L'iniziativa di Confagricoltura
|Una giornata nei campi di San Mauro Pascoli per promuovere la Patata di Romagna
Una cinquantina di operatori, tra tecnici di campo e di aziende come Pizzoli e Orogel, e produttori provenienti diverse aree produttive dell’Italia, hanno partecipato nel pomeriggio di venerdì 9 luglio all’iniziativa promossa da Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini e dedicata al progetto Patata di Romagna. Ad accogliere i partecipanti l’azienda agricola Montemaggi a San Mauro Pascoli. Nella cittadina è presente presente uno dei tre campi sperimentali di Unapa in Emilia-Romagna. Qui vengono valutate nuove varietà e nuovi materiali con l’obiettivo di individuare patate adatte alle condizioni pedoclimatiche del territorio, capaci di rispondere alle esigenze degli agricoltori, del mercato e della ristorazione. Un segnale di attenzione verso un modello produttivo di nicchia e di alta qualità, che in Romagna trova condizioni particolari per esprimere precocità, freschezza e collegamento diretto con i consumi locali.
Montemaggi: “il nostro impegno è quello di portare avanti il progetto”
“L’impegno di Confagricoltura è portare avanti la Patata di Romagna come progetto per il territorio – afferma Daniele Montemaggi, produttore e presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini –. In cento giorni riusciamo a ottenere una patata fresca, una patata novella, disponibile sino alla fine agosto: un prodotto di qualità che vogliamo valorizzare attraverso identità territoriale e innovazione in campo”.
Il legame con il turismo è uno degli elementi centrali del percorso di valorizzazione. “È un prodotto che si presta bene a tante preparazioni: fritta, lessata o al forno – prosegue Montemaggi –. Cerchiamo di valorizzarla perché altrimenti rischiamo di perdere un patrimonio produttivo importante. Facciamo ricerca, collaboriamo con l’Università di Bologna, con i tecnici, con la sperimentazione di Unapa e con le imprese della filiera perché crediamo che la pataticoltura possa essere un’opportunità interessante per gli agricoltori. Il mio obiettivo è mantenere alta la Romagna anche valorizzando un prodotto della terra, umile come la patata”.

Per Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini, la giornata in campo rappresenta un nuovo passo nel percorso di rilancio della Patata di Romagna: non solo una produzione agricola, ma un tassello dell’identità territoriale, capace di unire imprese, ricerca, mercato locale, ristorazione e turismo. “Vogliamo continuare a lavorare perché questa coltura resti in Romagna e generi valore per le aziende agricole – conclude Montemaggi –. La ricerca varietale e il confronto con i produttori sono strumenti fondamentali per dare prospettiva a una produzione che ha storia, qualità e un forte legame con il territorio”.
Cervellati (Unapa): “la patata di Romagna ha interessanti peculiarità”
A sottolineare il valore del lavoro sperimentale è stato anche Sante Cervellati, presidente onorario di Unapa. Per Cervellati la Romagna rappresenta un’area produttiva con caratteristiche distintive. “La Patata di Romagna ha peculiarità molto interessanti: è precoce, arriva al consumatore fresca, non passa attraverso lunghi periodi di conservazione. Sono elementi importanti sia per chi consuma sia per chi commercializza il prodotto. L’area adriatica romagnola ha una prospettiva unica nel panorama europeo, proprio per la precocità e per il rapporto diretto con il consumatore. Qui siamo vicini a un’area turistica e offrire una patata fresca, visibile e riconoscibile significa aggiungere valore anche all’esperienza culinaria che il territorio propone ai visitatori”.
Parisi (Crea): “bisogna continuare a lavorare sulle precoci”
Il valore della sperimentazione è stato ribadito anche da Bruno Parisi, ricercatore del Crea. “In Italia facciamo costituzione varietale, ma molte varietà nascono e vengono selezionate nel Centro-Nord Europa, dove le condizioni ambientali sono diverse dalle nostre. Il lavoro di sviluppo varietale serve proprio a individuare i materiali più adatti ai nostri areali”. Secondo Parisi, la Romagna esprime una tipologia produttiva specifica. “Questo territorio ha sempre guardato al flusso turistico, ai mercati ortofrutticoli e alla ristorazione. Storicamente si cercavano patate pronte a novanta giorni dalla semina, da scavare già a giugno. Oggi bisogna continuare a lavorare sulle precoci, con varietà adatte allo scavo anticipato, buone caratteristiche organolettiche e gusto. Essendo un prodotto novello, tende a sbucciarsi e richiede molta attenzione nella raccolta, spesso ancora semi-manuale. Anche questo fa parte della sua identità”.

Sarpieri: “produzione di nicchia, legata alle tradizioni di coltivazione”
A completare il quadro è intervenuto Gianni Sarpieri, tecnico di campo, che ha ricordato come negli ultimi vent’anni la pataticoltura romagnola si sia progressivamente specializzata, pur perdendo superficie. “Oggi è diventata una produzione di nicchia, molto diversa dalla pataticoltura dell’Emilia, anche se distante poche decine di chilometri. Qui resta una realtà legata anche alle tradizioni di coltivazione”.


