Autismo, diagnosi in aumento anche nel ravennate. Dall’Ausl: «Non è un’emergenza, ma una maggiore capacità di riconoscere i bisogni»
Negli ultimi anni le diagnosi di disturbo dello spettro autistico sono aumentate in modo significativo anche nel territorio ravennate. Un dato che spesso genera preoccupazione nelle famiglie e nella società, ma che – spiegano gli specialisti – non va letto semplicemente come un improvviso incremento della condizione, bensì come il risultato di una rete sanitaria più strutturata e capace di individuare precocemente i segnali.
A fare il punto è la dottoressa Jessica Lacchini, referente del programma autismo per la Neuropsichiatria infantile di Ravenna, che descrive un sistema in continua evoluzione per rispondere a una domanda sempre più alta.
Perché oggi si parla di “spettro”
Partiamo dalla definizione che ormai da tempo non è più quella di “autismo” tout court, utilizzata in passato per definire una condizione monodimensionale, ma di “spettro autistico”, che ha in sé il senso di una pluralità di condizioni diversificate. “Parliamo di disturbo dello spettro autistico perché non esiste un’unica forma di autismo”, chiarisce Lacchini.
“Le caratteristiche principali riguardano due aree: comunicazione e interazione sociale da un lato, interessi e comportamenti ripetitivi dall’altro, spesso accompagnati da particolarità sensoriali – spiega la dottoressa -. Tuttavia intensità, modalità di manifestazione ed esigenze di supporto possono variare molto tra una persona e l’altra”.
Per questo oggi la classificazione si basa sui livelli di supporto necessari e non su etichette rigide, in linea con le più recenti linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità.
Perché le diagnosi aumentano
Secondo gli specialisti, l’incremento delle diagnosi non dipende da una singola causa, ma da diversi fattori concomitanti, come una maggiore accuratezza diagnostica, grazie all’evoluzione dei criteri clinici e alla capacità di riconoscere profili in passato sottodiagnosticati; protocolli uniformied équipe dedicate all’interno della rete Hub & Spoke; un’intercettazione più precoce attraverso pediatri e strumenti di screening nei bilanci di salute; la formazione continua rivolta alle scuole, che permette agli insegnanti di individuare precocemente i segnali; il potenziamento della formazione clinica del personale sanitario e dell’intero sistema di cura. In altre parole, più che un aumento dell’autismo, cresce la capacità del sistema sanitario e educativo di riconoscere e accompagnare precocemente i bisogni dei bambini e delle loro famiglie.
Una rete di professionisti sotto pressione
Nello Spoke Autismo minori dell’ambito Ravenna-Lugo-Faenza operano oggi un medico di Neuropsichiatria infantile recentemente acquisito, dieci psicologi referenti distribuiti nei tre territori, tredici educatori – con una figura condivisa tra Lugo e Faenza – e cinque logopedisti.
“Si tratta di una rete professionale importante – spiega Lacchini -, ma i dati mostrano chiaramente come la pressione della domanda sia molto elevata». L’aumento delle richieste di valutazione e presa in carico rappresenta infatti una delle principali sfide per i servizi territoriali.
Percorsi strutturati per diagnosi e presa in carico
Le famiglie che si rivolgono al servizio trovano oggi un percorso definito, costruito secondo le linee guida nazionali e regionali e formalizzato nel PDTA aziendale. L’accesso avviene tramite pediatra di libera scelta o su invio dei professionisti territoriali collegati alla Neuropsichiatria infantile. Segue una valutazione strutturata articolata in quattro incontri, durante i quali vengono utilizzati strumenti diagnostici aggiornati previsti dal protocollo regionale.
Dopo la diagnosi viene attivata una presa in carico multiprofessionale che coinvolge psicologo referente, neuropsichiatra infantile, educatore e logopedista. Sono previsti trattamenti psicoeducativi differenziati per fasce d’età (0-6 anni e 7-17 anni), incontri individuali o di gruppo in base al livello di supporto necessario, follow-up periodici e un raccordo costante con la scuola. Non manca il sostegno alle famiglie attraverso percorsi di parent training e programmi dedicati alla transizione verso l’età adulta tra i 16 e i 21 anni.
Tra le esperienze più innovative figura un progetto sperimentale avviato da due anni in alcuni nidi e scuole dell’infanzia del territorio ravennate: educatrice e logopedista lavorano direttamente in classe per l’intero anno scolastico, aumentando l’intensità degli interventi e favorendo la generalizzazione delle competenze acquisite in ambulatorio.
Sono inoltre attivi ambulatori specialistici dedicati agli strumenti comunicativi e alla selettività alimentare, una difficoltà frequente nei bambini con autismo, con équipe specificamente formate.

