“Mi hanno ridato la vita”: la storia di Francesca, con cardiopatia congenita, curata al Maria Cecilia Hospital
Una storia di sofferenza, coraggio e rinascita, che arriva da Cotignola e che assume un significato ancora più profondo alla vigilia della Giornata mondiale della sindrome di Down del 21 marzo. È la storia di Francesca, oggi poco più che trentenne, che dopo anni segnati da una grave cardiopatia congenita è tornata a vivere grazie alle cure ricevute al Maria Cecilia Hospital e al legame umano costruito con i medici che l’hanno seguita.
Romana, affetta fin dalla nascita da sindrome di Down, Francesca ha dovuto affrontare sin da bambina una complessa patologia della valvola tricuspide, una delle quattro valvole cardiache fondamentali per il corretto funzionamento del cuore. Un problema serio, che negli anni l’ha costretta a numerosi interventi chirurgici: il primo quando aveva appena un anno, poi altri nel 1999, nel 2002 e nel 2006.
Nonostante i tentativi, la situazione non si stabilizza e, a partire dal 2009, iniziano ricoveri sempre più frequenti a causa di scompensi cardiaci. La svolta arriva nel 2018, quando Francesca arriva a Cotignola e incontra il professor Fausto Castriota, responsabile della Cardiologia Interventistica e direttore dell’Heart Valve Center.
Dopo un’attenta valutazione, il medico decide di affrontare un intervento complesso, una procedura definita “valve in valve”, che in altre strutture era stata sconsigliata. L’operazione riesce e segna un primo importante passo verso il miglioramento. Poco dopo, Francesca viene sottoposta anche all’impianto di un pacemaker.
Il percorso, però, non è ancora concluso. Nel 2022 compaiono nuovi sintomi: stanchezza cronica, tosse persistente, cardiopalmo. Segnali che rendono difficile anche la quotidianità. Ancora una volta, è l’équipe di Cotignola a intervenire, con una valvuloplastica percutanea, una tecnica meno invasiva che non richiede l’apertura del torace.
“Queste patologie possono essere diagnosticate in età pediatrica oppure in età adulta e spesso richiedono più interventi nel corso della vita – spiega il professor Castriota –. Per questo è fondamentale affidarsi a centri altamente specializzati e garantire un follow up costante”.
Oggi, a distanza di quattro anni dall’ultimo intervento, Francesca sta bene. Ha ripreso le sue passioni e ha raggiunto anche un traguardo importante: il foglio rosa per la patente. Ma soprattutto, in questo lungo percorso, ha costruito qualcosa che va oltre la cura medica.
“Sono nata con la Sindrome di Down e una cardiopatia congenita importante – racconta – ma vivo grazie all’incontro con questi medici. Quando nessuno voleva più operarmi, mi hanno accolto. Quello che alcuni chiamano miracolo, noi lo chiamiamo scienza e umanità”.
Un rapporto fatto non solo di professionalità, ma anche di vicinanza e affetto, che nel tempo si è trasformato in un legame profondo.
La sua storia è anche il simbolo di una sanità che funziona, basata su competenze avanzate, lavoro di squadra e continuità delle cure. Un modello che, come sottolineano gli specialisti, permette oggi di affrontare anche le cardiopatie più complesse, migliorando qualità e aspettativa di vita.
E che, in casi come quello di Francesca, riesce davvero a restituire il futuro.


