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Pai Po, Coldiretti Ravenna boccia la proposta: “agricoltura non è vittima sacrificale di fiumi mal gestiti”

Per Coldiretti Ravenna “L’agricoltura è parte fondamentale del territorio ed è pertanto fondamentale che scelte di pianificazione di tale portata vengano costruite con il coinvolgimento degli imprenditori agricoli, primi custodi del territorio, e delle comunità locali. Con la nomina del nuovo Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (ADBPO), Ing. Alessandro Delpiano, si è, infatti, riaperto il dibattito sulla necessità di politiche di prevenzione e mitigazione più efficaci rispetto al passato”.

Ed è, infatti, “stata accolta con favore la decisione del Segretario Generale di prorogare al 31 maggio 2026 il termine per la presentazione delle osservazioni alla proposta di variante al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) del bacino del Po, che insiste su territori dove si concentrano produzioni agricole di qualità e filiere agroalimentari, che sono un pilastro dell’economia regionale, e che solo in extrema ratio dovrebbero fungere quali aree di tracimazione controllata”.

Questa, in sintesi, la posizione di Coldiretti Ravenna “in merito alla proposta di variante al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) del bacino del Po ad oggi in discussione. Ad illustrarla agli associati, giunti ieri sera al Cinedream di Faenza da tutta la provincia, il Presidente Nicola Dalmonte e il Direttore Assuero Zampini”.

Secondo Dalmonte “le misure previste nel Pai Po sono ancora suscettibili di essere ulteriormente valutate sotto il profilo tecnico-operativo, al fine di ponderarne la reale fattibilità e, soprattutto, scongiurare effetti indesiderati o danni immediati sui territori interessati”.

Secondo Coldiretti, l’adattamento del territorio agli allagamenti – ha spiegato il Direttore Zampini – “rischia infatti di comportare ricadute rilevanti sull’intero territorio e, in particolare, su aree agricole di elevato valore produttivo, che rappresentano un patrimonio strategico sotto il profilo economico e occupazionale”.

Le ipotesi di tracimazione controllata, infatti, “coinvolgerebbero migliaia di ettari di superficie agricola, in larga parte occupati da frutteti e vigneti (stimati tra il 60% e il 70% delle superfici interessate), oltre a seminativi di elevato pregio. Le stime effettuate indicano una possibile perdita pari all’8-10% delle imprese agricole, con percentuali ancora più elevate nei comparti vitivinicolo, frutticolo e sementiero. Le conseguenze in termini di valore economico dei terreni e potenzialità occupazionale sarebbero estremamente rilevanti, ad esempio solo il valore fondiario avrebbe un’immediata contrazione stimabile fino all’80%” spiegano.

Per questo Coldiretti ha proposto “una visione progettuale costruita sul concetto di prevenzione”: “Quindi, in primis una gestione attiva e globale dell’intero reticolo idraulico cui associare il dragaggio degli alvei fluviali e la realizzazione di casse d’espansione multiuso, in grado di assicurare sicurezza idraulica a valle e riserva irrigua nei periodi di siccità”.

Considerato “che le recenti alluvioni hanno modificato l’assetto di diversi corsi d’acqua, determinando un notevole innalzamento degli alvei”, secondo Coldiretti “dragaggi e manutenzione costante, anche grazie all’utilizzo del materiale estratto per il rafforzamento e consolidamento delle sponde arginali, offrono la soluzione più performante in un’ottica di prevenzione e pianificazione, consentendo di aumentare significativamente la capacità di contenimento dei fiumi”.

“Respingendo quindi totalmente le ipotesi di tracimazione controllata e di arretramento degli argini – ha concluso il Presidente Dalmonte – continueremo a seguire con attenzione l’evoluzione del provvedimento, a partecipare ai momenti di confronto in essere con la Regione e offrire il nostro contributo nell’ottica di poter assicurare un equilibrio concreto tra sicurezza idraulica, tutela del territorio e continuità dell’attività produttiva.”.