Cervia. Caso Missiroli: emergono accuse pesanti, il sindaco smentisce le violenze. Non si escludono imminenti dimissioni
Anche il Coordinamento dei centri antiviolenza ER chiede un passo indietro
Il sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, da alcuni giorni al centro di una bufera mediatica scatenatasi a seguito delle indagini a suo carico per presunti maltrattamenti alla moglie dalla quale si sta separando, fa sapere che per ora non è intenzionato a dimettersi. Lo ha dichiarato ieri ai microfoni del TG3 il suo legale, Ermanno Cicognani, in attesa di prendere visione degli atti che lo riguardano.
Dai quotidiani locali in edicola oggi, si apprende che il Gip Janos Barlotti ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in carcere, avanzata dalla Procura, non tanto per l’inconsistenza dei fatti, visto che la moglie è stata ritenuta credibile, anche alla luce di riscontri emersi da “documentazione medica e fotografica”, quanto per l’assenza, secondo il suo giudizio, di un “livello di gravità indiziaria” tale da ricostruire un quadro di vessazioni “intollerabili e abituali”. Secondo la PM Angela Scorza invece, c’è il concreto pericolo che l’uomo torni ad essere violento con la moglie ed è dunque probabile che venga presentato ricorso in appello per l’applicazione della misura cautelare.
Nell’elenco delle violenze fisiche e verbali, contestate dalla PM si va da spinte, schiaffi, lancio di oggetti, fino al controllo sulla gestione economica, sui suoi spostamenti tramite un GPS inserito nell’auto e umiliazioni dovute alla frequentazione di altre donne. Al momento, Missiroli, per bocca del suo avvocato Ermanno Cicognani, ha respinto fermamente le accuse, dichiarando di non aver mai tenuto comportamenti violenti nei confronti della moglie.
Non si esclude che possa presentare le sue dimissioni da sindaco, prima del consiglio comunale cervese di questa sera.
Sulla vicenda, oltre ai vari esponenti politici e alla Casa delle Donne di Ravenna, è intervenuto anche il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna: “Pur nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza e del diritto di Mattia Missiroli di difendersi nel procedimento giudiziario in corso — nel quale avrà modo di far valere la propria dichiarazione di estraneità ai fatti — riteniamo che, in considerazione di un’accusa di violenza familiare, sia comunque opportuno, a prescindere dall’iter giudiziario, un passo indietro da parte del sindaco. Un primo cittadino rappresenta infatti un’intera comunità”.
E sulle dichiarazioni del presidente della Regione ed ex sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, che ieri ha definito la vicenda “molto dolorosa”, parlando di “riflessioni di carattere penale e giuridico che si intrecciano” per poi concludere che “è necessario tenere distinti i piani” e che l’aspetto penale e quello politico “non hanno la stessa dinamica” il Coordinamento si dice preoccupato: “Al presidente della Regione chiediamo di uscire dall’ambiguità e chiediamo chiarezza e coerenza, proprio in considerazione del fatto che in più occasioni ha dichiarato di voler mettere al centro della propria agenda politica il contrasto alla violenza maschile contro le donne. La violenza contro le donne è un fenomeno trasversale che riguarda tutti i ceti sociali e, quando le accuse coinvolgono il primo cittadino di un Comune, non si può perdere di vista la centralità della testimonianza delle vittime che devono essere sostenute senza se e senza ma, anche quando gli uomini accusati di violenza ricoprono ruoli politici di rilievo”.


