PAI Po, Comuni della provincia di Ravenna chiedono un Tavolo di confronto e chiarimenti sul Piano di Assetto Idrogeologico
E’ un appello chiaro e deciso quello lanciato da molti comuni della provincia di Ravenna: è necessario aprire un Tavolo di lavoro condiviso sul PAI Po, la Variante al Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del bacino del fiume Po, pubblicata il 30 dicembre 2025. A firmare il testo sono stati il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, la sindaca di Russi e presidente della Provincia, Valentina Palli, e i sindaci della Bassa Romagna che raccolgono e rappresentano le osservazioni di numerosi enti locali del territorio.
Nel documento, i Comuni ricordano che l’estensore del piano è l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (ADBPO), ente pubblico non economico vigilato dal Ministero dell’Ambiente, che pianifica e gestisce le acque, la difesa del suolo e il rischio idrogeologico nel distretto del Po.
Secondo le amministrazioni locali, la variante PAI Po rappresenta un primo passo fondamentale per avviare la progettazione di nuove opere di messa in sicurezza del territorio, tuttavia, il piano lascia aperte diverse criticità e incertezze che i Comuni chiedono di approfondire.
“E’ essenziale che sulle opere su cui non vi è alcun dubbio rispetto alla necessità ed opportunità di procedere, si definiscano nel minor tempo possibile i progetti esecutivi e le risorse per la realizzazione – dichiarano le amministrazioni -. Al contempo, il Pai Po lascia aperte alcune incertezze su cui chiediamo di poter approfondire lo studio, che fino ad oggi non ci ha coinvolti: in particolare le aree montane e le opere ivi necessarie, le aree in fascia b) e la tracimazione controllata nonché le problematiche urbanistiche connesse”.
“Il Pai Po non definisce un ordine di priorità tra gli interventi previsti, circostanza che dovrà essere sanata – proseguono – Sulle aree montane il Pai Po risulta del tutto incompleto trattando solo delle frane; prevedere opere che diminuiscano i tempi di corrivazione deve essere parte della strategia di tutela dei territorio tanto quanto un piano di bonifica dettagliato per le aree collinari”.
“La tracimazione controllata, la cui utilità non disconosciamo, deve rappresentare l’ultima possibilità di governo delle acque nei casi di eventi sopra scala per i quali, in difetto di tale strumento, i nostri territori si alluvionerebbero in punti incontrollati, come già accaduto, con danni incalcolabili per cittadini, imprese ed intere comunità – proseguono – . È tuttavia opportuno che l’individuazione delle aree di tracimazione avvenga attraverso un confronto preventivo con gli Enti Locali e i Consorzi di Bonifica, così da poter raccogliere contributi utili alla definizione della collocazione più idonea, delle modalità di funzionamento e delle possibili connessioni con il sistema della bonifica. Questo confronto, disatteso prima della pubblicazione, deve essere ripreso al fine di apportare al Piano le modifiche necessarie” .
I sindaci sottolineano: “Le opere previste dal Pai Po devono essere concretamente realizzabili, a tutela in primis delle persone e determinare il minor danno alle imprese e all’agricoltura: crediamo che sul punto si possa fare meglio. E’ necessario che le procedure urbanistiche siano chiare e non lascino incertezze e che siano definiti in dettaglio i criteri per le delocalizzazioni, tema anch’esso oggi foriero di grande preoccupazione e non chiarito”.
I Comuni chiedono un Tavolo di lavoro: “Chiediamo al Segretario Generale di attivare con un tavolo di lavoro che coinvolga gli enti sopra individuati, affinché possano contribuire al lavoro della struttura tecnica dell’Autorità di Bacino e del Ministero – sottolineano -. La difesa del nostro territorio è una delle grandi sfide del nostro tempo ed è una responsabilità che riguarda tutti i livelli istituzionali. Per questo è essenziale lavorare insieme, evitando contrapposizioni che rischierebbero di indebolire le comunità e il territorio stesso: non devono esistere fratture tra collina e pianura, tra città e campagna, né tra enti locali e Governo”.
“I Comuni di questa Provincia ribadiscono la propria piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione istituzionale con tutti i soggetti coinvolti – concludono -. Solo attraverso un confronto serio, responsabile e condiviso sarà possibile costruire scelte efficaci per la tutela del territorio e per la sicurezza delle comunità che lo abitano”.
Dall’Autorità di Bacino arriva la proroga per la presentazione delle osservazioni
Nelle stesse ore in cui i Comuni ravennati segnalavano la necessità del Tavolo condiviso, l’Autorità di Bacino Distrettuale del Po ha annunciato di aver disposto la proroga al 31 maggio 2026 per la presentazione delle osservazioni al PAI Po e all’aggiornamento delle mappe di pericolosità di alluvione del PGRA.
“Dal giorno in cui ho assunto questo ruolo, lo scorso 2 marzo, ho ricevuto decine di richieste da parte di istituzioni, enti locali e associazioni di categoria per facilitare una loro maggiore partecipazione per esprimere le osservazioni al nuovo piano di assetto idrogeologico adottato lo scorso 18 dicembre – dichiara Alessandro Delpiano,Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po –. Questa proroga consente a tutti i soggetti coinvolti di poter contare su due mesi in più per capire, confrontarsi e approfondire adeguatamente uno strumento di pianificazione tanto complesso quanto fondamentale per la sicurezza idraulica del nostro territorio”.


