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Certificati anti-rimpatrio, solidarietà agli 8 medici ravennati alla manifestazione “No Cpr” di Bologna
IMMAGINE DI REPERTORIO

Le espressioni di solidarietà nei confronti dei medici dell’ospedale di Ravenna coinvolti nell’inchiesta sui presunti certificati “anti-rimpatrio” continuano ad arrivare da associazioni e realtà del mondo sanitario e del volontariato. Oggi pomeriggio, alla manifestazione regionale in programma a Bologna, “No al referendum, no al Cpr e no al Governo Meloni”, sventoleranno anche le bandiere “La cura non è reato”, a sostegno delle infettivologhe e degli infettivologi ravennati.

Oltre 60 le realtà e associazioni da tutta la regione che, assieme a Làbas, daranno vita alla manifestazione “No ai Cpr”, da collettivi come i Municipi Sociali fino all’associazione di avvocati per l’immigrazione Asgi, passando per sigle studentesche e in rappresentanza di medici e sanitari.

Anche il team sanitario di Mediterranea Saving Humans – associazione che riunisce equipaggi di mare e di terra e conta migliaia di aderenti attivi in oltre quaranta territori tra Italia, Europa e Stati Uniti – partecipa al corteo nello spezzone sanitario, affiancando la rete “No ai Cpr” e il medico Nicola Cocco.

In un post diffuso sui social, l’organizzazione ha spiegato la propria presenza alla mobilitazione: “Oggi il team sanitario di Mediterranea Saving Humans è alla manifestazione regionale #NoWar a Bologna, nello spezzone sanitario, per esprimere solidarietà alle colleghe infettivologhe dell’ospedale di Ravenna, indagate per aver svolto la loro professione in scienza e coscienza, nel rispetto dell’etica medica, senza piegarsi a politiche che da anni tentano di strumentalizzare la salute a favore di strategie di respingimento e repressione.”

“Siamo qui anche al fianco della rete No ai CPR e del dott. Nicola Cocco, colpiti da accuse gravissime per aver denunciato gli abusi e le violenze di Stato all’interno dei CPR” aggiungono.

Il post prosegue con una riflessione più ampia: “Da anni vediamo la salute usata come strumento politico: nei centri di detenzione, nei confini e persino nel soccorso civile in mare, dove dal 2022 si tenta di piegare la medicina alle logiche del respingimento, mettendo a rischio la salute fisica e mentale delle persone in movimento. Noi continuiamo a opporci. Perché la salute non può essere un mezzo di repressione, ma deve restare un diritto universale: per tutte e tutti, in mare e a terra, senza distinzioni.”

La presa di posizione arriva all’indomani della decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ravenna, che ha disposto la sospensione per dieci mesi dalla professione per tre medici e il divieto, per lo stesso periodo, per altri cinque, di occuparsi delle certificazioni di idoneità al trasferimento nei Cpr.

La vicenda continua dunque a suscitare attenzione e prese di posizione anche fuori dal territorio ravennate, mentre prosegue il dibattito pubblico sul ruolo dei medici, sull’etica professionale e sulla gestione sanitaria delle procedure legate ai rimpatri.