il commento
|Rimini, Uno Bianca: il sindaco Sadegholvaad dopo le parole di Savi a “Belve Crime”: “Insinuazioni che offendono verità e vittime”
Le dichiarazioni rese da Roberto Savi nel corso della trasmissione “Belve Crime”, in cui l’ex poliziotto condannato per i delitti della banda della Uno Bianca è tornato a parlare di presunti retroscena investigativi e di alcuni episodi legati ai crimini del gruppo, riaccendono il dibattito su una delle pagine più drammatiche della cronaca italiana. A intervenire con fermezza è il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad.
“Le carte processuali hanno stabilito esattamente le colpe e le pene” afferma il primo cittadino, ricordando come la vicenda giudiziaria sia stata chiusa da sentenze definitive e come il lavoro investigativo abbia consentito di individuare i responsabili della lunga scia di sangue attribuita alla banda.
Nel suo intervento, Sadegholvaad sottolinea il valore dell’inchiesta che portò all’arresto dei fratelli Savi nel 1994, definendo quel lavoro investigativo un esempio di efficacia delle istituzioni: “La rivelazione e la cattura dei responsabili avvennero grazie alla loro abilità, alla loro pazienza, alla loro competenza”.
Il sindaco richiama inoltre il ruolo degli investigatori e del metodo utilizzato, basato sull’analisi dei fatti e su un lavoro coordinato tra forze dell’ordine: “Partimmo dai fatti”, ricorda citando il giudice Daniele Paci, sottolineando come la ricostruzione dell’indagine abbia permesso di superare rassegnazione e difficoltà iniziali.
Sadegholvaad respinge quindi con decisione le nuove affermazioni emerse in tv: “Le insinuazioni a oltre 30 anni di distanza e i sorrisini di Roberto Savi offendono le famiglie delle vittime, offendono il Paese e offendono la verità”. Per il sindaco si tratta di un tentativo “patetico e telefonato” di rimettere in discussione ciò che è stato già accertato nei processi.
Nel suo messaggio trova spazio anche il ricordo delle vittime, in particolare del sovrintendente capo Antonio Mosca, della Polizia di Stato di Rimini, ferito nel 1987 e deceduto nel 1989 a seguito dello scontro a fuoco con i fratelli Savi sull’autostrada A14.
“Ascoltare in tv le parole sprezzanti e vergognose con cui Roberto Savi ha descritto quell’omicidio rinnova un dolore che chi conosceva Antonio Mosca non merita”, afferma il sindaco, che esprime vicinanza ai familiari e ai colleghi della vittima.
Sadegholvaad conclude ribadendo il valore della memoria e della verità giudiziaria: “Questa è la verità. Questo il motivo enorme per cui non solo la città di Rimini ma il Paese intero dovrebbe onorare ogni giorno chi ha consentito di interrompere quella scia di sangue”.


