Electrolux
|De Pascale in visita al presidio dei lavoratori dell’Electrolux: “La vertenza sui licenziamenti deve essere ritirata: siamo pronti al conflitto con tutti i mezzi a nostra disposizione”
“La vertenza di Electrolux deve essere ritirata, perché non si può discutere con chi non vuole soluzioni, ma che ha soltanto scuse per abbandonare l’Italia. Questa discussione può iniziare soltanto un minuto dopo che Electrolux ritira il piano e se non lo farà tutto il territorio è pronto al conflitto. Davanti alla voglia di discutere, questo territorio è pronto a farlo, ma davanti ad un provvedimento di una tale violenza come questo siamo anche pronti a batterci con tutti gli strumenti che la legge consente”.
Con queste parole Michele de Pascale, presidente della Regione, ha manifestato la propria vicinanza ai tanti lavoratori che stanno organizzando in questi giorni il presidio davanti all’Elettrolux di viale Bologna, aziende svedese con cinque sedi in Italia, che ha stabilito il licenziamento di 400 operai nella sola sede forlivese, in un riassetto che porterà a lasciare senza lavoro 1700 persone. Oggi pomeriggio de Pascale ha presenziato insieme all’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia ad un tavolo di confronto convocato da loro nella sede della Provincia coinvolgendo istituzioni, sindacati e cittadinanza per confermare il sostegno alla mobilitazione e avviare un confronto con tutte le realtà socio-economiche del territorio. All’incontro sono intervenuti il Presidente della Provincia di Forlì-Cesena Enzo Lattuca, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e locali e la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) dello stabilimento forlivese. Poi è andato davanti all’Elettrolux per confortare i lavoratori in vista del delicato incontro che ci sarà lunedì 25 maggio a Roma tra Governo, Regioni e all’Electrolux.
“Siamo al fianco dei lavoratori in questa battaglia – afferma De Pascale -, ma prima c’è la comprensione di quello che stanno facendo e della loro preoccupazione. Non si possono costruire soluzioni con chi non cerca soluzioni, perché è chiaro che l’Elettrolux vuole abbandonare l’Italia. Se pensa di dividere le regioni, i lavoratori, le istituzioni e i sindacati non ha capito nulla: avrà un solo interlocutore che è l’Italia. Se questa vertenza non l’affrontiamo tutti insieme e non entra nel cuore degli italiani, questa battaglia non la vinciamo. Devono capire che c’è una reazione che viene dal basso, che ovviamente parte dai lavoratori, ma che riguarda il modo in cui le multinazionali si rapportano con questo paese, perché se capiscono che l’Italia è il ventre molle d’Europa ed è più facile chiudere e licenziare rispetto ad altri, siamo davanti ad uno tsunami industriale e il primo caso di una lunga serie. Faremo capire che siamo pronti a tutto anche al conflitto maggiore che la legge consente. È un metodo inaccettabile che non vuole ridurre l’occupazione, ma chiudere il reparto italiano e noi non glielo permetteremo. Lo abbiamo detto martedì al ministro Urso, che ha riunito tutte le regioni interessate: al tavolo di lunedì 25 maggio ci presenteremo con una posizione chiara, condivisa oggi anche con le organizzazioni sindacali, gli enti locali e i lavoratori e le lavoratrici”.

“Per noi questo piano è da rigettare e non c’è possibilità di intavolare una trattativa: non si possono ricercare soluzioni con chi non le vuole trovare. La scelta di Electrolux non è quella di rilanciare o di proporre un periodo di crisi al fine di recuperare produttività, ma è di abbandonare l’Italia. È una scelta molto chiara e questa è una prima fase, abbastanza dichiarata. E questo taglio solo sullo stabilimento di Forlì è solo una prima fase che porterebbe ad un taglio più rilevante e alla chiusura del sito. Electrolux ragiona fuori dall’Italia pensando ad interessi che non sono legati al nostro Paese e dunque l’Italia deve opporsi con fermezza come abbiamo detto al Ministro Urso. Per prima cosa Electrolux deve dirci se vuole rimanere in Italia, cosa che noi pretendiamo, poi penseremo a tutte le azioni possibili da parte del nostro paese. Non escludiamo nulla per il mantenimento in Italia. Poi si inizierà a discutere di soluzioni di carattere europeo, in una fase in cui la manifattura rischia di non essere adeguatamente tutelata e di subire l’ingresso massiccio di prodotti cinesi, anche alla luce dei dazi di Trump. Si affronterà il tema della politica industriale, coinvolgendo anche gli enti territoriali. Ma questo confronto potrà partire solo nel momento in cui Electrolux ritirerà il piano: in caso contrario, tutto il territorio sarà pronto a dare battaglia.”.
I lavoratori di Electrolux hanno già vissuto una lunga vertenza nel 2014, facendo un presidio di 24 ore per 68 giorni dal 4 febbraio all’8 aprile che portò ad un accordo che diede respiro ai lavoratori. Questa volta però la vertenza è ancora più pesante perché ridurrà gli attuali 900 lavoratori a 500, un terzo dei 1500 del 2014. L’intenzione dell’azienda è di spostare alcuni componenti nella fabbrica gemella a Rotterdam, non chiudendo l’azienda forlivese ma riducendo il personale, che produce forni ad induzioni poco interessanti per il mercato cinese. In questo modo a Forlì si produrranno soltanto questi elettrodomestici dal costo di 1600 euro l’uno, scenario che potrebbe portare ad una chiusura nel lungo periodo.
“De Pascale ha preso a cuore la questione dandoci sostegno e come dice lui non deve essere solo una vertenza dell’Electrolux di Forlì ma di tutta l’Italia – sottolinea Sabrina Grassi, rappresentante Rsu Uilm e in azienda da 32 anni -. Se chiude l’elettrodomestico in Italia è un grosso problema e quindi la questione deve arrivare a tutti gli italiani. Questa volta Electrolux ha parlato anche di diminuire la progettazione: uno stabilimento con una progettazione ridotta non ha futuro perché se non possiamo progettare nuovi impianti, nuovi formi e nuovi piani cottura non avremo un domani. Col vecchio non potremo andare avanti e non saremo competitivi. Chiediamo che tutti gli impiegati e i progettisti vengano con noi e siano con noi, perché è una battaglia che dobbiamo fare tutti insieme. La progettazione è l’anima dello stabilimento di Forlì. Noi siamo ancora qua, siamo tutti uniti, portiamo avanti la vertenza e non ci arrendiamo”.
Parole riprese anche da Elisa Guidi RSU Fiom, operaia di catena dipendente dal 1999. “Sarà una battaglia molto lunga e forte. Siamo pronti a resistere ancora un minuto in più di Electrolux come abbiamo fatto nel 2014. Abbiamo paura di non trovare un posto di lavoro né per noi né per i nostri figli e Forlì non può permettersi di chiudere questo stabilimento che dà lavoro a donne e a famiglie intere. Questa è la ristrutturazione più potente che abbiamo avuto in trent’anni, ma non ci arrenderemo”.

