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In Consiglio Comunale, il punto sulle zone umide di Ravenna: acqua oltre i 30 gradi e fauna a rischio
Foto d'archivio

Le temperature elevate delle ultime settimane e la scarsità di precipitazioni stanno mettendo a dura prova le zone umide del territorio ravennate. A fare il punto della situazione è stata l’assessora Barbara Monti, rispondendo in Consiglio comunale al question time presentato dal consigliere del Movimento 5 Stelle Igor Gallonetto sullo stato di salute degli ecosistemi gestiti dal Parco del Delta del Po.

Monti ha spiegato che la presenza di un sistema idraulico in parte artificializzato consente di mitigare alcuni effetti dei cambiamenti climatici, permettendo di convogliare acqua dolce in aree che, in condizioni naturali, non potrebbero riceverla. «Il movimento dell’acqua e il mantenimento dei livelli possono essere in qualche modo creati artificialmente», ha precisato, sottolineando però che non è possibile contrastare le alte temperature e la stratificazione delle acque provocata dalle cosiddette notti tropicali.

L’assessora ha evidenziato come in diverse zone umide la temperatura dell’acqua abbia raggiunto e superato i 30 gradi, con una conseguente riduzione dell’ossigeno disciolto che può compromettere la sopravvivenza dei pesci. Ha inoltre osservato che l’eventuale moria della carpa, specie esotica originaria della Cina considerata dannosa per gli ecosistemi acquatici locali, rappresenta un effetto positivo della carenza di ossigeno dovuta alle temperature estreme.

Nel dettaglio, Monti ha illustrato la situazione dei principali siti naturalistici. Il Bardello si è prosciugato già a metà maggio a causa del basso livello idrico di Valle Mandriole e dell’assenza di piogge, con la conseguente perdita delle ovature e delle larve di anfibi in uno dei siti più importanti del Parco del Delta del Po per queste specie, comprese alcune considerate rare e minacciate a livello globale.

Le bassure della pineta di San Vitale risultano asciutte dalla fine di maggio e, ha spiegato l’assessora, non esiste la possibilità di alimentarle artificialmente con acqua. Per quanto riguarda Valle Mandriole, dalla seconda metà di aprile è stato interrotto il carico idrico nell’ambito del programmato prosciugamento periodico dell’area, operazione destinata a proseguire fino al completamento della nuova opera di alimentazione diretta dal fiume Lamone. L’intervento, già finanziato dall’Ente Parco con fondi Por Fesr, sta però subendo rallentamenti legati alla procedura di Valutazione di impatto ambientale e alle difficoltà emerse durante l’iter autorizzativo.

A Punta Alberete il prosciugamento stagionale rappresenta invece una pratica gestionale programmata, necessaria per la conservazione della foresta di frassino e per consentire gli interventi di manutenzione, come lo sfalcio di parte dei canneti e gli sfangamenti. Negli ultimi due anni, tuttavia, il completo prosciugamento non è stato possibile a causa dei livelli idrici del canale Taglio della Baiona e della parziale occlusione della fossa di scolo.

Per la Pialassa Baiona, Monti ha ricordato che si tratta di una zona lagunare regolata naturalmente dal flusso e riflusso delle maree.

Nella pineta di Classe le bassure sono asciutte dall’inizio di giugno, con effetti analoghi a quelli registrati al Bardello sulla riproduzione degli anfibi. Per migliorare la gestione idrica è in corso la progettazione di una nuova chiavica che consentirà di prelevare acqua dallo scolo Acquara grazie al progetto Life NatConnect 2030 finanziato dall’Ente Parco.

Situazione sotto controllo, invece, per l’Ortazzo, dove la parte occidentale viene costantemente alimentata dallo scolo Acquara. Diverso il caso dell’Ortazzino, che segue un ciclo naturale collegato alla falda marina dell’Adriatico e va incontro a un fisiologico prosciugamento tra la primavera e l’estate, condizione indispensabile per la conservazione degli habitat delle steppe salate protetti dall’Unione europea.

Sulle aree gestite direttamente dal Comune, per motivi di tempo la risposta dell’assessora arriverà per iscritto.