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Associazione per la Buona Politica di Lugo: “Osservazioni sull’affaire Piazza XIII Giugno”

Il confronto democratico e il dibattito sui grandi progetti pubblici soffrono oggi di una preoccupante latitanza. Se le Consulte di decentramento restano semi deserte, l’arena dei social network si trasforma in un luogo di sterile rimpallo quotidiano. Nel frattempo, le scelte cruciali sull’impiego del denaro pubblico passano spesso sotto traccia, malgrado i proclami sulla “trasparenza amministrativa”e “comunicativa”.

Per comprendere come vengono orientate le risorse della collettività, è emblematico il caso di piazza XIII Giugno, la quale, unica piazza del centro con area parcheggio gratuito, è parzialmente risultata impraticabile per oltre un decennio, con fonte di grandi disagi a residenti e utenti.

La vicenda, che si è trascinata per molti anni tra transenne e aule di tribunale, si è arricchita di un nuovo capitolo dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il cui esito si è rivelato tutt’altro che positivo per le casse comunali.

La storia comincia nel 2009, anno in cui viene siglata la convenzione per il rifacimento della piazza e dei sottoservizi da parte della società Foro Boario, a titolo di compensazione urbanistica. Le prime crepe, sia strutturali sia gestionali, si manifestano già nel 2011. Da lì, parte una lunga catena di rinvii e interventi tampone, fino all’inevitabile scontro legale del 2017 che ha interessato il Tribunale di Ravenna, quello di Bologna, il TAR e il Consiglio di Stato. In tutti questi anni, Comune, lottizzante e società assicuratrice non hanno mai trovato – o forse cercato con convinzione – la strada di un accordo bonario.

I nodi, alla fine, sono venuti al pettine, come negli gli anni passati più volte ho sostenuto in consiglio comunale. La sentenza del Consiglio di Stato di inizio anno ha dunque stabilito una corresponsabilità al 50% in capo al Comune per i dissesti della piazza.

Tradotto in cifre, il ripristino definitivo delle aree di sosta è costato ben 1.400.000 euro: una somma interamente pagata dai contribuenti lughesi per rimediare a un’opera che doveva essere a costo zero.

A questo ammontare, scaricato sulla collettività, vanno sommati 140.000 euro circa di spese legali impegnate nelle varie fasi di giudizio , più ulteriori 40.000 euro per alcuni interventi manutentivi risultati vani e privi di qualsivoglia effetto e perizie tecniche di una Università.

L’aspetto più singolare è che l’Amministrazione non intende accettare il verdetto del Consiglio di Stato e sostiene che “ ha messo in campo tutto quanto era in suo potere per contestare gli inadempimenti del lottizzante “. La Giunta pertanto ha approvato, lo scorso 2 luglio, una delibera per proporre la “revocazione” della sentenza.

Si tratta di un mezzo di impugnazione eccezionale, anche se non è il ricorso a un ulteriore grado di giudizio , ma è l’ultima spiaggia giuridica rimasta che comporterà un ulteriore esborso di 16.500 euro per le tutele legali.

C’è da chiedersi se questo accanimento tuteli davvero l’interesse generale e la conformità della spesa pubblica o non sia piuttosto un prolungamento pervicace di un errore strategico.

L’ironia pone una domanda : il prossimo passo sarà la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ?

Occorre ricordare le incaute dichiarazioni degli assessori ai lavori pubblici che si sono succeduti in due distinte giunte, prima rassicurando l’opinione pubblica che i lavori erano stati eseguiti “a regola d’arte”, poi garantendo che il Comune non avrebbe sborsato “nemmeno un euro”.

I fatti hanno preso una direzione diametralmente opposta. La lezione che ci lascia la storia di piazza XIII Giugno è chiara.

I cittadini non devono solo delegare il potere di rappresentanza politica che ,ricordiamolo, non è né in bianco né definitiva ma sviluppare maggiormente consapevolezza civica, attraverso una informazione costante derivante dalla lettura di atti, partecipazione e, quando necessario, espressione di forte e motivato dissenso.

Solo attraverso un controllo attento e diffuso da parte di tutta la comunità e delle sue rappresentanze . potremo evitare che vicende così onerose e paradossali tornino a ripetersi nel nostro territorio.

Silvano Verlicchi – Associazione Civica Per la Buona Politica