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Moda sostenibile e artigianato a Ravenna: il convegno di CNA contro il fast fashion

È quasi primavera e non ho niente di nuovo da mettermi”. Con questo provocatorio titolo si è svolto venerdì 13 marzo 2026 presso la Sala Bedeschi di CNA Ravenna un convegno dedicato al valore della moda artigiana e agli impatti del fast fashion sulla filiera italiana. L’evento, realizzato in collaborazione con Slow Fiber e Slow Food Ravenna APS, ha messo al centro la necessità di un consumo più consapevole e di un ripensamento dei modelli produttivi della moda.

A introdurre la giornata è stata Claudia Bellini, Presidente di CNA Federmoda Ravenna, che ha sottolineato l’importanza di difendere il made in Italy: “L’artigianato è l’antitesi dello spreco – è sinonimo di qualità, durata e rispetto delle materie prime e delle persone. L’obiettivo per il nostro settore non è ridurre la sostenibilità a un adempimento normativo, ma trasformarla in un vantaggio competitivo contro la concorrenza sleale del fast fashion, aiutando al tempo stesso i consumatori a riscoprire il valore del bello fatto bene”.

Fast fashion, rifiuti e impatto ambientale

La Professoressa Elisa Tosi Brandi, associata UNIBO, ha approfondito l’aspetto storico e culturale: “Il sistema della moda contemporanea ha progressivamente sottratto al consumatore il diritto alla scelta consapevole: il fast fashion guida gli acquisti indipendentemente dal bisogno reale, rendendo sempre più difficile distinguere la qualità. La maggior parte dei capi fast fashion vengono abbandonati rapidamente perché i gusti cambiano, ma i rifiuti che generano hanno un impatto enorme e duraturo. Un consumo responsabile passa dalla conoscenza delle fibre, dei tessuti e dell’intera filiera. Occorre cambiare i modelli di consumo recuperando i valori di qualità e longevità dei capi”.

Sergio Baroni,esperto nella gestione dei rifiuti, ha evidenziato la portata globale del problema: “Ogni anno vengono prodotti 150 miliardi di capi a livello globale, di cui oltre 100 milioni di tonnellate non vengono gestite come rifiuti ma circolano nel mondo come merce, finendo in discariche a cielo aperto. Il problema è insieme strutturale, normativo e culturale. L’obbligo della raccolta differenziata dei rifiuti tessili è già in vigore in tutta Europa dal 2025 — l’Italia era stata anticipatrice dal 2022 — ma il sistema della responsabilità estesa del produttore specifico per il tessile deve ancora essere recepito a livello nazionale. In questo contesto, dobbiamo impegnarci tutti maggiormente e recuperare il valore della produzione artigiana, perché le imprese artigiane producono valore, il fast fashion produce rifiuti”.

Artigianato, economia circolare e innovazione

Maria Silvia Pazzi, fondatrice di Regenesi Srl e Regenstech Srl Benefit Company, ha portato un esempio concreto: “Con la mia azienda dimostriamo che è possibile realizzare accessori e oggetti di design di qualità partendo dagli scarti coniugando estetica, artigianalità e rispetto per l’ambiente”. La sua azienda ha sviluppato un processo brevettatoche trasforma qualsiasi tipo di rifiuto tessile in nuovi materiali riutilizzabili in settori diversi, dall’arredamento all’automotive, e coinvolge artigiani locali di Ravenna, confermando che economia circolare e manifattura localepossono rafforzarsi a vicenda.

Dario Casalini, amministratore di Oscalito e fondatore di Slow Fiber, ha aggiunto: “Le imprese artigiane non producono rifiuti tessili per necessità strutturale: ogni scarto di taglio viene reintegrato nel ciclo produttivo. È un modello fondato su cinque valori misurabili — buono, sano, pulito, giusto e durevole — che rappresenta un’alternativa concreta e già praticata all’obsolescenza programmata del fast fashion, e che il made in Italy dovrebbe rivendicare come proprio tratto distintivo etico prima ancora che estetico”.

Conclusioni e prospettive

Ha chiuso i lavori Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale di CNA Federmoda: “Il contrasto al fast fashion non può fondarsi solo sull’eccellenza produttiva, ma deve passare dalla valorizzazione dei contenuti etici, sociali ed economici del made in Italy. L’impegno di CNA Federmoda è volto ad aumentare la sensibilità verso il consumo consapevole. Questa sfida si vince nelle scuole e nelle comunità, non solo nei mercati. È, infine, importante promuovere modelli di economia circolare, contribuendo a costruire filiere più corte e più responsabili”.