Una dolce tradizione
La Piadina della Madonna del Fuoco: a Forlì un dolce antico al passo con la modernità
È proprio il caso di dirlo: a Forlì non è il 4 febbraio senza la Piadina della Madonna del Fuoco. Chiunque abbia passeggiato almeno una volta per le strade del centro durante la festa cittadina conosce benissimo il profumo di questo dolce tipico, e anche per chi dovesse essere in preda all’influenza stagionale e si trovasse con il naso chiuso, è impossibile non notare le decine di bancarelle con esposte queste cataste di prodotti panificati dai gusti che – con l’avvento dei tempi moderni – sono diventati tra i più vari (e non senza polemiche).
Dimenticate dunque l’immagine della piadina che avete in mente, perché in quella “della Madonna” invece che crudo e squacquerone ci vanno al massimo marzapane, uvetta o crema, per una tipologia di dolce che può avvicinarsi a un maritozzo in salsa romagnola.
Ma che origini ha questa tradizionale preparazione legata alla celebrazione della patrona forlivese? Lo abbiamo chiesto a Marino Mambelli, ricercatore e saggista, fondatore e direttore di Forlipedia. “Diciamo intanto che a Forlì chiamiamo piadina tutto quello che è schiacciato e si mangia – dichiara Mambelli – ma la Piadina della Madonna ha una storia particolare. La leggenda vuole che, in un passato non precisato, ci fosse in corso una pesante carestia a Forlì e, per cercare di alleviare le sofferenze dei fedeli e tirare su il loro morale in vista del 4 febbraio, in cattedrale si decise di vendere i voti e utilizzare i proventi delle offerte per acquistare degli ingredienti atti alla preparazione di un pane dolce che fu mangiato proprio durante la festa.”
Una preparazione improvvisata, dunque, per fronteggiare una situazione d’emergenza, ma che è riuscita ad affondare le proprie radici in profondità e ad arrivare ai giorni nostri (quasi) intatta. Sì, perché – come premesso – questa focaccia dolce che da tradizione presentava esclusivamente un aroma di anice, con il tempo è cambiata, adattandosi ai gusti (e dunque al mercato) e arricchendosi sempre di più.
È la testimonianza che ci ha portato anche Sandro Cecchini, dell’omonimo forno forlivese arrivato ormai alla quarta generazione: “Quella che vedevo preparare cinquant’anni fa era semplice – ricorda Cecchini – con impasto all’anice e degli zuccherini sopra, al massimo si inseriva una strisciolina di marzapane. Come tutti i dolci poi negli anni c’è stata un’evoluzione, che ha portato arricchimenti e sempre più condimenti, e anche la piadina della Madonna ha seguito questo percorso: oggi quella con la crema va per la maggiore ma ci si mette di tutto e di più, dalle marmellate alla crema al cioccolato passando per quella al pistacchio. Secondo me non è una cosa positiva – si fa scappare il mastro fornaio – ma la gente lo chiede…”.
Un’origine che parte dunque in un contesto sacro e si sviluppa in quello mondano, arrivando ad alcuni sacrilegi culinari che i puristi fanno fatica a tollerare, ma che le generazioni più giovani sembrano amare, in quello che è pur sempre un modo di portare avanti la tradizione.


