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Giustizia al collasso a Ravenna: grave carenze di personale, aule a rischio chiusura, pratiche ferme. L’allarme di Tribunale e Procura: “Servono fondi”

Un sistema sotto pressione, sempre più vicino al punto di rottura. È un quadro fortemente critico quello emerso durante la conferenza stampa congiunta che si è svolta nell’Aula della Corte d’Assise del Tribunale di Ravenna, alla presenza di Giovanni Trerè, Presidente del Tribunale, Daniele Barberini,  Procuratore della Repubblica e Paola Carpi, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.

“Il problema della giustizia è che è una macchina che, con queste carenze, non può funzionare”: parole nette quelle del Presidente del Tribunale, che ha descritto una situazione definita senza mezzi termini “grave e impossibile”. A pesare sono, da un lato, le criticità strutturali dell’edificio di viale Falcone e, dall’altro, una crescente e preoccupante carenza di personale amministrativo.

Sul fronte delle infrastrutture, le condizioni risultano sempre più difficili: impianti elettrici bisognosi di interventi urgenti e risorse che, secondo quanto riferito, non arrivano dal Ministero della Giustizia. “L’aula della Corte d’Assise è il simbolo di questo sfacelo, forse dovremo chiuderla”, è stato sottolineato durante l’incontro.

Ancora più allarmante il dato relativo agli organici. Se nel 2022 la scopertura del personale amministrativo era pari al 25%, oggi ha raggiunto il 38% e potrebbe toccare il 40% nei prossimi mesi. Una situazione aggravata dalla mancata stabilizzazione delle figure introdotte con i fondi del PNRR, molte delle quali hanno lasciato per altre opportunità lavorative, come i concorsi all’Agenzia delle Entrate. “Sono rimasti pochi eroi, senza certezze”, è stato evidenziato.

Il quadro risulta ancora più critico in Procura. Come spiegato dal Procuratore, a fronte di un organico previsto di 35 unità, attualmente sono in servizio solo 18 dipendenti, destinati a scendere a 16 nei prossimi mesi anche a causa dei pensionamenti. “Siamo in condizioni disperate”, è stato dichiarato, con uffici come il casellario penale che si reggono anche grazie al contributo di personale in pensione.

Le difficoltà organizzative si riflettono inevitabilmente sull’efficienza del sistema: pratiche ferme, richieste di archiviazione in attesa e software obsoleti che rallentano ulteriormente il lavoro quotidiano. “Queste carenze colpiscono tutti gli utenti della giustizia”, è stato ribadito, puntando il dito contro l’assenza di risposte concrete a livello ministeriale.

Nel corso dell’incontro è intervenuta anche la Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ravenna, che ha espresso la volontà dell’Ordine di contribuire attivamente al sostegno del sistema giustizia. Tra le ipotesi al vaglio, la creazione di convenzioni con enti pubblici per attivare forme di supporto, anche attraverso il coinvolgimento di avvocati e volontari.

A chiudere la conferenza è stato nuovamente il Presidente del Tribunale, con un messaggio chiaro: “Siamo preoccupati per la velocità con cui sta peggiorando la situazione. Siamo in emergenza”. Da Ravenna parte quindi un appello diretto al Ministero della Giustizia, nella speranza di interventi urgenti e risolutivi per garantire il funzionamento di un servizio essenziale per i cittadini.