Logo
Claudio Miccoli: PAI-Po irricevibile. Piena sintonia con la posizione di Coldiretti

Piena e convinta sintonia con la posizione di Coldiretti in merito alla variante al PAI-Po presentata dall’Autorità di Bacino del fiume Po, è irricevibile.

Una posizione che non nasce oggi, ma che avevo già espresso con chiarezza lo scorso 7 gennaio, immediatamente dopo la pubblicazione della variante: un piano che, per impostazione e contenuti, risulta non solo difficilmente applicabile e costosissimo, ma profondamente scollegato dalle reali esigenze del territorio.

Negli ultimi mesi, il lavoro di informazione e sensibilizzazione rivolto a cittadini, imprese e associazioni di categoria ha progressivamente rafforzato questa consapevolezza. Sempre più realtà operative, infatti, stanno prendendo atto che la proposta, così come formulata, non è in grado di garantire né sviluppo né sicurezza; anzi, può solo spaventare e fermare gli investimenti.

Le criticità evidenziate da Coldiretti sono rilevanti e concrete: dalla mancanza di un reale coinvolgimento da parte delle istituzioni regionali, totalmente inconcepibile, a un approccio considerato troppo passivo nella gestione del rischio idraulico, fino alle pesanti ricadute economiche sulle aziende agricole, con una riduzione del valore stimata fino all’80%.

Quello che però è sconcertante è l’assenza di interventi strutturali nelle aree di collina e montagna, dove oggi numerose aziende si trovano già a fare i conti con frane e instabilità del territorio.

In questo contesto, non possiamo accettare una visione che si limita a vincolare e penalizzare chi è custode del territorio. Gli agricoltori non sono il problema, ma parte della soluzione. Serve una strategia basata su prevenzione reale, manutenzione costante e infrastrutture mirate, capace di garantire sicurezza idraulica e tutela della comunità.

Quando chi vive e lavora sul territorio converge su una valutazione così netta, è evidente che il problema è nella proposta. Proprio per questo, la prossima settimana depositerò le osservazioni formali presso l’Autorità di Bacino, riguardanti l’intera asta del Lamone e del torrente Senio, con l’obiettivo di chiedere una revisione complessiva e sostanziale del piano, a tutela dei cittadini di Faenza e non solo.

Non si può scaricare su famiglie, agricoltori e imprese la responsabilità della sicurezza del territorio. Il territorio va messo in sicurezza con interventi concreti, non con tracimazioni controllate, che di controllato non hanno nulla.

Gli agricoltori conoscono il territorio meglio di chiunque altro. Lo lavorano ogni giorno, ne vedono i cambiamenti, ne subiscono i problemi e ne conoscono le fragilità: è da loro che bisogna ripartire per riscrivere il piano.