Spopolamento montano, CNA Colline forlivesi chiede interventi rapidi contro il taglio delle risorse
I piccoli Comuni dell’Appennino forlivese mantengono, almeno per ora, un buon livello di servizi essenziali, ma la nuova Legge della Montagna rischia di sottrarre risorse preziose al territorio. È l’allarme lanciato da CNA Colline forlivesi, che chiede interventi rapidi e concreti per evitare che l’area montana finisca vittima dello spopolamento.
Lo spunto arriva da una recente indagine nazionale del Sole 24 Ore sulla disponibilità di servizi di prossimità nei centri minori italiani, basata su dati aggiornati a maggio-giugno 2026 di Banca d’Italia, Poste Italiane, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Ministero della Salute. Lo studio ha preso in esame 5.519 Comuni italiani, rilevando che solo il 19,6% dispone contemporaneamente di farmacia, sportello bancario, ufficio postale e distributore di carburante sul proprio territorio. Il restante 80,4% è privo di almeno uno di questi servizi, e quasi la metà dei Comuni analizzati (48,6%) ne offre al massimo due.
Applicando lo stesso criterio ai nove Comuni montani sotto i 5.000 abitanti dell’Appennino forlivese — Civitella, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia e Tredozio — il quadro locale risulta nettamente migliore rispetto alla media nazionale: sette Comuni su nove garantiscono l’intera gamma di servizi essenziali. Fanno eccezione Galeata, che non dispone di un distributore di carburante, e Portico e San Benedetto, privo di uno sportello bancario.
Nonostante il dato locale sia rassicurante, da CNA arriva l’invito a non abbassare la guardia, soprattutto dopo l’approvazione della Legge della Montagna (131/2025), che introduce nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani basati principalmente su altimetria e pendenza. Un cambiamento che, secondo l’associazione, penalizzerebbe l’Appennino forlivese.
A spiegarne le ragioni è Villiam Antonelli, presidente dell’area CNA Colline forlivesi, che richiama gli studi su benessere e sviluppo territoriale: “L’indice Benessere Equo e Sostenibile (BES) sviluppato dall’ISTAT e dal CNEL e numerosi altri studi italiani e internazionali mostrano come la presenza sul territorio di servizi fondamentali, quali sanità, trasporti, scuole e connessione internet, sia un fattore determinante per evitare lo spopolamento dei piccoli centri e delle zone montane.”
“La nuova legge – continua Antonelli – ha un impatto negativo sul nostro territorio, perché va a ridurre il numero dei Comuni classificati come montani con la conseguente perdita di incentivi, bandi premiali e priorità di investimento. Allargando lo sguardo anche ai Comuni con più di cinquemila abitanti, nella nostra provincia quelli classificati come montani con i nuovi criteri fisici passerebbero da sedici a sei.”
Una parziale attenuazione arriva dalla Regione Emilia-Romagna, che ha concesso una proroga delle risorse anche alle aree destinate a perdere la classificazione di Comuni montani. Ma per CNA la situazione resta tale da richiedere contromisure immediate, un tema già discusso durante l’assemblea generale dell’associazione tenutasi lo scorso maggio.
Per Giovanni Montevecchi, responsabile di CNA Colline forlivesi, la presenza di servizi sul territorio non riguarda solo la qualità della vita dei residenti, ma incide direttamente sulla tenuta del tessuto produttivo: “La presenza in loco di servizi fondamentali è un elemento decisivo anche per la permanenza o l’apertura di nuove imprese, in quanto la limitazione di questi si traduce in costi più alti e perdita di competitività. In aree già interessate dal calo demografico e dall’aumento dell’età media, occorre promuovere politiche di ripopolamento e sostegno ai servizi, realizzare interventi strutturali, introdurre incentivi mirati e misure che facilitino la creazione di nuovi insediamenti produttivi e posti di lavoro al fine di scongiurare il rischio desertificazione.”
Secondo CNA, il futuro delle aree montane e collinari dipende dalla capacità di attrarre persone, competenze e investimenti, trasformandosi da semplici mete turistiche a luoghi dove vivere, lavorare e fare impresa. Un investimento, sottolinea l’associazione, che assume un valore strategico anche per contrastare fenomeni opposti ma altrettanto critici che riguardano le grandi città, come la congestione, l’inquinamento, il caro-abitazioni e l’overtourism.
Montevecchi chiude con un appello alla collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti: “In questo frangente è tanto importante un presidio attivo della Regione a tutela del territorio per contrastare lo spopolamento e la desertificazione produttiva quanto lo è fare rete tra amministratori locali, associazioni e i diversi stakeholder al fine di orientare le scelte migliori e sviluppare sinergie che possano favorire cambiamenti positivi di breve, medio e lungo periodo.”


