Parco eolico sul Monte Comero, il Pd di Bagno e Verghereto dice no: “Progetto non compatibile con territorio, ecosistema e sviluppo”
Il progetto di realizzazione di un parco eolico sul Monte Comero, in area Biancarda, con sei pale tra la zona del Petruschio e le sorgenti del fiume Savio, è approdato alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale. Lo scorso 3 febbraio si è svolta in Regione la Conferenza dei Servizi sul piano presentato da FRI-EL.
Sul merito dell’intervento, i Circoli del Partito Democratico di Bagno di Romagna e Verghereto ribadiscono una “netta contrarietà”, già espressa nei mesi scorsi, che – spiegano – “trova oggi ulteriore conferma alla luce degli elementi emersi”.
“Progetto generico, mancano studi su rischi idrogeologici”
Secondo il Pd locale, il livello progettuale risulterebbe “molto generico”, con carenze nella valutazione di aspetti ritenuti cruciali: dai rischi idrogeologici agli impatti delle opere di cantierizzazione, in particolare per il trasporto eccezionale di piloni e pale in quota.
Il poggio Biancarda raggiunge i 1.226 metri sul livello del mare e le sei pale sarebbero collocate tra i 1.160 e i 1.200 metri. Considerata un’altezza complessiva di circa 200 metri, gli aerogeneratori arriverebbero a sfiorare quota 1.400 metri. Un elemento che, secondo i Circoli Pd, porrebbe il progetto “oltre il limite dei 1.200 metri, soglia oltre la quale vigono le tutele del PTPR e del D.lgs 42/2004”.
“Rischi per il bacino del Savio e per le falde”
Tra i punti più critici evidenziati vi è l’impatto delle fondazioni, con sbancamenti profondi e piattaforme in cemento armato. “La collocazione delle pale – sostengono – potrebbe avere un impatto rilevante sul bacino idrico del Savio”, la cui sorgente si troverebbe a circa 300 metri da due degli aerogeneratori previsti. Situazione analoga per il torrente Alferello, con possibili interferenze sulle falde acquifere.
Viabilità e frana storica
Ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la viabilità di cantiere. Il progetto prevede la realizzazione di una nuova strada dalla Chiesa di Crocesanta fino alla provinciale per Alfero, attraversando un’area instabile e caratterizzata da forte pendenza, nella parte finale della cosiddetta “Frana del Comero”, definita storica e oggi silente. Per questa opera, secondo il Pd, mancherebbero studi adeguati e soluzioni tecniche dettagliate.
Vicinanza a siti protetti
Nelle immediate vicinanze del sito individuato sono presenti aree naturali tutelate, tra cui il Sito di Interesse Comunitario Balze–Monte Fumaiolo–Ripa Moia, a circa 300 metri, e il SIC Castel Colorio–Alto Tevere, a circa 2 chilometri. “Lo stesso Monte Comero – sottolineano – rappresenta un’area paesaggistica e naturalistica di pregio”.
“Transizione sì, ma con pianificazione”
Il Partito Democratico locale chiarisce di non mettere in discussione la necessità della transizione ecologica, ma chiede “una pianificazione lungimirante e condivisa” affinché gli interventi siano sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale.
Viene inoltre criticata l’impostazione della normativa nazionale che qualifica questi impianti come opere di interesse pubblico prevalente, limitando – secondo i Circoli – il potere di pianificazione di Comuni e Regioni sulle aree idonee.
“Il paesaggio è un bene comune di interesse generale, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione – concludono –. Il crinale dell’Appennino è un museo a cielo aperto e il Monte Comero ne è parte integrante, da proteggere e valorizzare”.


