Gender pay gap, CISL Romagna: “Divario vicino al 40%. Il talento delle donne è svalutato da un sistema fragile”
In occasione dell’8 marzo la CISL Romagna richiama l’attenzione sul divario retributivo tra uomini e donne e invita a trasformare la Giornata internazionale della donna in un momento di riflessione concreta sulle disuguaglianze nel lavoro.
Secondo i dati del Gender Gap Report 2025 dell’Osservatorio JobPricing, in Italia il divario retributivo complessivo raggiunge il 39,9%, una distanza che continua ad allontanare il Paese dagli standard di equità europei. Un dato che, secondo il sindacato, riflette un sistema ancora incapace di valorizzare pienamente il contributo femminile nel mercato del lavoro.
“I dati del 2025 evidenziano un’ingiustizia che non è solo economica, ma sociale – afferma il segretario generale della CISL Romagna, Francesco Marinelli –. Vedere che il divario retributivo complessivo sfiora il 40% significa certificare che il sistema attuale non riconosce il valore reale del contributo delle donne. Questo gap è una zavorra che rallenta non solo le singole lavoratrici, ma la crescita di tutta la Romagna”.
Il report evidenzia anche un paradosso legato alla formazione: le donne arrivano nel mercato del lavoro con livelli di istruzione mediamente più elevati. Il 65% delle studentesse conclude l’università nei tempi previsti, contro il 54% degli uomini. Nonostante questo, il 38,1% delle laureate risulta sovraistruito, occupando posizioni inferiori rispetto al proprio titolo di studio.
Il divario prosegue anche nelle prospettive di carriera e nelle componenti variabili della retribuzione: l’accesso ai bonus e agli incentivi presenta un gap del 27,4%, segno che i sistemi premianti e le posizioni strategiche restano ancora prevalentemente maschili.
La situazione emerge anche a livello regionale. In Emilia-Romagna il tasso di occupazione femminile è pari al 63,2%, mentre quello maschile raggiunge il 77,4%. Anche la stabilità contrattuale appare sbilanciata: tra le nuove assunzioni a tempo indeterminato il 64% riguarda uomini e solo il 36% donne. Una differenza che si riflette sui redditi: nel settore privato regionale il reddito medio annuo delle lavoratrici è di 22.023 euro, contro i 31.796 euro degli uomini.
Per la CISL Romagna uno dei nodi principali riguarda il welfare e l’organizzazione del lavoro. In assenza di servizi adeguati per la cura dei figli e degli anziani, il carico familiare ricade prevalentemente sulle donne. Questo si traduce spesso nel ricorso al part-time, che in Emilia-Romagna riguarda il 24,5% delle lavoratrici contro il 4,2% degli uomini.
“Il part-time non può essere l’unica risposta alla mancanza di servizi – prosegue Marinelli –. Serve una vera tutela della genitorialità che non penalizzi le madri. La scelta di avere un figlio deve essere un valore sociale, non una sanzione sulla busta paga”.
Tra gli strumenti per ridurre il divario, il sindacato indica anche lo smart working contrattato, considerato un elemento utile per superare la cultura della presenza obbligatoria e favorire una migliore conciliazione tra vita e lavoro.
Un passo importante potrebbe arrivare anche dal recepimento della Direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che dovrà essere attuata in Italia entro il 7 giugno 2026 e introdurrà criteri più chiari nella definizione degli stipendi e nei sistemi di valutazione del lavoro.
“La trasparenza retributiva prevista dall’Europa è un passo fondamentale – conclude Marinelli – ma la vera differenza si fa con la contrattazione. Dobbiamo abbattere quel gap “non spiegato” del 10,4% che resiste anche a parità di inquadramento. L’autonomia economica è il primo pilastro della libertà e il nostro impegno è trasformare ogni dato in tutele concrete per le lavoratrici romagnole”.


