Bilancio di previsione, gruppo consiliare del PD preoccupato per il futuro di Forlì: “È un bilancio di rassegnazione”
È emersa grande preoccupazione durante la conferenza stampa indetta dal gruppo consiliare del Partito Democratico forlivese per commentare il bilancio di previsione 2026, approvato il 30 dicembre scorso dalla maggioranza. Un documento che, secondo il capogruppo Alessandro Gasperini: “non si discosta molto da quelli precedenti, per una città che da tempo non guarda avanti ma si limita all’ordinaria amministrazione.”
I dubbi del gruppo di minoranza riguardano innanzitutto le modalità con le quali il bilancio è stato presentato, con le commissioni riunitesi il 16 dicembre e la data di discussione in Consiglio slittata dal 18 al 30 dicembre, cosa che ha di fatto reso impossibile la proposta di eventuali emendamenti.
“Questa amministrazione – commenta Giulio Marabini, presidente della Commissione 1 – si vanta di aver diminuito i debiti, dato reale, ma quel debito era stato fatto per portare progetti concreti e strategici alla città, come il Museo San Domenico, il Campus, la Tangenziale, il Teatro Diego Fabbri e l’ospedale nuovo. Un’amministrazione che non fa debiti dichiara la propria visione a breve termine. Si prevede inoltre un’ulteriore contrazione della spesa nel bilancio previsionale, che il sindaco stesso ha definito un collo di bottiglia.”
Nessuna polemica dunque contro la legittimità degli atti, che il gruppo dichiara corretti, ma una severa critica politica, accompagnata da un documento che raccoglie, voce per voce, le variazioni in percentuale di spesa corrente e investimenti, dove i segni meno e il colore rosso fanno da padroni.

Spicca, in particolare, un calo di più del 10% sulle spese in cultura, con gli investimenti che sfiorano il -75%. “Una città che si candida a Capitale della Cultura Italiana e si presenta nel 2026, anno cruciale per la nomina, con una spesa inferiore mi fa pensare che o non ci credono o sono stati davvero poco attenti – continua Marabini – con le voci di spesa che andranno comunque riviste alla luce del preaccordo per il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, che aumenterà le uscite per i compensi dei dipendenti comunali. L’abbiamo fatto notare e ci è stato risposto da una consigliera di maggioranza: ‘A noi interessano le imprese, non i lavoratori’”.
“La Giunta poi parla molto di sicurezza – conclude Marabini – dichiarando di voler usare il pugno duro, ma l’aumento di spesa alla voce Ordine pubblico e sicurezza è dell’1,88%, meno del tasso di inflazione. Ne perde dunque la prevenzione e sicuramente non si potranno assumere nuovi agenti di polizia locale.”
Federico Morgagni si unisce alla critica della natura regressiva del bilancio, puntando il dito in particolare sulla linearità dei tagli alle spese: “Tagli così sono senza logica, non c’è studio sui singoli capitoli di spesa, alcuni dei quali non solo non andrebbero toccati ma ulteriormente finanziati. La Giunta minimizza annunciando ulteriori soldi durante l’anno, ma così si mina il lavoro degli uffici che faranno fatica a programmare dovendo ragionare anno per anno piuttosto che in un’ottica biennale o triennale, spesso essendo bloccati anche davanti a emergenze dovendo obbligatoriamente aspettare le variazioni di bilancio.”
Questione welfare: in previsione ogni anno per tre anni tagli alle risorse per i servizi agli anziani “Una scelta incomprensibile per una città che invecchia, ma in generale tutto il capitolo del welfare è in calo – continua Morgagni-. Questi numeri poi sono preoccupanti perché, se da una parte le spese andrebbero aumentate anche solo per fare fronte all’inflazione, dall’altra non può essere ignorato che l’anno prossimo finirà il PNRR, dunque o l’amministrazione subentrerà con finanziamenti surrogando i finanziamenti del PNRR o diversi progetti dovranno terminare improvvisamente. Sicuramente noi avremmo fatto scelte diverse, su questo tema come su quello della casa, con 200 appartamenti ACER sfitti, e su quello delle giovani coppie, con le liste per i nidi comunali che si allungano sempre di più.”
A proseguire la critica sul comparto culturale è Flavia Cattani, che si unisce alla preoccupazione circa l’enorme taglio sugli investimenti, dovuto anch’esso alla fine dei finanziamenti PNRR: “Ci lascia però piuttosto basiti – dichiara – la quasi naturalezza con cui ci è stato detto che in questo momento l’obiettivo è concludere i progetti del PNRR, senza aver ricercato in questi anni fondi aggiuntivi e integrativi per sostenere i progetti già approvati nel piano investimenti precedente.”
A bilancio mancherebbero poi le risorse destinate a diversi progetti compresi nel dossier presentato per la candidatura di Forlì-Cesena Capitale della Cultura Italiana: “In commissione bilancio – continua Cattani – l’assessore Cicognani ci ha detto molto tranquillamente che la vede dura circa il buon esito della nostra candidatura, ma come si può progettare per il 2028 partendo da un eventuale successo a marzo 2026? Manca una visione complessiva.”
“E non ci chiamino disfattisti – prosegue Morgagni – in quanto sin dall’inizio ci siamo dichiarati disponibili a collaborare al progetto della candidatura, facendo diverse proposte ed evidenziando come si sarebbero dovuti innanzitutto portare a termine determinati cantieri, che ad oggi continuano a slittare, penso a palazzo Albertini, palazzo del Merenda e al San Domenico. Non ci sono state risposte, e nel frattempo gli investimenti crollano; a questo punto il dubbio sorge spontaneo, il sindaco e l’amministrazione ci credono davvero in questa candidatura? È una priorità o un qualcosa su cui investire solo nel caso in cui andrà in porto?”
Circa il nodo Centro storico, il gruppo del PD si è espresso sia circa la mancanza di promozione della residenzialità, sia sull’annoso tema delle auto in piazza Saffi. Secondo Flavia Cattani “Il dibattito è drogato, abbiamo chiesto di rivedere insieme il piano della sosta ma ci è stato detto che era già stato fatto due anni fa e non era più necessario farlo. Abbiamo chiesto di discutere circa le aree sosta per i residenti, la mobilità pubblica, il trasporto urbano, ma ci è risposto che tutti questi erano falsi problemi. La verità è che in città manca un’operazione di mappatura seria, per non parlare delle tante occasioni perse per non aver partecipato a diversi bandi regionali, come quello sulla rigenerazione urbana.”
Si unisce al coro Elisa Massa, che lancia una provocazione: “Se davvero l’amministrazione crede nell’apertura di piazza Saffi alle auto, che facciano un referendum consultivo lasciando che la comunità forlivese si esprima. Dicono spesso di avere il favore della popolazione in quanto eletti, che procedano a una consultazione se hanno il coraggio. L’aver demandato la questione ai tecnici è solo una scusa per coprire le spaccature interne, noi crediamo non si possa tornare indietro, il Centro storico si rilancia con altre azioni.”
Massa interviene anche sul delicato tema della sicurezza del territorio: “Le ferite che molte concittadine e concittadini hanno patito nel 2023 è chiaro che non siano state valutate a dovere. Numeri alla mano è evidente la precisa volontà di non investire sul piano di Protezione Civile, con un -54% di spese, cosa deleteria in un momento storico in cui il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti e provoca eventi critici che ormai prescindono dai mesi dell’anno.”
Dito puntato anche sulla gestione della comunicazione nei momenti di crisi, reputata inadeguata soprattutto se paragonata con i Comuni limitrofi: “I cittadini hanno bisogno di certezze, l’ultimo esempio è stato l’indecisione sulla chiusura delle scuole per la neve degli scorsi giorni.”
“Avrei tanto voluto – conclude la consigliera – che invece che la bella brochure patinata sugli eventi di Forlì che brilla fosse stata consegnata alla cittadinanza una altrettanto ben fatta contenente il piano di Protezione Civile, che la popolazione merita di conoscere e consultare. Eppure, invece che scelte di qualità, se ne preferiscono sempre altre futili.”

