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|CNA Rimini: “Il turismo è cambiato, non basta più contare gli alberghi pieni”. Sei proposte per rilanciare la Riviera
Più che giudicare l’andamento dell’estate, bisogna capire come sta cambiando il turismo. È il messaggio lanciato da CNA Turismo e Commercio Rimini, che invita a guardare oltre i numeri della stagione 2026 e a leggere i profondi cambiamenti nelle abitudini dei viaggiatori.
Secondo il presidente Bruno Bianchini, le difficoltà segnalate da numerosi operatori non sono legate a una stagione particolarmente sfavorevole, ma rappresentano il segnale di una trasformazione ormai strutturale del mercato. «Non ci interessa dire di aver avuto ragione – afferma –. Ci interessa comprendere che le criticità evidenziate da molte imprese non sono episodiche, ma il risultato di un cambiamento profondo del turismo».
CNA, che in provincia rappresenta oltre 1.200 imprese tra alberghi, ristoranti, bar, stabilimenti balneari, agenzie di viaggio, commercio e servizi, sostiene che alcuni fenomeni osservati negli ultimi anni siano ormai diventati la normalità: vacanze più brevi, prenotazioni effettuate all’ultimo momento, maggiore attenzione ai prezzi, crescita della clientela straniera e ricerca di esperienze che vadano oltre la semplice permanenza in spiaggia.
Anche la percezione di arenili meno affollati, nonostante buoni livelli di occupazione nelle strutture ricettive, secondo l’associazione trova una spiegazione proprio nell’evoluzione delle abitudini dei turisti. Sempre più visitatori alternano infatti il mare a escursioni nell’entroterra, eventi, attività sportive, esperienze enogastronomiche e visite culturali.

Per CNA il fattore che pesa maggiormente resta però quello economico. «Attribuire l’andamento della stagione soltanto al meteo o al calendario degli eventi sarebbe riduttivo. Il vero elemento di discontinuità è il progressivo calo del potere d’acquisto delle famiglie, che incide sulla capacità di spesa destinata alle vacanze».
Secondo l’associazione, le ferie non vengono eliminate ma ripensate: si riducono i giorni di permanenza, aumenta l’attenzione al budget e il last minute diventa una modalità stabile di prenotazione. Partendo da questa analisi, CNA propone di ripensare anche le politiche di promozione della costa emiliano-romagnola. L’idea è quella di creare una “Sea Valley Emilia-Romagna”, sul modello di altri marchi territoriali ormai consolidati come Motor Valley, Food Valley, Wellness Valley e Cycling Valley.
L’obiettivo sarebbe valorizzare il mare non soltanto come destinazione balneare, ma come sistema integrato capace di mettere insieme turismo, pesca, portualità, Blue Economy, sport acquatici, cultura marinara, gastronomia, mobilità sostenibile e aree naturalistiche.
Per accompagnare questa trasformazione, CNA individua sei priorità: realizzare un osservatorio permanente sulla domanda turistica, creare una cabina di regia che coordini tutta la filiera, sviluppare un piano regionale dedicato alla Sea Valley, sostenere la riqualificazione delle strutture ricettive, investire in strumenti di analisi dei dati e intelligenza artificiale e rafforzare le politiche di destagionalizzazione, puntando in particolare sui mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre.
«La Riviera romagnola – conclude Bianchini – ha sempre saputo rinnovarsi. Oggi non si tratta di difendere un modello del passato, ma di costruire una nuova fase di sviluppo. Il turismo balneare non può più essere considerato una rendita acquisita: servono investimenti, politiche pubbliche e una progettazione condivisa che riportino il mare al centro delle strategie economiche dell’Emilia-Romagna».


