Roberto Savini (Confcooperative Romagna-Estense): “Dopo 80 anni dal suffragio universale, ora la sfida è la parità di genere nella governance”
Il 2 giugno 1946 la cittadinanza scelse la Repubblica democratica ed elesse l’Assemblea Costituente. A decidere questi cambiamenti furono, per la prima volta nella storia, uomini e donne insieme grazie al suffragio universale, vero e proprio manifesto di democrazia e uguaglianza. Successivamente, grazie alla sensibilità e alla ‘statura’ delle persone elette nell’Assemblea Costituente la cooperazione trovò un riconoscimento solenne nell’articolo 45 della Carta Costituzionale. La Costituente vedeva nella cooperazione qualcosa in grado di creare ricchezza equa, solidarietà, democrazia e sviluppo sostenibile. Ed è esattamente quello che la cooperazione fa anche oggi e che definiamo economia sociale.
Il comma 1 dell’articolo 45 della Costituzione recita: «La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata» e pone la cooperazione al rango costituzionale.
La parola ‘riconosce’ ha un grande valore perché significa che l’Assemblea Costituente ha preso atto di qualcosa che preesisteva. E oggi questo si collega direttamente al Piano d’azione europeo per l’economia sociale che certifica a livello europeo la bontà e la forza di questo modello. Con il Piano dell’economia sociale si rimarca l’importanza della cooperazione per la creazione di un’economia democratica, senza finalità speculative e che è attenta alle persone.
E ancora, sul suffragio universale e la parità dei diritti: Potremmo oggi concepire una società senza una presenza paritaria delle donne? Ovviamente no. Eppure, per lungo tempo, si sono definiti dei principi economici con alla base un evidente deficit democratico, escludendo una metà della popolazione. I diritti che oggi sono indiscutibili hanno tappe precise, come la riforma del diritto di famiglia del 1975 che ha dato la possibilità di un’ulteriore, fondamentale emancipazione alle donne. Oggi abbiamo i principi chiariti nel testo costituzionale, ma abbiamo ancora troppe aree dove, a fronte dell’enunciazione del principio, l’effettività non è del tutto praticata. Il nostro dovere è fare sì che, dove esistono spazi in cui è necessario rendere effettivo un principio, si debba lavorare concretamente. La certificazione Uni Pdr 125:2022 per la Parità di Genere, ad esempio, va a indagare proprio in quelle aree che, per una serie di motivi storici o strutturali, non rendono ancora effettiva la parità.
Sebbene la cooperazione di Confcooperative Romagna-Estense vanti oggi una presenza femminile massiccia nei posti di lavoro – il 60% delle persone occupate nelle cooperative associate è donna – l’organizzazione riconosce che il lavoro è oggi da fare sui livelli decisionali. I dati dimostrano che l’accesso alla governance nelle cooperative mostra ancora margini di crescita importanti, pur registrando performance strutturalmente migliori rispetto alla media delle società di capitali tradizionali. “Noi dobbiamo impegnarci a fondo. Oggi il grande tema è far sì che la parità di genere avvenga pienamente anche nelle nostre cooperative a livello di governance, cioè nei consigli di amministrazione e nei ruoli di vertice. È questo l’aspetto sul quale siamo in prima linea come associazione.
Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense


