Legambiente assegna i premi “Parchi Emissioni Zero 2026”: c’è anche il parco dell’Appennino Tosco Emiliano
FestAmbiente 2026 il festival nazionale di Legambiente a Rispescia (Gr) ha assegnato 5 riconoscimenti per il Premio “Parchi Emissioni Zero” alle migliori buone pratiche nate nelle aree protette e realizzate da enti gestori, istituzioni, imprese e operatori locali che spingono territori verso la neutralità climatica entro il 2040. Per la Gestione sostenibile delle foreste e delle filiere forestali il riconoscimento spetta al Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, per aver ottenuto la doppia certificazione internazionale FSC e PEFC per la Gestione Forestale Sostenibile e i suoi Servizi Ecosistemici.
Le esperienze dei premiati raccontano un’Italia dei Parchi virtuosa, che viaggia però a velocità doppia rispetto al Governo. Legambiente denuncia come la lottizzazione politica degli incarichi negli enti di gestione, la carenza di competenze e i continui tagli — da ultimo la riduzione del 23% del fondo per i parchi e le aree marine protette praticato dal MASE per finanziare le accise sui carburanti — abbiano ridotto i Parchi a semplici gestori di piccoli poteri locali, azzerandone il peso strategico. Senza risorse adeguate né strumenti di prevenzione e adattamento alla crisi climatica, le aree protette restano paralizzate dalla burocrazia e dai continui ricorsi al TAR per le nuove istituzioni come accaduto per il Matese prima, per gli Iblei e la Costa Teatina dopo, senza pronunciare contrarietà di fronte alla deregulation della caccia e senza strumenti per fronteggiare la piaga degli incendi che le tiene in costante stato di allerta. Secondo i dati aggiornati da Legambiente del suo report “Italia in fumo” dal 1° gennaio al 5 agosto 2026 oltre il 30% degli 80.325 ettari di territorio andati in fumo interessano le aree protette, con danni all’ecosistema e alla biodiversità; e l’87% dei terreni bruciati dai roghi sono concentrati nelle regioni del sud e le isole, con ferite che si riaprono in aree di pregio come il Parco nazionale del Pollino e del Gargano.
Di fronte a questo quadro, Legambiente chiede al Governo un’immediata inversione di rotta, restituendo la centralità ai Parchi, con investimenti mirati sulla prevenzione, piani forestali integrati e strategie di adattamento climatico. Altro appello, rivolto alle aree protette, è di dotarsi di un Piano d’azione #NetZero: una strategia condivisa per accompagnare le comunità e le imprese locali a essere più virtuose e sostenibili, promuovendo l’azzeramento delle emissioni tramite la bioeconomia circolare, lo sviluppo delle energie rinnovabili, il modello Rifiuti Zero (Zero Waste), l’agroecologia, la gestione forestale sostenibile e la mobilità sostenibile.
Stefano Ciafani, presidente di Legambiente dichiara: “Con il premio Parchi Emissioni Zero e le buone pratiche premiate oggi dimostriamo che le aree protette italiane sono già capaci di esperienze straordinarie: dagli acquisti verdi alla gestione forestale sostenibile, fino alla mobilità dolce e all’agroecologia. Ma occorre che i Parchi riacquistino la centralità che meritano nelle politiche nazionali. Per questo chiediamo al Governo risorse adeguate, investimenti in prevenzione e politiche di adattamento alla crisi climatica, per fermare le principali minacce che oggi rendono inermi i nostri territori, a partire dall’emergenza incendi”.
Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, aggiunge: “I Parchi sono motori di sviluppo del Paese e sono la nostra “banca della biodiversità”, dove la tutela dell’ambiente genera lavoro, innovazione e resilienza delle comunità e dei territori. Di fronte all’emergenza roghi e alla crisi climatica, le aree protette devono rivendicare un protagonismo assoluto, prendendo per mano la prevenzione dei rischi e l’adattamento ai cambiamenti climatici dei territori. Ogni area protetta si deve dotare di un Piano d’azione #NetZero, candidandosi a leader della transizione ecologica: una guida strategica per comunità e imprese locali per azzerare le emissioni e trasformare la sostenibilità in un modello economico vincente, tra rinnovabili, bioeconomia circolare, agroecologia, gestione forestale sostenibile e mobilità dolce.”


