Roncofreddo, l’areale enogastronomico “I Rubiconi” si costituisce in Comitato
L’areale enogastronomico “I Rubiconi” compie un nuovo passo nel proprio percorso di sviluppo. A un anno e mezzo dall’avvio delle attività, il progetto si è costituito ufficialmente in Comitato, nel corso dell’assemblea generale che si è svolta martedì 7 luglio al Palazzo della Rocca di Roncofreddo.
Nato come progetto condiviso tra Chef to Chef/Emilia-Romagna Cuochi, Il Lavoro dei Contadini Aps, Slow Food e Tempi di Recupero Aps, “I Rubiconi” punta a creare una filiera che coinvolga aziende, produttori, ristoratori, associazioni e operatori del territorio, promuovendo uno sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale e sociale e su un turismo legato alle identità locali.
L’areale comprende il territorio attraversato dai tre corsi d’acqua che, nel tempo, hanno assunto il nome di Rubicone: dall’Urgòn (o Pisciatello), al Fiumicino fino al fiume Uso, interessando un’area che si estende da Calisese a Bellaria-Igea Marina, passando per Sogliano e Santarcangelo.
All’assemblea hanno partecipato oltre trenta realtà aderenti al progetto. L’incontro ha portato all’elezione del nuovo Consiglio direttivo, composto da Giorgio Clementi (Osteria dei Frati), Maurizio Camilletti (Le Teglie di Montetiffi), Mauro Giardini (azienda agricola Villa Venti), Ermanno Spina (Slow Food), Renato Brancaleoni (Fossa dell’Abbondanza), Carla Brigliadori, Sabrina Bianchi (Demetra Forno di Paese), Gianmarco Casadei (Osteria Tèra) e Sergio Diotti (Biblioteca Gastronomica del Rubicone), nominato presidente del Comitato.
Tra i primi appuntamenti in programma figurano la partecipazione a “Piadiniamo”, dal 24 al 26 luglio, la Cena dell’Areale in calendario il 29 luglio all’Osteria dei Frati di Roncofreddo e la seconda edizione di “Oro Bianco – Festamercato dei formaggi e latticini dell’Emilia-Romagna”, prevista il 18 ottobre sempre a Roncofreddo.
A fare da filo conduttore al progetto è la valorizzazione del rapporto tra cibo, territorio e paesaggio, sintetizzata dalla citazione dello storico Massimo Montanari, riportata dal Comitato: «Il paesaggio non si guarda, ma si fa… Se qualcosa si è rotto nel legame profondo tra l’uomo e il cibo, forse lo si può ricostruire partendo dai luoghi che ogni giorno ci capita di attraversare».


