allarme scuola
La denuncia di Cgil: organico ATA, autorizzato solo 30% dei posti necessari, scuola continua a vivere di precarietà
Monica Ottaviani Segretaria Generale FLC CGIL Emilia Romagna denuncia che “le immissioni in ruolo complessivamente autorizzate a livello nazionale sono 12.284 su 33.981 posti vacanti. Una manciata. Decisamente insufficienti a garantire una scuola stabile e ordinata fin dal primo giorno. I posti autorizzati per il personale Ausiliario Tecnico Amministrativo in Emilia Romagna restano largamente insufficienti rispetto ai bisogni reali delle scuole. A fronte di oltre 3.100 posti disponibili, sono state autorizzate appena 1.131 assunzioni: poco più di un terzo del fabbisogno effettivo. Ne mancano all’appello 2010!”
Questi i dati del ministero che parlano chiaro: su 2.000 posti disponibili per i collaboratori scolastici le immissioni in ruolo saranno 785; per gli assistenti amministrativi 232 su 740 posti; per gli assistenti tecnici 61 su 266; per i funzionari (ex DSGA) appena 50 assunzioni a fronte di 102 disponibilità.
Una situazione, quella del personale ATA che assumerà contorni ancora più pesanti quando – secondo la Cgil – a breve l’USR, per far funzionare le scuole, sarà costretto ad autorizzare numerosi posti in organico di fatto (abitualmente oltre 2000).
“Il risultato è un sistema scolastico – afferma Monica Ottaviani segretaria generale FLC CGIL Emilia-Romagna – che continua a poggiare sul lavoro precario, instabile, spesso povero con pesanti ricadute sia sulle condizioni di lavoro del personale sia sulla qualità del servizio offerto agli studenti.”
La FLC CGIL Emilia Romagna ribadisce “la necessità di un piano straordinario di stabilizzazione che trasformi in posti di organico tutti quelli realmente necessari al funzionamento delle scuole. Non possiamo accettare che dopo le reiterate condanne della Corte di Giustizia europea per abuso di contratti a termine – continua Ottaviani – lo Stato continui a mantenere un precariato che rasenta o supera il 30%. La scuola pubblica ha bisogno di personale stabile, non di un precariato permanente che, anno dopo anno, continua a essere la risposta ordinaria ai bisogni strutturali del sistema di istruzione.”


