterina la condannò a morire con il supplizio della ruota dentata. Tuttavia, lo strumento di tortura si ruppe e Caterina fu decapitata: dopo l’esecuzione, dal suo corpo invece di sangue sgorgò latte, simbolo della sua purezza.

Il giorno di Santa Caterina è celebrato anche da tanti proverbi, legati alla convinzione che sia il reale inizio dell’inverno e data in cui riattivare stufe, camini e caminetti nelle case e nei pubblici edifici. “Per Santa Caterina tira fuori la fascina”. “Par Santa Catarèna o nev o paciarena” (per Santa Caterina o neve o fanghiglia). E il già citato da “Santa Catarèna a Nadèl u i è un mes uguèl” (da Santa Caterina a Natale c’è un mese esatto). Ma oltre ai detti popolari sono notissimi i versi del poeta romagnolo Aldo Spallicci, in una sua poesia del 1922: “Par Santa Catarena e gal e la galèna, la bëla bambuzèna; pianzì burdel s’avlì di brazadel” (“Per Santa Caterina il gallo e la gallina, la bella bambolina; piangete bambini se volete le ciambelline” (ricordiamo che in Romagna le ciambelle non hanno il buco). Ed è proprio il modo in cui i romagnoli chiamano la Caterina, la bëla Bambuzèna, che la rende ancor più vicino al popolo.

 

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