emergenza continua
|Distretto di Riccione, numeri in crescita per il Centro antiviolenza: 700 richieste di supporto in un anno
Nel 2025 sono state 700 le donne che hanno contattato la rete del Centro antiviolenza del Distretto socio-sanitario di Riccione. Di queste, 143 sono state prese in carico insieme a 78 minorenni. Un dato in costante crescita, secondo i report periodici dei servizi, che evidenzia un fenomeno ancora diffuso e la necessità di risposte sempre più tempestive e coordinate.
A fronte di questa emergenza, il Distretto risponde con una rete territoriale strutturata composta da operatrici specializzate, psicologhe ed esperte legali, con l’obiettivo di accogliere, sostenere e accompagnare le donne vittime di violenza nei percorsi di messa in sicurezza e di autonomia.
La rete dei servizi: sportello h24, presidi territoriali e case protette
Il Centro antiviolenza distrettuale opera attraverso lo sportello d’ascolto “Chiama Chiama”, affiancato dalla casa rifugio “Artemisia”, dalla casa emergenze “Nadia Murad” e da sette presidi territoriali attivi nei comuni di Riccione, San Giovanni in Marignano, Misano Adriatico, Coriano, Morciano di Romagna, Saludecio e San Clemente.
I servizi, completamente gratuiti e attivabili esclusivamente su richiesta della donna, sono realizzati dal Distretto socio-sanitario di Riccione in coprogettazione con l’associazione Mondodonna. Il gruppo di lavoro è composto da operatrici esperte in accoglienza, psicologhe, avvocate, antropologhe, mediatrici linguistiche e culturali, formatrici e volontarie.
L’attività è svolta in collaborazione con le Forze dell’ordine e numerose realtà territoriali, tra cui il progetto Daphne dell’Ausl della Romagna, gli sportelli sociali distrettuali, la Tutela minori, il Progetto Prins (Pronto intervento sociale h24), i centri di accoglienza straordinaria e diverse associazioni di volontariato.
Le richieste: protezione, tutela legale e autonomia
Nel corso del 2025 le nuove accolte sono state 108, segnale di un incremento complessivo della domanda di supporto. Le richieste più frequenti riguardano la protezione e la messa in sicurezza personale e dei figli, il sostegno legale – in particolare in caso di separazioni, affidamenti e denunce – e il supporto psicologico.
Emergono inoltre bisogni legati all’orientamento socio-economico, alla ricerca di autonomia abitativa e lavorativa e al sostegno alla genitorialità in contesti segnati dalla violenza.
Il Centro è coordinato da una professionista affiancata da due operatrici dedicate all’accoglienza e alla presa in carico. Per ogni donna è garantito il supporto di un’avvocata e di una psicologa, con possibilità di attivare mediazione linguistica e culturale nei casi di cittadine straniere.
La sede principale si trova a Cattolica, in piazza Repubblica 15, con apertura su appuntamento secondo orari settimanali differenziati, mentre è garantita la reperibilità telefonica h24 al numero 335 7661501.
“Artemisia” e “Nadia Murad”: protezione a indirizzo segreto
In raccordo con il Centro e con i servizi socio-sanitari territoriali opera la casa rifugio “Artemisia”, struttura a indirizzo segreto destinata alla protezione di donne vittime di violenza e dei loro figli. Nel 2025 sono state registrate sette richieste di disponibilità per collocamenti provenienti da fuori Distretto, con otto bambini al seguito.
Sempre nel 2025 è stata attivata la casa delle emergenze “Nadia Murad”, alloggio a indirizzo segreto per situazioni di urgenza e pericolosità, operativo 365 giorni l’anno con reperibilità h24. La permanenza è temporanea – indicativamente da 7 a 14 giorni – per consentire ai servizi sociali di individuare soluzioni più adeguate. Nell’anno sono state ospitate due donne sole e tre madri con sette bambini, tra cui un neonato.
“I numeri del 2025 restituiscono l’impegno di un presidio territoriale sempre più centrale nella rete di contrasto alla violenza di genere – sottolinea la presidente del Comitato del Distretto socio-sanitario e sindaca di Riccione, Daniela Angelini –. L’aumento degli accessi e la complessità delle richieste confermano la necessità di strutturare servizi diffusi e in sinergia con istituzioni, forze dell’ordine e realtà del territorio. Un impegno quotidiano che racconta tante storie di fragilità ma anche di ripartenza e autonomia riconquistata”.


