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“A mia figlia con DSA tolte le mappe alla maturità in un liceo del Ravennate”: la lettera di una madre

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una madre che denuncia il mancato utilizzo, durante l’Esame di Stato della figlia in un liceo del Ravennate, degli strumenti compensativi previsti dal Piano didattico personalizzato. Il suo racconto richiama l’attenzione sull’applicazione delle garanzie previste per gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Desidero portare all’attenzione dell’opinione pubblica un episodio che ritengo grave e che riguarda il rispetto dei diritti degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) durante l’Esame di Stato.

La vicenda si è verificata presso un liceo del Ravennate e ha coinvolto mia figlia.

Mia figlia è una studentessa con certificazione DSA ed è destinataria di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), nel quale è espressamente previsto l’utilizzo delle mappe concettuali come strumenti compensativi.

In vista dell’Esame di Stato, le mappe erano state regolarmente predisposte, approvate, firmate e depositate presso la segreteria dell’Istituto secondo la procedura prevista. Per tutto il percorso scolastico mia figlia le ha sempre utilizzate, così come previsto dal suo PDP.

Nonostante ciò, pochi istanti prima dell’inizio della prima prova scritta dell’Esame di Stato, un suo docente le ha ritirato le mappe, impedendole di utilizzare uno strumento compensativo al quale aveva diritto.

Quelle mappe non rappresentavano un favore né una facilitazione concessa discrezionalmente. Erano un diritto riconosciuto dalla normativa e formalmente previsto dal suo PDP.

La loro sottrazione, avvenuta proprio nel momento di maggiore tensione emotiva, ha avuto conseguenze profonde. A mia figlia non è stato semplicemente negato uno strumento compensativo previsto dal suo PDP: è venuto meno, all’improvviso, un supporto sul quale aveva sempre potuto fare affidamento durante l’intero percorso scolastico. Da quel momento ha affrontato la prova in uno stato di forte ansia e disorientamento, con inevitabili ripercussioni non solo sulla prima prova scritta, ma anche sul prosieguo dell’intero Esame di Stato.

Mi chiedo come sia possibile che un docente possa decidere autonomamente di non applicare quanto previsto da un Piano Didattico Personalizzato proprio durante l’esame più importante del percorso scolastico. Se questo può accadere, quale tutela concreta viene realmente garantita agli studenti con DSA?

Il PDP non è una concessione, non è una cortesia e non è una facoltà rimessa alla valutazione personale del singolo insegnante. È uno strumento previsto dalla legge per garantire il diritto allo studio e le pari opportunità degli studenti con DSA. Proprio per questo dovrebbe essere rispettato rigorosamente da tutti i soggetti coinvolti, soprattutto durante un Esame di Stato, quando ogni decisione può incidere profondamente sul rendimento e sul futuro di uno studente.

Come genitore mi sono sentita impotente nel vedere che un diritto formalmente riconosciuto potesse essere disatteso senza alcuna motivazione normativa e proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere maggiormente garantito.

Scrivo perché ritengo che quanto accaduto sia di estrema gravità e non possa rimanere una vicenda privata. Quando non viene rispettato un diritto previsto dalla legge, il problema non riguarda soltanto una famiglia, ma tutti gli studenti con DSA e le loro famiglie.

Per questo motivo desidero che l’opinione pubblica conosca quanto accaduto e che si apra una seria riflessione sul rispetto della normativa a tutela degli studenti con DSA, affinché episodi come questo non possano più ripetersi.

Una madre