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Osservazioni al PAI Po. Coldiretti: 330 aziende agricole ravennati coinvolte dalle ipotesi di tracimazione controllata

Tra sicurezza idraulica e tutela della produzione agricola si gioca una partita decisiva per il futuro del territorio ravennate. È su questo equilibrio che Coldiretti Ravenna ha concentrato le proprie osservazioni alla variante del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) del bacino del Po, presentate a fine maggio e illustrate nei giorni scorsi a oltre 300 associati riuniti nelle assemblee di Faenza e Lugo.

Sul PAI Po, fin dall’inizio, la scelta di Coldiretti è stata quella di garantire un’informazione capillare alle imprese associate, così da consentire la presentazione delle osservazioni individuali al Piano. Parallelamente, l’associazione ha portato avanti un confronto costante con le istituzioni coinvolte, a partire dalla Regione, con l’obiettivo di definire le priorità di intervento. Priorità che, secondo Coldiretti, restano due: la sicurezza del territorio e la difesa del patrimonio agricolo e imprenditoriale locale.

Le osservazioni, come illustrato alla platea dei soci dal presidente Nicola Dalmonte e dal direttore Assuero Zampini, partono dalla richiesta di una revisione del PAI del Po incentrata su una corretta gestione delle aree fluviali. Alla previsione di aree allagabili, sulla quale Coldiretti ribadisce la propria contrarietà, l’organizzazione agricola contrappone una strategia basata su dragaggio degli alvei, pulizia e sistemazione degli argini, riduzione delle portate attraverso la realizzazione di casse di espansione a monte dei corsi d’acqua e un piano straordinario per la gestione della fauna, con particolare riferimento al contenimento degli animali fossori, considerati un fattore di rischio per la tenuta arginale.

Per Coldiretti, infatti, non è possibile accettare vincoli su ampie zone agricole, anche di elevato pregio, senza aver previsto interventi di riduzione della pressione idraulica a monte e le azioni conseguenti.

Nel solo territorio ravennate, qualora le indicazioni contenute nella variante al PAI del Po e nelle “monografie” dei singoli corsi d’acqua venissero applicate integralmente, gli effetti sul sistema agricolo sarebbero rilevanti. Secondo le stime illustrate, oltre 330 aziende sarebbero coinvolte nella tracimazione controllata, per circa 615 ettari, mentre altre 150 imprese rientrerebbero nelle ipotesi di arretramento degli argini, con conseguente perdita di fabbricati produttivi e di ulteriori superfici agricole.

Si parla complessivamente di migliaia di ettari, in larga parte destinati a frutteti e vigneti (60%) e per oltre il 40% a seminativi, con danni potenziali stimati in decine di milioni di euro, senza considerare le ricadute occupazionali, il valore dei terreni e la gestione degli eventuali sfollati, tra popolazione residente e manodopera agricola, stimata tra le 800 e le 900 persone.

“L’agricoltura è parte fondamentale del territorio – ha ribadito Coldiretti Ravenna agli associati – ed è quindi essenziale che scelte di pianificazione di questa portata vengano costruite coinvolgendo e ascoltando gli imprenditori agricoli, primi custodi del territorio, e le comunità locali”.

“Respingendo quindi le ipotesi principali avanzate dal PAI Po, ossia tracimazione controllata e arretramento degli argini – conclude Coldiretti Ravenna – continueremo a seguire con attenzione l’evoluzione dell’iter di pianificazione, convinti di aver dato con queste osservazioni un contributo per garantire un equilibrio concreto tra sicurezza idraulica, tutela del territorio e continuità dell’attività produttiva”.

Le assemblee sono state inoltre l’occasione per illustrare le modifiche all’Ordinanza n.11, che definisce le modalità e i tempi per la presentazione delle domande relative ai risarcimenti per i danni alluvionali del 2024.