Tari, la sindaca Elena Zannoni: “Il Pef non è un voto politico: rappresenta il costo del servizio”
Dopo il confronto in consiglio comunale sulla Tari, la sindaca di Lugo Elena Zannoni interviene con un lungo post sui social per spiegare le ragioni degli aumenti, il funzionamento del Piano economico finanziario (Pef) e le azioni che i Comuni stanno portando avanti per cercare di contenere il costo del servizio.
La sindaca parte da un confronto con il resto del Paese. «In Emilia-Romagna abbiamo sempre avuto tasse e tariffe rifiuti piuttosto basse rispetto alle medie italiane. Oggi la media nazionale del costo a famiglia è 340 euro, quella regionale 284 e quella della provincia di Ravenna 261. L’Emilia-Romagna è la sesta regione per economicità della tariffa ma la terza per livello di raccolta differenziata. Nelle regioni in cui si spende di più si va anche oltre la media di 400 euro. Il livello di raccolta è il terzo migliore in Italia, con il 77,1%».
Entrando nel dettaglio delle province, Zannoni osserva che «la più economica è Cesena, con 246 euro a famiglia e una raccolta differenziata superiore all’83,5%. La più costosa è Ferrara con 341 euro, ma con un’eccezionale raccolta differenziata, pari all’87,6%. Ravenna è terza per economicità ma sotto la media regionale con il 76%. Forlì, che pure ha cambiato sistema, spende in media quattro euro a famiglia più di noi».
Secondo la sindaca, l’aumento della Tari è legato all’incremento dei costi del servizio. «La tariffa cresce perché è un servizio che si basa su una raccolta capillare: molta manodopera, molti mezzi, molti servizi extra dati anche gli abbandoni e una qualità del differenziato non particolarmente alta, quindi poco redditizia. Se pensiamo al servizio di raccolta che si basa su mezzi di medie dimensioni, ci dovrebbe venire subito in mente che il gasolio è aumentato del 30,2% in un anno. Su questo, per esempio, ci si aspetterebbe una protesta altrettanto baldanzosa».
Nel suo intevento la sindaca replica anche alle critiche emerse durante il consiglio comunale. «L’opposizione giustamente fa l’opposizione e afferma che gli aumenti sono ingiustificati, il servizio è pessimo e avremmo dovuto votare contro il Pef, che sostanzialmente rappresenta il costo dei servizi erogati e costituisce la base di partenza per definire le nuove tariffe. Però, al momento, non è dato sapere quale sia la soluzione alternativa per mantenere questo livello di raccolta differenziata e pagare meno».
Zannoni spiega quindi perché tutti i sindaci della provincia abbiano espresso parere favorevole al Piano economico finanziario. «I sindaci della provincia di Ravenna hanno espresso preoccupazione e disagio sia rispetto alla necessità di votare un Pef molto corposo avendo solo pochissimo tempo per esaminarlo, sia per i continui aumenti e il costo del servizio. Tuttavia abbiamo votato in consiglio locale il Pef con un parere obbligatorio ma non vincolante, che poi è stato confermato in consiglio d’ambito».
«Perché non ci siamo opposti – chiarisce la sindaca – ? Perché il Pef rappresenta il costo del servizio e non abbiamo ragione di dubitare che i dati siano reali. Non è previsto un voto di opinione: si votano numeri e, se corrispondono al costo del servizio, si vota a favore oppure si discutono. La Tari è la conseguenza del Pef: se non votiamo il Pef il gestore può rivolgersi ad Arera, l’autorità di regolazione delle tariffe, che ha come riferimenti indicatori più alti».
Zannoni annuncia poi che il confronto con Atersir e con Hera è già in corso. «Come sindaci stiamo lavorando all’interno di Atersir per discutere modifiche al servizio che possano semplificare la vita ai cittadini e contemporaneamente ridurre i costi. Da Hera, che può contare su un appalto con una serie di paletti, c’è stata comunque una parziale apertura».
Uno dei passaggi più lunghi riguarda la scelta di eliminare la distribuzione dei sacchetti. «Parto dal fatto che era un servizio molto criticato, dato che i sacchetti spesso erano di scarsa qualità. Quando nei mesi scorsi abbiamo esaminato i costi del Pef, incidevano quasi del 2%. Ora, se vi pare che un servizio giudicato scadente, che va a vantaggio solo di quelli che vanno a ritirare i sacchetti e non di tutti gli altri, debba incidere così tanto, allora ho sbagliato perché anche io ho votato per toglierli. I sacchetti li pagavamo prima e li paghiamo anche oggi, in modo diverso».
Infine la sindaca indica le priorità sulle quali i Comuni intendono lavorare nei prossimi mesi. «Le cose da fare sono diverse: semplificare il servizio, anche se non possiamo pensare a un ritorno ai cassonetti della differenziata ovunque; tagliare le attività non necessarie; esaminare le singole problematiche e gestire i processi di cambiamento, pur nei limiti di una gara a cui Hera deve attenersi; formare i cittadini a differenziare meglio, perché questo inciderà ancora di più con il passaggio alla tariffa corrispettiva puntuale; e ridurre evasione e abbandono dei rifiuti. Se paghiamo tutti, paghiamo meno».


