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Francesca Gnudi, Direttrice SPP Ausl Romagna: la violenza fisica al Pronto Soccorso resta un caso raro, ma servono più Forze dell’Ordine

Mercoledì 5 agosto abbiamo registrato l’ennesimo episodio di violenza perpetrata all’interno di un Pronto Soccorso: parliamo di quello di Ravenna, dove un italiano (lo precisiamo ad uso dei fan delle bandiere nazionali pronti a scattare se si tratta di un non italiano e sempre più indulgenti quando il reprobo di turno indossa il tricolore) in stato di forte alterazione ha preso a pugni un’infermiera. 

Di questo episodio e della situazione in generale parliamo con Francesca Gnudi, Direttrice del SPP Servizio Prevenzione e Protezione dell’Ausl Romagna.

L’INTERVISTA

Dottoressa, ci può spiegare che cosa è accaduto nello specifico ieri mattina 5 agosto al Pronto Soccorso di Ravenna?

“A seguito dell’invito da parte dei sanitari di accomodarsi per una serie di accertamenti di rito legati all’uso o abuso di sostanze stupefacenti, un paziente ha reagito scagliandosi contro gli operatori in modo violento. Ha colpito un’infermiera con pugni, provocandole lesioni e un infortunio vero e proprio. Poi sono state chiamate le Forze dell’Ordine che sono riuscite a neutralizzare l’aggressore, in evidente stato di alterazione”.

In un comunicato sindacale di oggi, 6 agosto, Cisl FP Romagna riporta alcuni dati poco rassicuranti. Dice che nel 2025 in tutto il territorio dell’Ausl si sono registrati ben 539 episodi del genere, con un aumento dell’8,2% rispetto al 2024. Le risultano questi dati?

“Qui occorre distinguere fra violenza verbale, danneggiamenti e violenza fisica. I casi di violenza fisica con aggressione all’operatore, come quello di ieri, sono rarissimi, è bene precisarlo. E non mi risultano in aumento. Invece abbiamo molte più segnalazioni di violenze verbali e danneggiamenti all’ambiente sanitario. La violenza fisica è una rarità, anche perché gli operatori sanno generalmente come comportarsi e come prevenire certe situazioni. In quest’ultimo caso c’è stata una reazione improvvisa del paziente, evidentemente, che ha colto di sorpresa l’infermiera non dandole tempo di prendere le misure del caso. In genere gli operatori riescono a leggere l’aggravarsi della situazione, a proteggersi o a chiamare le Forze dell’Ordine.”

L’Ausl da tempo ha attivato un servizio di vigilanza affidato a un istituto di guardie private, per proteggersi. Quante guardie giurate ci sono in servizio a Ravenna?

“Nel presidio sanitario di Ravenna sono in servizio due guardie giurate, di cui una praticamente fissa al Pronto Soccorso. Ma il ruolo delle guardie giurate non è, né può essere quello di vigilare sulla incolumità fisica del personale; è quello di tutela del patrimonio ambientale e della struttura. Certo la presenza delle guardie giurate è un elemento di dissuasione, un deterrente, e inoltre esse collaborano con le Forze dell’Ordine, sono in collegamento costante, e bene o male aiutano nelle situazioni limite. In ogni caso, da contratto le guardie giurate non sono tenute a garantire l’incolumità fisica, che spetta alle Forze dell’Ordine.”

Avete un presidio fisso delle Forze dell’Ordine all’interno dell’Ospedale e in particolare del Pronto Soccorso?

“Un presidio è assicurato – grazie a un protocollo d’intesa siglato fra Ausl Romagna e Prefettura – almeno nelle ore diurne, dalle 8 del mattino alle 20 della sera. Ma il presidio non è collocato presso il Pronto Soccorso.”

Dunque se il presidio c’è – e non a tutte le ore – ma non è collocato al Pronto Soccorso, l’intervento non sempre può essere tempestivo. O sbaglio?

“In effetti non può essere sempre immediato. Ci vuole il tempo necessario perché gli agenti siano avvisati anche per via telefonica e raggiungano il punto di crisi.”

Quindi, quando parliamo di garantire l’incolumità del personale e degli utenti, gli strumenti giuridici per intervenire sono nelle mani di polizia e carabinieri, o comunque delle Forze che fanno capo al Prefetto. 

“Sostanzialmente è così.”

Con le Forze dell’Ordine, a livello di Comitato provinciale per la Sicurezza che fa capo al Prefetto, avete chiesto di rafforzare la presenza di polizia e carabinieri dentro l’ospedale?

“È una richiesta che la nostra azienda sta facendo da tempo e continuerà a fare. Poi non posso dire altro, perché non sta a me dare le risposte che spettano ad altri organi competenti. Il problema comunque del rafforzamento del presidio esiste ed è stato sollevato.”

Il personale esprime preoccupazione e disagio rispetto a questi episodi.

“Sì, c’è preoccupazione e c’è fatica. I Pronto Soccorso di Rimini e Ravenna durante il periodo estivo sono particolarmente carichi. Il tessuto sociale è modificato, così come la tipologia di accessi al Pronto Soccorso è modificata. Le dipendenze da sostanze e alcol sono in netto aumento, sono in netto aumento gli accessi di persone che hanno subito violenza, aggressioni, vittime di risse, di homeless, o comunque in situazioni sociali di disagio e fragilità. È un’utenza che ha bisogno e a cui siamo tenuti a dare una risposta. Ma è una tipologia di utenti che richiede un carico emotivo e di energie superiore al normale per il nostro personale.”

Rispetto al fatto che la società si è fragilizzata e incattivita non esiste una risposta semplice.

“Esatto. Per quanto noi possiamo trovare misure strutturali, l’impatto sugli operatori c’è. Anche su questo versante prendiamo misure come il laboratorio di supporto al disagio, azioni formative e di prevenzioni per gli operatori più esposti. Ma i problemi restano.”

Quindi quando parliamo di prevenire il disagio non parliamo di fuffa, ma di un qualcosa di essenziale per evitare che poi tutti i problemi si scarichino su un terminale delicato come il Pronto Soccorso?

“Esattamente.”

La nuova struttura del Pronto Soccorso di Ravenna appena ammodernato e ingrandito aiuta in questo senso?

“In termini di spazio e di possibilità di gestione dei pazienti e della casistica certo sì. Sicuramente c’è un miglioramento per tutti. Poi però lo spazio è più ampio e quindi servirebbe anche un maggiore presidio.”