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Licenziamenti alla Versalis di Ferrara: per l’azienda solo una prassi per favorire il turnover. Ma Cisl e Uil attaccano duramente la Cgil

Dopo l’allarme lanciato dalla Filctem Cgil sul rischio di un possibile “effetto domino” sul sito Versalis di Ravenna, arrivano le repliche sia dell’azienda sia di Femca Cisl Romagna e Uiltec Uil Ravenna. Al centro della discussione c’è la procedura avviata da Versalis nello stabilimento ferrarese, che secondo la Cgil potrebbe rappresentare un precedente pericoloso per il futuro occupazionale del comparto chimico.

Versalis, in una nota, precisa che “la procedura attivata, seppur inquadrata dal punto di vista normativo nell’istituto del licenziamento collettivo con accesso alla NASPI, fa riferimento a una prassi utile a favorire il turnover dei lavoratori, già avviata nel recente passato anche in altri siti Versalis con la sottoscrizione di accordi sindacali, e che tiene conto in via prioritaria del criterio della volontarietà con incentivazione economica”.

L’azienda aggiunge che “nel caso specifico, la procedura potrà coinvolgere nei prossimi due anni al massimo 30 persone, che decideranno di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro alle condizioni previste dalla normativa”.

Ma la Filctem Cgil ferrarese insiste ad avanzare dubbi e timori per il futuro della chimica in Italia ed in particolare degli stabilimenti locali: “Siamo di fronte a una dismissione silenziosa dell’industria chimica. Ridurre il tutto a una opportunità di anticipo pensionistico, senza affrontarne le reali criticità industriali, è una scelta miope, superficiale e populista. L’apertura di una procedura comunicata tramite PEC non può essere considerata una richiesta di confronto: significa dichiarare esuberi e certificare una perdita di attività e soprattutto di posti di lavoro. La cosiddetta “prassi consolidata” dell’accompagnamento alla pensione e del turnover viene smentita dai dati ufficiali. Oggi il sito Ferrarese di Versalis conta 313 lavoratori; nel 2023 erano 333 e nel 2021 erano 340, con una perdita netta di 37 posti di lavoro. Il chiaro obiettivo è una lenta agonia e dismissione delle attività qui realizzate e, con essa, le attività collegate e di supporto con conseguenze sociali ed economiche ancora più pesanti per il territorio”.

Toni decisamente duri quelli utilizzati da Femca Cisl Romagna e Uiltec Uil Ravenna in replica alle posizioni di Cgil. Le due organizzazioni sindacali definiscono infatti la procedura “una prassi consolidata che da anni viene adottata in molti siti di Versalis, Ravenna compresa”, ricordando come analoghi strumenti siano stati utilizzati anche recentemente attraverso accordi sindacali relativi ad altri ammortizzatori sociali.

Secondo Cisl e Uil, si tratta di percorsi volontari e incentivati, utilizzati da lavoratori prossimi alla pensione. “Tutte situazioni nelle quali i lavoratori e le lavoratrici in modo volontario facevano a gara per accedervi”, scrivono le sigle sindacali, sottolineando anche che simili misure hanno riguardato nel tempo “parecchi iscritti e sindacalisti della Filctem”.

Nel lungo comunicato, Femca e Uiltec difendono inoltre la scelta di aver sottoscritto il protocollo di riconversione dei siti di Brindisi, Priolo e Ragusa, considerandolo uno strumento necessario per garantire investimenti e prospettive future al settore chimico nazionale. “La firma di un accordo, così come la firma di un protocollo, non è solo la difesa dei lavoratori, ma è la difesa di un settore come quello chimico che è in forte difficoltà non solo in Italia”, sostengono.

Non manca infine un passaggio polemico nei confronti della Filctem Cgil e delle sue iniziative pubbliche. Cisl e Uil accusano infatti il sindacato di “strumentalizzare e falsificare la realtà” e giudicano “incredibili” le accuse rivolte a Femca e Uiltec di difendere “la posizione aziendale più che i posti di lavoro”.

Il confronto sul futuro di Versalis e sul piano di riconversione industriale del gruppo Eni resta dunque aperto, mentre sul territorio ravennate continua il dibattito tra le diverse sigle sindacali sulle strategie da adottare per tutelare occupazione e prospettive produttive del polo chimico.