PD Brisighella: Con l’approvazione della riforma della montagna a pagare è Brisighella
La pubblicazione del DPCM del 7 luglio 2026, che ridisegna l’elenco dei comuni montani, è un provvedimento che colpisce duramente il nostro Comune e che entrerà in vigore il 22 luglio. Da qui a quella data, la battaglia per una revisione dei criteri non si ferma: è questo l’impegno che deve accomunare tutti gli amministratori dei territori montani e il Partito Democratico.
È una riforma che ignora la realtà dei territori. Il nuovo criterio di classificazione abbandona le specificità territoriali per affidarsi a un unico parametro statistico: la media altimetrica dell’intero territorio comunale. Il risultato è un paradosso che si commenta da solo: Monte Romano, con i suoi 765 metri il punto più alto dell’intera provincia di Ravenna, perde la qualifica di area montana, mentre la ottiene il centro di Modigliana. Insieme a Monte Romano escono dalla classificazione anche Fognano, San Cassiano, San Martino in Gattara, Zattaglia e Valletta: frazioni che condividono da sempre le stesse difficoltà, la stessa distanza dai servizi, la stessa economia di montagna.
Non è una questione di etichette. Significa meno risorse, meno premialità nei bandi, e per il comparto agricolo un aggravio concreto: le aziende delle zone collinari escluse saranno equiparate a quelle di pianura anche sui contributi previdenziali dei dipendenti, un costo che molte realtà produttive non potranno sostenere.
Per mesi ci è stato promesso da parte del Governo confronto e revisione. Quelle promesse sono state smentite dai fatti: il decreto è stato approvato. Uno schiaffo ai territori interessati, ma è anche un clamoroso schiaffo politico al sindaco Pederzoli, che nei mesi scorsi aveva annunciato con enfasi, attraverso stampa e social, la consegna di una “lettera ufficiale” al ministro Roberto Calderoli, suo compagno di partito, per chiedere un incontro urgente sul provvedimento.
Abbiamo sempre criticato la mancanza di tempestività del Sindaco Pederzoli, che si è mosso solo dopo l’interrogazione consiliare di “SiAmo Brisighella”. Ma i fatti sono ancora più gravi: il decreto era già stato approvato dal Consiglio dei Ministri l’11 maggio, e la lettera, consegnata il 13 maggio, è arrivata quando ogni decisione era già presa — una mera operazione di facciata, priva di qualsiasi efficacia politica.
A questo punto una domanda è inevitabile: la senatrice Marta Farolfi, che ha votato “inavvertitamente” questa riforma e “ingenuamente” sosteneva che per Brisighella non sarebbe cambiato nulla, era davvero ignara del fatto che il decreto fosse già stato approvato due giorni prima? È credibile che non abbia ritenuto opportuno informare il Sindaco, evitandogli l’ennesima figuraccia istituzionale, mentre annunciava una richiesta di confronto su un provvedimento ormai definitivamente licenziato dal Governo?
Siamo stanchi del gioco delle parti che non porta soluzioni al territorio. Ci aspettiamo un sussulto di responsabilità. Per questo chiediamo, con la massima chiarezza, un confronto pubblico davanti ai cittadini brisighellesi con il Sindaco Pederzoli e la senatrice Farolfi: un’occasione per chiarire le rispettive posizioni, per impegnarsi formalmente a sostenere la revisione dei criteri presso il Governo, e per scongiurare una frattura tra territori che condividono le stesse condizioni geografiche, economiche e sociali ma che, con questo DPCM, verranno trattati in modo diseguale nell’accesso alle misure di sostegno.
Le frazioni montane di Brisighella non hanno bisogno di lettere consegnate quando le decisioni sono già state prese, ma di una rappresentanza autorevole, coerente e capace di difendere davvero gli interessi di un territorio collinare che non può essere diviso tra comuni di serie A e comuni di serie B.
Partito Democratico di Brisighella


