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Bagno di Romagna, critiche al Piano dell’Autorità di Bacino
L'incontro di questa mattina

Questa mattina si è svolto un incontro indetto dall’Amministrazione Comunale di Bagno di Romagna con i  tecnici e le associazioni di categoria per valutare gli effetti sul  territorio comunale del progetto di variante al Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI) adottato  dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po.  L’obiettivo è dare la massima diffusione al progetto di variante, così da consentire la formulazione di osservazioni entro  il 30 marzo 2026.  

«Riteniamo che soltanto attraverso una piena conoscenza di questo progetto, che risulta di non semplice  lettura e presenta elementi di non immediata chiarezza applicativa, si possa garantire la più ampia  partecipazione da parte di tecnici e portatori di interesse, al fine di evidenziare criticità e possibili chiavi di  lettura per dare un contributo costruttivo alla variante in esame, che ha effetti diretti sulla pianificazione  urbanistica (PUG) appena approvata», dicono il sindaco e l’assessore  all’Urbanistica.  

L’incontro si è rivelato particolarmente proficuo per una disamina della variante, grazie al  contributo dei numerosi tecnici liberi professionisti presenti, che hanno contribuito a meglio inquadrare il  provvedimento e a far emergere criticità interpretative e applicative che rischiano, secondo l’amministrazione comunale, di determinare, di fatto,  un blocco delle attività urbanistiche ed edilizie.

Dall’incontro è emerso come la normativa del progetto di variante applicabile al territorio comunale,  nonostante l’area sia stata classificata nel reticolo secondario del fiume Savio e non siano stati svolti studi  idraulici puntuali, risulti eccessivamente restrittiva non solo rispetto alla precedente, ma persino rispetto a  quella prevista per le aree di pianura recentemente colpite dagli eventi alluvionali. In tema di frane l’illustrazione è stata condotta dal geologo Alfredo Ricci, incaricato dall’Amministrazione comunale.  

Bagno di Romagna

La nuova normativa inoltre non tiene adeguatamente conto delle esigenze legate allo svolgimento dell’attività agricola, che rappresenta una componente fondamentale dell’economia locale, arrivando a impedire anche adeguamenti funzionali degli immobili esistenti. Le limitazioni alle ristrutturazioni e agli ampliamenti fino al 20% della superficie degli edifici esistenti rischiano inoltre di ostacolare interventi di miglioramento e messa in sicurezza degli edifici.

“Riteniamo che strumenti di tale portata debbano essere condivisi con i territori. La sproporzione della  normativa applicabile nelle aree di montagna rispetto a quelle di pianura ha sollevato l’esigenza di fare  chiarezza attraverso la sollecitazione alla Regione affinché vengano adottate deliberazioni puntuali, fondate  su criteri di proporzionalità ed equità tra territori. 

“Intendiamo pertanto farci portavoce delle criticità emerse nel corso dell’incontro con un approccio costruttivo nei confronti dell’Autorità di Bacino del Fiume Po e della Regione Emilia-Romagna, nella  consapevolezza che la tutela idrogeologica del territorio debba fondarsi su principi di proporzionalità ed  equilibrio tra territori di pianura e di montagna – proseguono sindaco e assessore -.Allo stesso tempo riteniamo necessario scongiurare il rischio che norme eccessivamente restrittive possano tradursi, nel tempo, in una ulteriore difficoltà nel mantenere il presidio umano e il controllo attivo dei  territori montani. Un progressivo indebolimento della presenza delle comunità locali potrebbe infatti  trasformarsi, paradossalmente, in un ulteriore fattore di criticità per la gestione e la cura del territorio.  L’Amministrazione Comunale auspica pertanto un’immediata revisione dei criteri applicativi della variante  per il proprio territorio, sollecitando un confronto istituzionale volto a definire soluzioni capaci di conciliare  la necessaria tutela idrogeologica con le legittime esigenze di sviluppo, manutenzione e riqualificazione  urbanistica”.