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Pavoni di Punta Marina, Ancisi (LpRa): “Sono diminuiti? Serve un nuovo censimento e va rivisto il piano del Comune”
Foto di Deborah Baroni

Dopo mesi di clamori e strepiti, i pavoni di Punta Marina, assurti a dimensioni massmediatiche nazionali ed oltre, sono finiti in sordina, non ne parla più nessuno. Spariti dalle cronache anche locali, sembra quasi che l’amministrazione comunale eviti di occuparsene a fondo in attesa della ripresa autunnale. Nell’assoluta indeterminatezza sul da farsi, al di là del piano generico annunciato dal sindaco, arrivano però continue segnalazioni su una notevole diminuzione, per cause incerte, dei pavoni stessi rispetto al numero tra 115 e 200 rilevato a grandi linee dal censimento pubblicato a metà giugno. Diventa quindi più pressante la richiesta di un nuovo e più attendibile censimento, che di norma, a detta degli esperti, avrebbe dovuto e dovrebbe piuttosto essere effettuato in settembre, come peraltro ha convenuto di fare la Giunta Barattoni.

1) Di qui le domande seguenti. Quali decisioni sono state o si vuole assumere per tale nuovo censimento? A chi, come e a quali condizioni si intende affidarne il programma e la gestione? Con quali tempi di avvio e di conclusione?

Il piano prevede che a Punta Marina rimanga un numero massimo di 50 esemplari, che verrebbero inanellati e monitorati costantemente, mentre tutti quelli in eccedenza sarebbero progressivamente trasferiti in rifugi e santuari idonei, garantendo loro protezione e benessere. Fissato il nuovo realistico numero dei pavoni rimasti, occorrerà quindi riconsiderare l’idea degli spostamenti, che perderebbero di significato qualora fossero pochi quelli rimasti sul territorio. Come riportato dai mass media, l’ornitologo Rosario Balestrieri afferma che: “Nel caso specifico, un contingente residuo di 50 riproduttori adulti possiede il potenziale biotico necessario per giungere nuovamente alla numerosità attuale in pochi cicli riproduttivi. In assenza di un piano continuativo di controllo della riproduzione, attuato mediante l’onerosa localizzazione dei nidi e la successiva azione di rimozione, sostituzione o ‘sterilizzazione’ delle uova, il trend demografico d’incremento vanificherà lo sforzo di contenimento originario”. Appare quindi indispensabile organizzare al meglio la gestione dei pavoni sul territorio, eventualmente con il controllo delle nascite, o comunque con una campagna di educazione e controllo severo delle offerte di alimentazione da parte dei cittadini, che li portano ad aggregarsi in determinati spazi loro favorevoli.

2) Domande conseguenti: Si è deciso e come di procedere in tal senso? Si sono rese disponibili alla collaborazione guardie zoofile e/o associazioni specializzate sul territorio? Sono state almeno contattate? Nel caso si fosse comunque deciso per il trasferimento di una parte dei volatili, sono iniziate verifiche e ispezioni presso eventuali rifugi o singoli disponibili ad accoglierli, evitando in ogni caso zoo e allevamenti? Chi se ne occupa?

Secondo il piano, anche i 50 esemplari che rimarrebbero sul territorio sarebbero spostati, nel medio-lungo periodo, in una nuova area boschiva alle spalle del paese, ora inesistente, creata appositamente per ospitarli, così da allontanarli dal centro abitato e tutelarli. Questa soluzione ha trovato tutti discordi, perché si tratterebbe solo di allestire un pollaio a cielo aperto da cui i pavoni uscirebbero velocemente in volo alla ricerca di quanto abbisognano, andando a colonizzare zone dove trovino ciò che serve loro per vivere. Così si tornerebbe al punto zero.

3) Ovvia la domanda conclusiva. Il sindaco conviene di rinunciare a questa iniziativa, concentrandosi piuttosto sulla messa a punto ottimale delle restanti opzioni di cui sopra?

Alvaro Ancisi, Capogruppo di Lista per Ravenna