“Non ci faremo intimidire”: Andrea Maestri replica a Futuro Nazionale sul caso “Negozio italiano”
“Un’iniziativa che solleva profili di possibile istigazione all’odio razziale”. Andrea Maestri non arretra e rilancia lo scontro con Futuro Nazionale sulla campagna “Negozio italiano”, finita al centro del dibattito a Ravenna.
L’avvocato ravennate, attivista per i diritti umani, conferma la volontà di presentare un esposto in Procura per chiedere alla magistratura di valutare l’eventuale rilevanza penale dell’iniziativa, richiamando l’articolo 604 bis del Codice penale.
La risposta arriva dopo che il movimento vicino al generale Roberto Vannacci aveva annunciato una querela per diffamazione nei confronti dello stesso Maestri.
La campagna: adesivi tricolori e riferimento ai “negozi etnici”
La polemica nasce dall’iniziativa lanciata da Futuro Nazionale a Ravenna: adesivi con la scritta “Negozio italiano” applicati ad attività commerciali gestite da italiani. Nel presentare la campagna, gli esponenti del movimento avevano motivato l’azione parlando della diffusione di “negozi etnici, kebab e macellerie halal” e di un cambiamento del tessuto urbano definito come “sostituzione” delle attività tradizionali. “Non accettiamo che i nostri negozi vengano sostituiti uno dopo l’altro da attività che nulla hanno a che fare con la nostra cultura e le nostre tradizioni”, aveva dichiarato Filippo Battaglia.
È proprio su queste parole che si concentra la replica dell’avvocato. Per Maestri, infatti, l’iniziativa non si limiterebbe a una campagna identitaria, ma utilizzerebbe un linguaggio che “evoca una contrapposizione tra italiani e attività commerciali identificate per origine o religione”. “Negozio italiano è un marchio politico che diventa un marchio infame quando viene usato per propagandare idee basate su discriminazione, esclusione e appartenenza etnica”, afferma.
Il legale contesta in particolare i riferimenti a “onda islamica” e alla contrapposizione tra attività “italiane” ed esercizi “gestiti da immigrati islamici”, espressioni che – secondo la sua lettura – configurerebbero un’impostazione discriminatoria.
Maestri ha quindi confermato la volontà di rivolgersi alla Procura, sostenendo che in uno Stato di diritto “chiunque ha il diritto di chiedere alla magistratura di verificare la liceità penale di una condotta controversa”. Richiama inoltre i principi costituzionali sulla tutela dei diritti, sull’uguaglianza e sul divieto di discriminazione.
Dall’altra parte Futuro Nazionale respinge ogni accusa e annuncia azioni legali, parlando di “querela per diffamazione aggravata” e sostenendo che le parole di Maestri avrebbero travalicato i limiti della critica politica.
La vicenda ora si sviluppa su due piani paralleli: quello politico, sempre più acceso, e quello giudiziario, con l’esposto annunciato da Maestri e la querela preannunciata dal movimento.


