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Cesena. Jacopo Rinaldini lascia Rifondazione Comunista, poiché ha aderito al nuovo Partito Comunista

Jacopo Rinaldini lascia Rifondazione Comunista, poiché ha aderito al nuovo Partito Comunista del quale è diventato referente della sezione cesenate. “Sono trascorsi molti anni, oramai, da quando, ragazzo, feci la prima tessera di Rifondazione Comunista – dice Rinaldini -. Aderì con profondissima passione ad un ideale prima che ad un partito politico. Comunismo come orizzonte finale, come senso ultimo di una lotta politica fatta di battaglie e accesi confronti: comunismo come obiettivo definitivo di un agognato rovesciamento dell’ordine delle cose esistenti. Il senso della lotta era ed è tutto qui”.

Una lunghissima esperienza, dunque. “Nel corso degli anni ho trovato una specchiata famiglia umana: sono numerosi i nomi che mi sovvengono mentre scrivo queste poche righe. Pier Giorgio Poeta, a cui devo molto, Monica Donini, Massimiliano Maestri e via discorrendo. Rimangono compagni di lotta, amici fraterni, oserei definirli sodali politici a cui resto, tuttavia, fortemente legato”.

Allora, perché l’addio? “La mia decisione è maturata in seguito alla proposta di Rifondazione Comunista di creare un cosiddetto ‘Fronte costituzionale, democratico e antifascista’. Dal mio punto di vista, questo nuovo progetto, se così può essere definito, altro non è che un ingresso nel Campo Largo, ossia una convergenza con Pd, Italia Viva, Azione e altri soggetti che abbiamo sempre combattuto nel corso degli anni.  Da ingresso nel Campo Largo a stampella rossa del Pd il passo è breve: si rischia di fare la fine di Avs, partito senza una identità chiara e definita”.

“Non ritengo tale scenario lo scenario adeguato per un partito che vuole definirsi rivoluzionario – commenta –. Meglio, credo io, cercare una necessaria unità comunista piuttosto che dilinquirsi all’interno di un contenitore in cui vi è tutto e il contrario di tutto”.

Quindi ha aderito, pertanto, senza tentennamenti e infingimenti al nuovo Partito Comunista. “Resto fedele ai miei ideali e ai miei valori rivoluzionari di uguaglianza e giustizia sociale; muta il nome del soggetto non l’essenza della lotta. I fari: Karl Marx, Engels, Lenin e Stalin non si spegneranno, anzi rischieranno con ancora maggiore intensità il percorso politico che intendo percorrere. Osservando la realtà attuale mi rendo conto che c’è moltissimo lavoro da svolgere e ritengo che il nuovo Partito Comunista, sempre al fianco di lavoratori e con un acceso antimperialismo militante, sia il soggetto con cui provare a scardinare, pure a Cesena, le logiche di un capitalismo sempre più asfissiante e logorante”, conclude.