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Dal ricordo del nonno alla falegnameria: Andrea Bruni e il suo sogno di legno nel forese ravennate

A volte un sogno nasce da un ricordo. Da una cantina piena di vecchi attrezzi, dal profumo del legno e dal desiderio di non lasciare andare una storia di famiglia.

È così che è iniziato il percorso di Andrea Bruni, 30 anni – ne compirà 31 quest’anno – che il 5 febbraio scorso ha deciso di trasformare una passione in lavoro aprendo la sua falegnameria artigianale “Dharma Legno”.

Una scelta controcorrente per un ragazzo giovane, che arriva dopo anni di studio da autodidatta, curiosità e una decisione non semplice: lasciare un lavoro sicuro per seguire una strada che sentiva davvero sua.

“Tutto è iniziato dagli attrezzi di mio nonno”

La passione per il legno, racconta Andrea, nasce nel 2019 in modo del tutto inatteso.

“È una storia molto romantica, in realtà. Mio nonno era falegname, ma è venuto a mancare quando avevo solo 13 anni, quindi non ha mai potuto insegnarmi il mestiere. Quando abbiamo venduto la casa in cui abitava con mia nonna, in cantina c’erano ancora i suoi attrezzi: vecchie pialle, levigatrici, la morsa da banco. Non me la sono sentita di buttarli via”.

Da lì è successo qualcosa.

“Li ho presi e ho iniziato a restaurarli. All’epoca lavoravo come metalmeccanico e avevo fatto l’ITIS meccanica a Forlì, quindi un po’ di manualità ce l’avevo. Mentre sistemavo quegli attrezzi mi si è acceso qualcosa dentro”.

Una scintilla che non si è più spenta.

Generico marzo 2026

Autodidatta, tra libri, tutorial e tanta pratica

Da quel momento Andrea ha iniziato a studiare e sperimentare. “Ho guardato tantissimi video su YouTube, letto libri, comprato riviste di settore, passato ore nei negozi di utensili a capire i materiali. Sono completamente autodidatta”.

Un percorso costruito passo dopo passo, con la curiosità di chi vuole imparare davvero un mestiere.

“Spero sempre che il buon sangue non menta”, dice sorridendo, pensando al nonno falegname.

Il coraggio di cambiare vita

A un certo punto, però, la passione non bastava più. “Nel mio vecchio lavoro non mi sentivo al mio posto. Così nel 2023 mi sono licenziato. È stata una scelta importante”.

Nel frattempo ha continuato a formarsi, seguendo anche corsi di disegno tecnico a Cesena per approfondire la progettazione dei mobili.

“Sentivo che era arrivato il momento di fare il salto. Fa paura perché vai verso l’ignoto, ma non volevo avere rimpianti”.

Così è nata ufficialmente “Dharma Legno”.

“Io sono come un sarto: faccio pezzi unici”

Nel suo laboratorio Andrea realizza mobili su misura e complementi d’arredo: tavoli, librerie, comodini, testate del letto, ma anche prototipi per aziende e progetti artistici.

“Faccio anche restauro conservativo e lavori particolari come basi per opere d’arte o cornici”.

Il principio è semplice: niente produzione seriale.

“Io sono come un sarto, non una grande distribuzione. Realizzo pezzi su misura, pensati per quello spazio preciso della casa e per quella persona. La qualità e la cura del dettaglio per me sono fondamentali”.

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Dharma Legno, quando il nome racconta un percorso

Dietro il nome della falegnameria c’è anche una scelta personale. “Per me la spiritualità è importante, il termine Dharma arriva dalla filosofia orientale”.

“È il percorso – spiega Andrea – che l’universo sceglie per te, che ti invita a seguire la propria strada, quella che senti giusta. Quando ho trovato questo nome mi è sembrato perfetto”.

Il simbolo della sua attività è infatti la ruota del Dharma, che rappresenta proprio questo cammino.

Un laboratorio tra Forlì e la campagna ravennate

Andrea è nato a Forlì, ma da circa cinque anni vive a San Pietro in Vincoli, nel forese ravennate, dove ha trovato una casa con lo spazio necessario per lavorare il legno.

Il laboratorio non è un negozio aperto al pubblico, ma un luogo dove i progetti prendono forma su appuntamento.

“Con i clienti serve empatia”

Quando si realizza un mobile su misura, il rapporto con chi lo commissiona diventa fondamentale.

“Mi sento una persona molto empatica e cerco sempre di capire davvero cosa desidera il cliente. A volte le persone non sanno bene cosa vogliono, altre volte hanno idee difficili da realizzare: il mio lavoro è trovare un equilibrio tra la mia esperienza e il loro desiderio”.

E non è un rapporto a senso unico.

“Con i clienti deve esserci un certo tipo di intesa, perché il progetto non è solo tecnico: è anche umano. D’altronde il legno non è un materiale qualsiasi, il legno è vivo. E quando lavori con una materia viva serve il cliente giusto, l’artigiano giusto e la giusta sintonia”.

E forse è proprio questa la filosofia che guida il suo laboratorio: non solo creare mobili, ma dare forma a oggetti che raccontano una storia. Proprio come quella che, da una vecchia cantina e dagli attrezzi di un nonno falegname, ha portato Andrea a costruire il suo futuro, un pezzo di legno alla volta.

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